<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584</id><updated>2011-10-11T04:09:39.515+02:00</updated><title type='text'>Diario della crisi finanziaria</title><subtitle type='html'>Analisi quotidiana della piu' grave crisi di liquidità dal secondo dopoguerra.
            edited by Marco Sarli</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>878</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6590533551609309807</id><published>2011-07-13T10:04:00.000+02:00</published><updated>2011-07-13T10:05:12.851+02:00</updated><title type='text'>Le conseguenze economiche di Silvio Berlusconi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ora che l'Italia è sotto l'attacco della speculazione internazionale, credo sia il caso di ripubblicare le dieci puntate che ho dedicato nel 2009 alle conseguenze economiche dell'avventura politica dell'imprenditore milanese.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;*&lt;br /&gt;Uno dei libri più belli e più animati da una grande passione civile che mi sia capitato di leggere è certamente The Economic Consequences of the Peace scritto da John Maynard Keynes nel 1919, all’indomani del suo polemico abbandono dei lavori della Conferenza di Pace di Versailles che poneva fine a quella mattanza di massa che era stato il primo conflitto mondiale, un testo da lui scritto per protestare contro le assurde pretese degli alleati nei confronti della Germania sconfitta, pretese che contrastavano nettamente con gli impegni previsti nell’atto di resa e che crearono le condizioni più adatte all’avvento del nazionalsocialismo dopo il disastro iperinflattivo che aveva caratterizzato la Repubblica di Weimar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur avendolo eletto a mio punto di riferimento principale per orientarmi tra gli alti marosi della tempesta perfetta in corso da oltre un anno e mezzo, confesso che credo che nessun economista sia stato tirato tanto spesso in ballo attribuendogli, nella maggior parte dei casi, idee che lo stesso Keynes avrebbe giudicato quanto meno alquanto sballate e, soprattutto e cosa per lui molto più importante, molto poco basate sulla logica formale, uno strumento di cui era talmente dotato da far dire a Bertrand Russell che era molto impegnativo discutere con lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’accingermi a scrivere una serie di puntate del Diario della crisi finanziaria espressamente dedicate alle conseguenze economiche di Silvio Berlusconi, avrò come riferimento proprio quella passione civile che caratterizzò il mai troppo compianto economista inglese, non solo nella redazione dell’opera citata di sopra, ma anche nel secondo libro dedicato al trattato di pace, in Can George Lloyd Do It? e in numerosi articoli e discorsi raccolti nelle Collected Writings of John Maynard Keynes, anche se mi rendo perfettamente conto del fatto che l’argomento che ho scelto difficilmente susciterà le reazioni provocate da opere che intervenivano su scelte di portata storica e che divisero profondamente l’opinione pubblica mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è a tutti noto, dopo un passato imprenditoriale di sicuro successo, seppur caratterizzato da alcune ombre legate agli esordi, Silvio Berlusconi decise di impegnarsi in prima persona nell’agone politico in una fase in cui i partiti storici della cosiddetta prima repubblica andavano letteralmente in frantumi sotto l’onda di sdegno popolare suscitato dalle inchieste del pool di Mani Pulite, un fenomeno di rigetto che travolse i cinque partiti di maggioranza, incrinò l’immagine dell’allora Partito Comunista Italiano, mentre lasciò più o meno intatta la forza dell’allora Movimento Sociale Italiano e della Lega Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Utilizzando in modo molto abile gli strumenti della comunicazione televisiva, anche ma non solo a partire dalle tre reti di cui disponeva e dispone, la forza della rete dei venditori degli spazi pubblicitari di Mediaste, slogan semplici ma efficaci e un jingle molto accattivante, conquistò nel 1994 la sua prima vittoria elettorale e diede vita a un governo che durò soltanto pochi mesi, rifacendosi poi nelle elezioni del 2001 e in quelle del 2008, entrambe vinte con largo margine, mentre venne sconfitto da Romano Prodi sia nel 1996 che nel 2006.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come afferma tra le righe l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, al di là di un modo molto naif di intendere la politica, caratteristica peraltro molto più apparente che reale, il politico Berlusconi proviene da uno schieramento di sicura e provata fede atlantica, di indiscusso anticomunismo, uno schieramento caratterizzato dal proliferare di organizzazioni più o meno segrete come gladio, la loggia massonica Colosseum e la successiva loggia Propaganda 2, della quale Berlusconi fece parte al pari di numerosi esponenti del partito da lui fondato quando sembrava ineluttabile la vittoria delle sinistre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scontro tra questo schieramento atlantico e il molto composito fronte che potremmo, in estrema sintesi e con qualche forzatura, definire europeista dura oramai da sessanta anni e ha condizionato in misura fortissima lo sviluppo dell’economia italiana, soprattutto per quanto riguarda la finanza, la grande impresa privata e le cosiddette partecipazioni statali, mentre scarso, se non nullo, interesse veniva dedicato alle imprese di medie, piccole e piccolissime dimensioni che costituiscono il carattere distintivo dell’economia del nostro paese, forse l’unico al mondo ad avere un esercito di milioni di imprenditori su una popolazione che non arriva a sessanta milioni di abitanti, per non parlare di quello sterminato numero di partite IVA che sono più assimilabili agli imprenditori che ai lavoratori dipendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sommati assieme, imprenditori e lavoratori autonomi presentano dimensioni non troppo lontane da quella rappresentata dai lavoratori dipendenti, una caratteristica forse unica tra i paesi europei, ma che assume caratteristiche ancora più particolari ove si tenga conto del fatto che molti lavoratori dipendenti svolgono, in modo palese o meno, attività di carattere imprenditoriale o autonomo sia in agricoltura che in altri settori dell’attività produttiva, una circostanza che spiega l’estrema labilità dei confini tra le classi sociali in Italia e che crea una base sociale molto più ampia di quanto emerge dai dati ufficiali per il messaggio politico berlusconiano, un messaggio molto in sintonia con il sentire comune di questo esercito di imprenditori un po’ “fai da te”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi scuso per la lunga premessa, ma credo proprio che questa stratificazione sociale molto poco ‘europea’ della società italiana costituisca una delle ragioni meno esplorate del successo della solo apparentemente semplicistica formula berlusconiana che vede uno Stato poco o punto invadente, soprattutto sul piano di quelle pretese fiscali che fanno venire l’orticaria la popolo delle partite IVA e a quei piccoli imprenditori che non possono permettersi costosi fiscalisti, quali, a solo titolo di esempio, il per la terza volta ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti. (il seguito a domani)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la sola analisi della particolare stratificazione sociale che caratterizza l’Italia spiegherebbe solo in parte la radicale mutazione dell’orientamento politico ideologica della maggioranza degli italiani, ove non venisse opportunamente integrata da un’analisi della collocazione geografica del fenomeno stesso, che, come è oramai largamente noto, è incentrato nelle regioni del Nord, con particolare riferimento a quelle del Nord Est e a una parte importante della Lombardia, ma attecchisce sempre di più in Emilia Romagna e in parti non marginali di quelle che un tempo erano considerate le regioni ‘rosse’, caratterizzate da un modello sociale ed economico altrettanto anomalo rispetto al modello prevalente europeo, seppur con la presenza di elementi solidaristici e culturali molto più forti di quelli presenti del Nord inteso in senso stretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può ironizzare quanto si vuole sugli aspetti folcloristici e chiaramente demagogici di quel movimento a suo tempo ideato dal politologo Gianfranco Miglio e guidato da un personaggio assolutamente originale quale è Umberto Bossi, ma sarebbe molto errato non comprendere che quello stesso movimento ha letteralmente scardinato in larga parte delle regioni settentrionali, partendo dagli interessi materiali di larga parte della popolazione, gli schemi classici destra-centro-sinistra che, a cavallo del cambio di millennio, erano ancora pienamente operanti nel resto del Belpaese, anche se è altrettanto vero che è solo dopo l’alleanza strategica con Berlusconi, quella del 2001 non quella del 1994, che vede la sua nascita quel partito del Nord che inizia a essere l’asse portante dello schieramento di centro-destra al punto di costringere la componente di destra, pena la certa marginalizzazione, ad aderire al progetto del partito unico che, non del tutto a caso, consente alla Lega non solo di non aderire, ma anche di mantenere piena libertà di movimento, più o meno corsaro, anche quando, con la schiacciante vittoria delle elezioni del 2008, si formerà il nuovo governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradossalmente, l’unico esponente del centro-sinistra che ha capito sino in fondo la mutazione genetica che stava avvenendo non solo nel Nord, ma anche in una parte significativa delle regioni del Centro, è stato proprio Romano Prodi, l’unico peraltro, ad avere sconfitto due volte Berlusconi, anche se la seconda di strettissima misura, ma che, per ragioni che qui sarebbe troppo lungo spiegare, non è riuscito a intercettare le ragioni profonde di quel cambiamento, avendo prima la missione dell’ingresso nell’euro e poi dovendo accettare, come elemento di garanzia, la presenza quale ministro dell’Economia, di un burocrate a 24 carati quale era e resta Tommaso Padoa-Schioppa, circostanze che per due volte lo hanno trasformato in un novello San Sebastiano, trafitto più dalle frecce scagliate dagli amici che dall’incessante fuoco alzo zero dei nemici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, il capolavoro di Berlusconi quale elemento di punta degli atlantici di provata fede e dell’applicazione pratica e capillare dell’ideologica antieuropeistica e anticentralistica di Gianfranco Miglio effettuata da Umberto Bossi è stato quello di intercettare la pancia dei lavoratori autonomi e di quei milioni di imprenditori di ogni ordine e grado esclusi dal salotto buono di Mediobanca e di quella che un tempo veniva considerata la Galassia del Nord che riuscivano ad avere come interlocutori i partiti di maggioranza e il maggiore partito di opposizione nella prima repubblica, il Partito Comunista Italiano, interlocutori che, al di là di qualche incidente di percorso, sono sempre stati proni alle esigenze del capitalismo delle grandi famiglie, pur elargendo sostanziose mance a larghi strati della popolazione italiana, attraverso il proliferare di provvedimenti assistenziali che hanno del tutto scassato i conti pubblici, contribuendo a creare quella voragine del debito pubblico che ha poi fatalmente portato a quelle politiche di rigore forse inevitabili ma che hanno favorito, nelle produzioni maggiormente produttive, l’insofferenza radicale sia di quanti ne venivano colpiti, sia di quelli che non pagavano né le sovrattasse, né le tasse, ma che temevano di essere prima o poi colpiti dal progressivo affinamento delle capacità di accertamento del fisco!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questa è la base sociale dell’asse strategico Berlusconi-Tremonti-Bossi, è abbastanza facile capire le linee di una politica economica che sarebbe altrimenti del tutto incomprensibile, almeno alla luce dei criteri seguiti nei maggiori paesi dell’Unione Europea, una politica economica e fiscale che ha come obiettivo principale la creazione di un blocco dei produttori e dei lavoratori autonomi in grado di sostituire il capitalismo delle grandi imprese che, non a caso, non ricevono le stesse attenzioni loro dedicate da Gordon Brown, da Nicholas Sarkozy o da Angela Merkel e che, anzi, vengono aiutate solo quel tanto che basta per non mettere in ginocchio l’estesa filiera dei loro fornitori, che in larga parte sono appartenenti della prima ora del nuovo blocco sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il banco di prova del nuovo approccio la si è avuta con l’apparentemente folle opposizione strenua al salvataggio di Alitalia da parte dell’unico pretendente in corsa, l’Air France-KLM, attraverso la costituzione di un gruppo di imprenditori non troppo conosciuti dal grande pubblico e poco attenzionati dalla stampa più o meno specialistica che hanno dato via, grazie all’impegno profuso dal Chief Executive Officer del gruppo Intesa-San Paolo, Corrado Passera, alla CAI prima e all’acquisizione di parte delle attività di Alitalia poi, per poi aprire le porte alla sconfitta Air France che, alla fine dei giochi e tra qualche anno, spenderà la stessa cifra prevista in partenza, ma che ne dovrà corrispondere la parte più rilevante non allo Stato o ai creditori della vecchia compagnia di bandiera, ma ai molto lungimiranti capitani coraggiosi che hanno avuto il merito di credere alla visione di Silvio, un capolavoro che non sarebbe riuscito neanche alle oggi tanto vituperate Investment Banks e che vede i cittadini chiamati a pagare qualcosa come 3-4 miliardi di euro pronti, almeno stando ai sondaggi, a incrementare il consenso verso l’attuale governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le ambizioni del citato asse strategico non si fermano certo a quella ventina di imprenditori, che scommetto avranno anche ottimi ritorni all’Expo e dintorni, puntando a creare un blocco di centinaia di imprenditori di riferimento che, a loro volta, divengano il volano di altre attività di minori dimensioni, un progetto, però, che per marciare appieno ha bisogno non solo di appalti e commesse, ma anche di un sostanzioso e costante sostegno dal sistema creditizio, il che appare perlomeno difficile nell’attuale contesto di crisi finanziaria e che richiede, quindi, l’inderogabile necessità di mettere le mai e/o condizionare pesantemente le scelte almeno dei primi cinque grandi gruppi creditizi, cosa in larga parte già riuscita con riferimento al gruppo Intesa-San Paolo, in particolare dopo l’uscita del poco omogeneo, anche per motivi familiari, Pietro Modiano, ma che richiede opportuni interventi in Unicredit Group, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e UBI Banca, interventi che non possono solo basarsi sui finalmente approvati e molto onerosi Tremonti Bonds, ma richiedono anche qualcosa di cui parlerò nella puntata di domani!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’approccio di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti allo strategico snodo rappresentato dal credito è stato da me illustrato in decine di puntate del Diario della crisi finanziaria, ma credo che sia necessario osservare le mosse dell’ibrido Bermonti da un’ottica leggermente diversa se si vuole comprendere il nesso tra la loro posizione sul controllo, diretto o indiretto non fa, in realtà, grande differenza, di quella parte del settore bancario italiano costituita dai primi cinque gruppi creditizi, che hanno accorpato, nell’arco di un quindicennio, centinaia di istituti di ogni dimensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le fragilità e i ritardi dei primi cinque gruppi bancari italiani, rinvio alle cinque puntate del Diario della crisi finanziaria apparse nel mese di luglio del 2008, anche perché è proprio da questi ritardi e da queste fragilità che è possibile comprendere più agevolmente le ragioni della facilità con la quale Giulio Tremonti è riuscito a mettere sotto scacco i vertici di conglomerati che, messi tutti assieme, presentano un totale dell’attivo di dimensioni mostruose, ma che, sul piano dell’influenza politica sono poco più che dei nani, anche perché gran parte degli attuali esponenti di vertice sono visti, a torto o a ragione, come facenti parte di quel complesso finanziario-industriale che non solo si è pervicacemente rifiutato di riconoscere aspetti positivi e condivisibili nella filosofia economica implicita alla strategia politica incarnata da Silvio Berlusconi quale elemento di punta dello schieramento delineato nelle puntate precedenti, ma avrebbe anche costituito la sponda di quella parte dello schieramento politico avverso che è largamente influenzata dal ‘nemico’ numero uno Carlo De Benedetti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima preda nella vorticosa campagna acquisti di Bermonti nel settore bancario è stata certamente rappresentata da Corrado Passera, uno dei due ex enfante prodige della finanza italiana, reo, peraltro, di aver intrecciato parte della sua esperienza professionale con lo stesso De Benedetti sino all’epoca della rottura consumatasi per ragioni che rimangono ancora del tutto oscure, che sembrava sulla via dell’uscita anche dal mega gruppo che aveva attivamente contribuito a costruire nella terza fase del processo di ristrutturazione del sistema creditizio italiano, grazie alla pressoché fulminea conquista del San Paolo-IMI, mentre nel carniere di Intesa era già finito in precedenza un pezzo di pregio quale la Banca Commerciale Italiana, orridamente smembrata e scomparsa perfino dal logo della banca acquirente (non credo sia il caso di ricordare come la Comit sia stata l’emblema storico della finanza laica e la Cariplo, elemento aggregante di Intesa, sia stata da tempo immemorabile un feudo della finanza cattolica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’acquisizione di Passera è avvenuta nel pieno della campagna elettorale, quando, l’entrata a gamba tesa effettuata dall’allora leader dell’opposizione, ma accreditato come sicuro vincitore delle elezioni, sulla trattativa in corso tra le nove sigle presenti in Alitalia e l’amministratore delegato dell’acquirente Air France-KLM, lo chiamò esplicitamente in causa, non provocando, come sarebbe stato doveroso da parte di un banchiere, un’esplicita smentita, bensì molto eloquenti ammiccamenti che fecero aumentare gli storici mal di testa del suo presidente, Giovanni Bazoli, amico e sostenitore di Romano Prodi, una scelta di campo che ribaltò i rapporti di forza tra l’amministratore delegato e il presidente e che, a vittoria elettorale certificata, diede luogo al conferimento allo stesso Passera del ruolo di Advisor ufficiale del Governo nella straordinaria procedura di vendita della compagnia di bandiera alla ventina di imprenditori volenterosi capitanati da un altro ex compagno di avventura di De Benedetti, quel Roberto Colaninno che, qui si è toccato il massimo della perfidia, era ed è anche padre di quel Matteo che è ministro ombra dello sviluppo economico per il partito democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo schieramento è divenuto poi sistemico con la vittoria di Passera nei confronti del suo vice acquisito in uno con Il San Paolo-IMI, quel Pietro Modiano che, alla guida della cosiddetta Banca dei Territori, non aveva affatto demeritato e che aveva come supporter niente di meno che il presidente del consiglio di gestione, Enrico Salza, e non era certo inviso al presidente del Consiglio di Sorveglianza, il già citato Bazoli, ma che doveva in ogni modo essere defenestrato per ragioni di ordine interno ed esterno alla banca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Travolto dagli alti marosi della tempesta perfetta in corso e dalle sue stesse scelte gestionali in merito, all’acquisizione di Hipoverein con annesse province orientali, di Capitalia con i suoi cronici guai, dell’espansione autonoma nei paesi dell’Europa dell’Est, Alessandro Profumo ha cercato in ogni modo di risalire la china derivante dal chiaro non gradimento di Bermonti, sia riannodando i rapporti più che consumati con il rivale Passera, sia aprendo con sollecitudine a tutti o quasi gli input provenienti da Via XX Settembre e Palazzo Chigi, ma tutto ciò non servirà, con ogni probabilità, a salvargli la poltrona, quando e se verrà deciso che non servirà più a fare da bersaglio delle invettive Tremontiane e a fare da catalizzatore delle inquietudine degli azionisti, fondazioni bancarie in primis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saltati, per molto improbabili ragioni familiari, gli amministratori delegati del Banco Popolare e di UBI Banca, Fabio Innocenzi e Giovanni Auletta Armenise, inchiodata dalla lettera circolare di Tremonti la un tempo poco meno che onnipotente Fondazione Monte dei Paschi di Siena alle proprie responsabilità, a Bermonti non resta che sedersi sulla classica riva del fiume per attendere il passaggio dei più o meno odiati nemici, quelli, per intendersi, che, quando non andavano alle adunate di categoria in quel di Siena per ascoltare il verbo di Massimo d’Alema, si favoleggia mandassero il certificato medico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il dettagliato e insidioso questionario contenuto nella già menzionata lettera circolare di Tremonti a ‘tutte’ le fondazioni di origine bancaria ha anche lo scopo di ammorbidirne, e di parecchio, le posizioni in merito a quello che è in realtà il vero pilastro dell’architettura prossima ventura del sistema bancario italiamo, quella Cassa Depositi e Prestiti, amministrata da poco tempo da un fedelissimo del per la terza volta ministro italiano dell’Economia, che risponde al nome di Massimo Varazzani e alla cui presidenza è stato chiamato, con perfidia quasi craxiana, l’ex ministro Franco Bassanini, a suo tempo ministro di valore di diversi governi di centro-sinistra, una Cassa controllata dallo Stato e largamente partecipata dalle Fondazioni e alla quale è stato da pochissimo concesso di poter utilizzare una maggiore quota parte del risparmio postale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altrettanto inviso Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha lanciato di recente un chiaro messaggio alle banche, seppur, come si usa, tra le righe e con linguaggio paludato, invitandole di fatto a non fare ricorso ai finalmente partoriti Tremonti Bonds, un passaggio essenziale per il disegno di Bermonti, ma di questo parlerò più diffusamente domani!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di proseguire, mi vedo costretto a rivolgere lo sguardo a quanto sta accadendo in queste ore sulle due sponde dell’Atlantico, in quanto nel week end, come era largamente prevedibile, si sono consumati alcuni avvenimenti che incideranno, e parecchio anche, sulle questioni che ho affrontato nelle tre precedenti puntate sulle conseguenze economiche di Silvio Berlusconi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima è rappresentata dall’anomalo vertice dei capi di Stato e di Governo dei principali quattro paesi dell’Unione Europea, Italia, ovviamente, inclusa, a cui partecipavano anche il presidente della UE, Barroso, il premier olandese, quello spagnolo e quello della Repubblica Ceca, causa presidenza di turno semestrale, una riunione tutt’altro che effimera e nella quale è stata messa giù una molto impegnativa agenda in vista del G20/G21 previsto per il 2 aprile prossimo venturo in quel di Londra, un’agenda che prevede, tra l’altro, la lotta senza quartiere ai paradisi fiscali rei di essere base di quei 7 mila miliardi di euro che non solo sono in gran parte sottratti agli oneri fiscali previsti nei paesi di appartenenza, ma vengono anche visti, a torto o a ragione, come la hot money che imperversa, a fini altamente speculativi sul mercato finanziario globale travolto dai sempre più alti marosi della tempesta perfetta in corso da oltre un anno e mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nell’agenda è previsto anche quanto sta già avvenendo negli Stati Uniti d’America, la nazionalizzazione di fatto di larga parte del sistema bancario e finanziario a stelle e strisce, un’operazione iniziata già in ottobre con Fannie Mae, Freddie Mac, Ginnie Mae e il colosso assicurativo AIG che è tornato ieri a bussare cassa, ma che da ieri sta coinvolgendo Citigroup, Bank of America, attraverso la conversione della montagna di preferred shares già acquisite in common shares, azioni ordinarie, previa immissione di altre decine e decine di miliardi di dollari direttamente sotto forma di azioni ordinarie, mentre sarebbe prevista la conversione di tutti gli interventi previsti dalla prima parte del TARP in altrettante azioni ordinarie delle entità a suo tempo beneficiate, incluse Wells Fargo, J.P. Morgan-Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley, sempre che le stesse non restituiscano quanto ricevuto (sic)!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ ora molto più comprensibile la recente esternazione di Silvio Berlusconi dopo l’incontro a Roma con il “salvatore del mondo” Gordon Brown” svoltosi in vista del vertice sopra menzionato, così come è chiaro che anche i governi dei maggiori paesi europei stanno seriamente considerando l’opzione statunitense, indubbiamente la più efficace per mettere in sicurezza i rispettivi mercati finanziari, anche se, quando tutto ciò si verificherà, stuoli di giornalisti e commentatori alquanto emebedded si sgoleranno a giurare che si tratterà soltanto di misure temporanee, peccato che nessuno di loro sarà in grado di indicare la data di conclusione dell’esperimento, anche perché è chiaro a tutti che non vi è nulla che piaccia di più ai governanti di turno come l’esercizio del potere pressoché assoluto sulla distribuzione del credito, che ovviamente sarà effettuata da persone da loro direttamente indicate o a loro certamente gradite!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiarito lo scenario internazionale che farà da cornice alle scelte di politica economica e ai piani di salvataggio delle entità protagoniste del mercato finanziario italiano, possiamo riprendere il filo del ragionamento esposto nelle tre puntate precedenti, ricordando che ci eravamo fermati a quanto è emerso nell’intervento del Governatore della Banca d’Italia alla riunione annuale del Forex e delle altre associazioni degli operatori impegnati nel mercato finanziario, un intervento nel quale Draghi ha evitato accuratamente di criticare il Governo per la scarsa entità dei provvedimenti, soprattutto se raffrontati alle cifre multiple messe in campo da Brown, da Sarkozy e dalla Merkel, mentre ha invitato i banchieri presenti (e i tanti stranamente assenti) a valutare molto attentamente il testo che prevede i cosiddetti Tremonti Bonds, che molti, a torto o a ragione, vedono come una sorta di cavallo di Troia di Bermonti per espugnare le alquanto traballanti mura di difesa dei primi cinque gruppi creditizi italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur di cacciare dalla sua poltrona l’odiato Antonio Fazio, fu proprio Tremonti a indicare a Berlusconi il nome dell’allora uomo di vertice di Goldman Sachs, ma per un decennio Direttore Generale del ministero del Tesoro, Mario Draghi appunto, pur avendo perfettamente a mente il ruolo fondamentale svolto dal designato Governatore nel processo di privatizzazione di parte del sistema bancario e di aziende del calibro di Telecom, ENI ed ENEL, un ruolo che lo poneva indubitabilmente come elemento di punta del disegno europeista fortemente propugnato da Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi, Carlo De Benedetti e compagnia cantante e che rappresentò una vera e propria festa per le più importanti Investment Banks del mondo, inclusa quella potente e ancor più preveggente Goldman Sachs che molto opportunamente lo cooptò al termine della sua esperienza in Via XX Settembre, affidandogli importanti incarichi in Europa e ammettendolo al proprio comitato esecutivo mondiale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio assolutamente entrare nel pur vivace dibattito che vede in quella fase del processo di privatizzazione un’occasione mancata per valorizzare l’esperienza delle Partecipazioni Statali, un regalo a Mediobanca e al capitalismo delle grandi famiglie, ma quello che è certo è che i medi, piccoli e piccolissimi imprenditori restarono, per così dire, a bocca assolutamente asciutta e fecero fatica a comprendere la strategia dei noccioli e nocciolini duri applicata a realtà quali la Banca Commerciale Italiana, il Credito Italiano, e le importanti utilities sopra citate, un’opposizione sorda e muta che non fu estranea alla prima grande avventura imprenditoriale di Roberto Colaninno e dei suoi compagni di avventura, primo indizio della forma economica che stava assumendo quel partito del Nord che allora era soltanto in ‘mente dei’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come non mi pare il caso di ricordare la doppia presidenza dell’IRI opportunamente affidata a Romano Prodi o che, nella doppia disfida di Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, la prima avvenne, ancora ai tempi del pentapartito e quando Bettino Craxi godeva fama di grande statista, proprio su quella SME della quale il Professore si voleva a tutti i costi liberare, come, tanti anni dopo, dell’Alitalia, tutte occasioni nelle quali venne affidato a un allora giovane Berlusconi il compito di fare il guastafeste, anche se nel mezzo vi è la grande battaglia sulla proprietà della Arnoldo Mondadori Editore, una battaglia di grande e strategica importanza, anche alla luce del fatto che la Rizzoli era già saldamente controllata, via Roberto Calvi, dai padrini del tempo dell’uomo di Arcore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora come oggi, Mediobanca rappresenta uno snodo troppo importante per accettare la presenza di Bolloré e dei francesi, qualcosa che ricorda molto da vicino la situazione esistente in Banca Intesa ai tempi in cui il Credit Agricole ne era l’azionista di riferimento e che fu risolta attraverso la fulmine e più volte ricordata acquisizione del San Paolo-IMI, il che apre al discorso relativo a Profumo e a Unicredit Group che affronterò domani!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là della proliferazione dei vertici tra capi di Stato e di Governo riscontrabile dall’autunno del 2007, è certo che gli alti marosi della tempesta perfetta in corso da oltre un anno e mezzo hanno messo in evidenza quel che manca nel progetto di edificazione degli Stati Uniti d’Europa, un processo che dalla visione iniziale dei padri fondatori ha certamente compiuto significativi passi in avanti, in particolare sul piano monetario, con la progressiva adesione di ben sedici paesi su ventisette alla moneta unica, il rafforzamento del parlamento e delle istituzioni europee, ma al quale mancano passaggi significativi e fondamentali che rischiano seriamente di allontanarsi di molto nel tempo, se non di finire per non realizzarsi più, in primis la possibilità di giungere ad un Governo unico, con precise competenze almeno in materia di difesa, politica economica e rapporti con l’estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre la crisi finanziaria ha reso molto più probabile l’adesione all’euro dei paesi che hanno sinora utilizzato la clausola dell’opting out, non vi è dubbio che l’impossibilità di giungere alla definizione di un piano di salvataggio unitario ha ridato fiato a quelle spinte mai sopite a favorire gli interessi nazionali, anche a scapito degli altri paesi membri, accresciuto la tendenza al rafforzamento e alla difesa dei cosiddetti ‘campioni nazionali’, nonché la tentazione di eliminare, spesso via aggregazioni successive, qualsiasi presenza ‘straniera’ ingombrante nel settore finanziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questa è una peculiarità francese, in parte legata a motivi storici, non vi è dubbio che nel settore creditizio italiano questa logica abbia avuto un ruolo prevalente nelle motivazioni che hanno portato all’acquisizione fulminea del San Paolo-IMI da parte di Banca Intesa e di Capitalia da parte di Unicredit, mentre non è stato risolto in Mediobanca che è, e intende rimanere, l’azionista di riferimento di quelle Assicurazioni Generali che hanno non del tutto a caso appena deciso l’incorporazione delle controllate Alleanza e Toro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dispongo di alcun elemento di conoscenza in merito ai rapporti esistenti tra Giulio Tremonti e l’anziano banchiere di Marino, Cesare Geronzi, mentre è certo che quest’ultimo intrattiene rapporti cordialissimi sia con Silvio Berlusconi che con il suo braccio destro Gianni Letta, nel cui ufficio di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio si svolgono quotidianamente incontri bilaterali, riunioni e conciliaboli, una sorta di stanza di compensazione tra le strategie da tempo delineate e l’applicazione pratica delle stesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho l’impressione che Alessandro Profumo non si sia accorto di quanto accadeva in questi mesi a Palazzo Chigi e dintorni, forse confidando troppo nella difficoltà di conciliare la visione tremontiana e le dichiarate ambizioni nutrite da Geronzi, nonché sull’attiva attività di interdizione svolta dal Governatore della Banca d’Italia che, in più di un caso, ha promulgato disposizioni che sembravano rispondere più che criteri di carattere generale alla volontà di sbarrare la strada verso quegli incarichi di vertice nelle Generali cui Geronzi sembrava aspirare, una sottovalutazione dei rapporti di forza che è deflagrata in occasione della conversione ad u sul modello di governance fortemente voluta da Geronzi e ostacolata sia da Profumo che da Draghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è divenuto più chiaro quando un cronista che in Unicredit Group è di casa ha anticipato, sull’organo ufficiale della Confindustria, un resoconto ampio una pagina sulla possibile fusione tra Mediobanca e Unicredit Group, un vero e proprio fulmine a ciel sereno, con ovvio seguito di smentite imposte dalla CONSOB dai due gruppi interessati, ma che altrettanto ovviamente nulla dicevano sulle intenzioni degli azionisti di riferimento dei rispettivi gruppi, in particolare di quelli di parte italiana, di alcuni dei quali è più che nota l’insoddisfazione per la situazione attuale, con particolare riferimento al progressivo squagliamento dell’azione di Unicredit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre è del tutto difficile, se non impossibile, dire quale sarebbe il senso industriale di una simile aggregazione, anche se di ciò non ci si è troppo preoccupati nelle due mega aggregazioni citate di sopra, o chi guiderebbe le danze, per non parlare poi della governance prossima ventura dell’aggregato risultante, quello che è certo è il cui prodest, anche alla luce dei nomi che sono circolati per le cariche di presidente e di amministratore delegato che i più hanno visto corrispondere, rispettivamente, a quelli di Cesare Geronzi e di Alberto Nagel, mentre, in base ai numeri, la presenza di Bolloré e degli altri soci francesi di Mediobanca si sarebbe diluita in modo drastico e così la loro influenza su quella che è forse la principale ragione di esistere dell’istituto di Piazzetta Cuccia: la partecipazione nelle Generali!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la benedizione di Berlusconi e la guida di Geronzi, non vi è dubbio che sia la componente bancaria che quella industriale di origine italiana del patto di sindacato che governa Mediobanca esprimerebbero a larga maggioranza parere favorevole all’operazione, anche se per le banche azioniste si tratterebbe solo di realizzare un capital gain, in quanto, alla luce della recente indagine conoscitiva dell’Antitrust in materia di governance, non sarebbe loro consentito di fare parte degli organi collegiali dell’aggregato risultante, mentre l’operazione rappresenterebbe una boccata di ossigeno per le fondazioni azioniste di Unicredit che, fatta eccezione per Cariverona, non hanno colto il messaggio implicito contenuto nella lettera circolare loro inviata da Tremonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà un caso, ma la puntata che ho dedicato a suo tempo a questa operazione è stata una delle più lette sia dall’Italia che dall’estero, così come quelle dedicate al male oscuro che affligge Unicredit da quando è divenuto Group, anche se credo che difficilmente si procederà al solo fine di allontanare Profumo e Rampl dalle loro rispettive poltrone, anche perché credo che l’obiettivo dei padrini dell’operazione sia molto più ambizioso e molto più omogeneo a quel desiderio di controllare che siano garantiti, almeno dai due principali gruppi creditizi italiani, i flussi di impieghi essenziali per quello sterminato numero di imprese che già vede in Berlusconi una sorta di novello Re Mida, mentre fornirà un concreto motivo di fede per quelle che ancora mantengono un atteggiamento agnostico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se l’eventuale matrimonio tra Mediobanca e Unicredit Group è una pratica direttamente gestita da Berlusconi e Letta, delle prospettive del Monte dei Paschi di Siena se ne occupa direttamente Tremonti, sia perché l’attuale proprietario è una fondazione di origine bancaria, sia perché il tempo concesso a Rocca Sansedoni per ravvedersi è, per il poco paziente ministro, oramai pressoché scaduto, con il rischio che la complessa operazione che avrebbe dovuto fare nascere il terzo polo bancario e assicurativo italiano potrebbe essere divenuta più difficile da realizzare, ma di questo mi occuperò nella puntata di domani!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante le dimensioni nel frattempo raggiunte, non vi è dubbio alcuno che il Monte dei Paschi di Siena rappresenti l’ultimo esempio di banca molto attenta alle esigenze del territorio senese, non indifferente alle esigenze degli abitanti della Toscana, ma ancora non del tutto consapevole di quel ruolo di banca nazionale che pure ha raggiunto da lungo tempo, una contraddizione destinata a divenire stridente dopo l’onerosissima e fulminea acquisizione di Antonveneta al prezzo record di nove miliardi di euro per una banca oramai lontana dai livelli di attività e radicamento vantati solo pochi anni orsono, peraltro privata di una importante partecipata bancaria, venduta a parte dall’abile Don Emilio Botin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando mi sono ripetutamente occupato della questione, l’azione del gruppo senese quotava a un multiplo di quanto vale oggi, mentre l’assorbimento del patrimonio della Fondazione nella sua maggiore partecipata continua a mantenersi intorno alla stratosferica percentuale del 90 per cento, il che renderà molto problematico rispondere alle indiscrete ma puntuali domanda contenute nella missiva ricevuta dal per la terza volta ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti, una lettera circolare a tutte le fondazioni di origine bancaria che chiede risposte dettagliate su questioni quali i rischi finanziari, la redditività, l’eventuale utilizzo del fondo di stabilizzazione e via discorrendo, domande delle quali, almeno nel caso di Siena, conosce già, almeno per sommi capi, le risposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si sa, nella non troppo remota tentata scalata della Banca Nazionale del Lavoro da parte del rinomato duo Consorte-Sacchetti, con Caltagirone e furbetti del quartierino al seguito, Unipol si trovò in rotta di collisione proprio con il Monte dei Paschi di Siena e alcune importanti cooperative, il che ha poi portato a sciogliere i nodi societari che da tempo legavano le due entità, anche se, almeno limitandosi a vedere i corsi di borsa, non sta andando troppo bene neanche per Unipol Gruppo Finanziario, come da qualche tempo è stata ribattezzata la compagnia assicurativa di Via Stalingrado in quel di Bologna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle letture più interessanti della mia gioventù era intitolata Magnati e popolani nella Firenze dei Ciompi, un libro che mi fornì uno squarcio sul carattere particolare dei toscani, anche se devo dire che l’anno di studi trascorso in quella città nell’anno dell’alluvione mi fornì qualche impressione più di prima mano, per cui non trovo del tutto strana l’ostinazione dei contradaioli senesi a ritenere la banca fondata nel XV secolo un affare di loro esclusiva pertinenza, una convinzione alla quale l’impresa corsara del giovane avvocato Mussari, calabrese di nascita ma senese di adozione, ha inferto un colpo che credo proprio si rivelerà mortale, anche per la coincidenza della presenza, nell’azionariato e nel consiglio di amministrazione, di quello stesso Caltagirone che tanta parte ebbe nell’infrangere le ambizioni della Bilbao Vizcaya y Argentaria che BNL la voleva proprio tanto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale potrebbe realisticamente essere la soluzione lo ho scritto tempo fa e continuo a essere convinto che il destino dei senesi e quello di Unipol torneranno a incontrarsi, anche a suggello del patto di non aggressione tra la Lega delle Cooperative e Berlusconi, ma che occorrerà per completare l’operazione la partecipazione di un importante gruppo creditizio francese che in Italia è oramai di casa, proprio attraverso quella BNL che tanti lutti addusse agli assicuratori bolognesi, conditio sine qua non perché la Fondazione di Rocca Sansedoni possa scendere, ricevute le opportune garanzie, a quel 30 per cento prescritto a suo tempo per legge da Tremonti, ma poi cancellato dal suo infido successore dopo l’agguato di Palazzo (Chigi) ordito ai danni di Giulio dalla strana coppia formata da Fini e Casini, complice l’assenza per grave malattia di Umberto Bossi che a Tremonti è legato da un patto di acciaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi soffermo sulle caratteristiche tecniche connesse all’operazione da me soltanto, ovviamente, immaginata, se non per dire che sarebbero certamente molto più significative sul piano industriale di quelle che hanno caratterizzato ‘tutte’ le aggregazioni fatte sull’onda della paura degli azionisti stranieri e potrebbe anche rappresentare, alla luce degli ottimi rapporti tra berlusconi e Sarkozy, una valida compensazione della diluizione potenzialmente patita da Bollorè e compagni in Mediobanca e, di riflesso, in Generali, ove né Innominati, né Don Rodrighi di turno dovessero frapporre ostacoli ai promessi sposi Mediobanca e Unicredit Group!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tutto questo Ambaradan ai piani alti del sistema finanziario italiano, resterebbero al momento estranee le entità che, pur presenti tra i primi cinque gruppi bancari e pienamente ammesse al listino di Piazza Affari, continuano a definirsi di credito cooperativo, un nome che fa venire l’orticaria a Berlusconi e Tremonti e che, non del tutto a caso, l’ex segretario generale di Palazzo Chigi, poi divenuto presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, della stranezza si è lungamente occupato nella recente indagine conoscitiva sulla corporate governance di banche e compagnie di assicurazione, un testo che è stato opportunamente inviato, per le determinazioni del caso, a Governo e Parlamento e che prevede che quanto previsto per le piccole e medie banche popolari, o per le singole banche di credito cooperativo (già il discorso cambia, secondo l’Antitrust, per le federazioni regionali delle stesse BCC) non può valere per colossi del calibro di UBI Banca, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano o Banca Popolare dell’Emilia Romagna (per un esame più approfondito del testo dell’Antitrust rinvio all’articolo di prossima pubblicazione da me redatto con Lamberto Santini, segretario confederale della UIL che, tra l’altro, si occupa di democrazia economica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur trovandoci in pieno mare in tempesta, non vi è dubbio che le eventuali modifiche sul piano legislativo e regolamentare riguardanti le banche popolari di maggiori dimensioni verranno precedute o seguite da ulteriori processi di aggregazione che dovrebbero ridurre almeno della metà il numero delle stesse, cosa peraltro già tentata in passato dalla BPER e dalla Banca Popolare di Milano, anche se non realizzata per lo sfilamento, in extremis, di una delle due entità coinvolte, anche se il recente cambiamento dello statuto della stessa, fortemente voluto dalla Banca d’Italia e il mutamento degli equilibri interni potrebbero favorire il riavvio di questa o di altra operazione di aggregazione, anche perché, essendo quattro le entità potenzialmente coinvolte, le combinazioni possibili possono essere le più svariate, sino a quella Superpopolare di cui qualcuno ha parlato in passato, un’entità di dimensioni talmente grandi che potrebbe tranquillamente permettersi di perdere i benefici derivanti dalle norme realtive al credito cooperativo e competere ad armi pari con gli altri colossi del credito in Italia e all’estero!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immaginando per un attimo di essere al giorno dopo della riorganizzazione in corso al vertice della classifica dei gruppi creditizi italiani, risulterebbe evidente che, senza necessariamente passare per alcuna nazionalizzazione, l’influenza del Governo sulle principali banche italiane potrebbe davvero definirsi compiuta e consentire più agevolmente la realizzazione di quei progetti relativi all’economia reale su cui mi soffermerò domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’emissione dei cosiddetti Tremonti Bonds da parte delle banche interessate a ricevere gli aiuti di Stato rappresenterà, d’altra parte, un chiaro test dell’influenza raggiunta dall’Esecutivo nei confronti dei vertici dei maggiori gruppi creditizi italiani, cui è destinata una quota che si aggira intorno all’80 per cento dei 10-12 miliardi di euro previsti, un test significativo in quanto, alla fine di un lungo ed estenuante braccio di ferro, il ministro dell’Economia l’ha spuntata su ABI, Banca d’Italia e ambienti della maggioranza sensibili alle ragioni delle banche ed è riuscito a imporre una serie di condizioni che, soltanto un anno fa, le banche avrebbero sdegnosamente respinto al mittente, ma che ora si apprestano a subire, seppur non senza qualche molto silenzioso mugugno!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’adozione di un codice etico, la moratoria per un anno dei mutui a cassintegrati e disoccupati, un deciso abbassamento dei mega bonus e delle stock options milionarie (pro capite), il controllo esercitato dai Prefetti sulla stabilità degli impieghi alle imprese, in particolare a quelle piccole e piccolissime, non sono proprio bocconi facili da ingoiare per il gotha dei banchieri italiani, gente abituata a condizionare i politici, piuttosto che esserne condizionata, se non apertamente minacciata dal per la terza volta ministro italiano dell’Economia che, in più di un’occasione, ha ripetuto che, in caso di default, vi era una sola alternativa per i banchieri: andare a casa o in galera!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, come ogni vincitore che si rispetti, Tremonti ha riposto sia l’arme della critica che quella delle armi, accontentandosi di avere messo in riga tutti quelli che, a torto o a ragione, ancora considera i responsabili dei danni subiti dai risparmiatori/investitori in una lunga serie di vicende dal carattere eccezionale, da Parmalat a Cirio, dai Bonds argentini a Giacomelli, ma anche alquanto tartassati dall’ordinaria gestione delle aziende di credito, in merito alla quale ha lasciato lunghe le briglia sul collo all’Antitrust che, in realtà. Da un po’ di tempo si sta dando parecchio da fare sulle vere cause della cronica assenza di concorrenza nel mercato creditizio italiano, un mercato nel quale le banche italiane e quelle foranee vanno davvero d’amore e d’accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confermandosi l’enfante terribile del giornalismo economico italiano, Oscar Giannino dal ‘suo’ Libero mercato ha lanciato una bordata non c’è male contro i maggiori gruppi bancari italiani, sottoponendoli allo stesso stress test previsto per le prime diciannove banche statunitensi e traendone la conclusione che, con la sola eccezione positiva di UBI Banca, tutte le altre si pongono di poco al di sopra del 3 per cento, ove il patrimonio venga depurato dell’avviamento, del marchio e di altre voci che non reggerebbero due minuti ove l’istituto di credito esaminato si trovasse realmente in difficoltà, una verifica che capita a fagiolo mentre si dibatte tanto sull’utilità o meno degli aiuti di Stato per le banche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Richiamandosi esplicitamente all’esperienza in materia fatta dalla Francia, il Governo italiano punta a ottenere il massimo risultato possibile in termini di influenza e moral suasion nei confronti di quei gruppi che rappresentano tanta parte del sistema bancario italiano con il minimo esborso di mezzi, peraltro molto meglio remunerati di quanto il Tesoro corrisponda ai suoi creditori, mentre Tremonti continua ad accreditarsi come un novello Robin Hood agli occhi di quegli imprenditori di piccola taglia che già erano o rischiavano fortemente di essere le principali vittime del credit crunch in corso, il che per Bermonti rappresenta un risultato tutt’altro che irrilevante ottenuto mettendo nel piatto poco più che spiccioli rispetto allo sforzo finanziario davvero ingente sostenuto dai tre maggiori competitors europei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lanciata una discreta manciata di brioches al popolo degli imprenditori, Berlusconi può così dedicarsi agli affari più importanti, raggiungendo un’intesa strategica sul nucleare con l’amico ed ex avvocato di affari Nicolas Sarkozy, cornice alla sigla di un dettagliato deal tra ENEL e EDF, rimette il turbo al Ponte sullo Stretto di Messina, cerca di sedare la rissa nel pollaio milanese intorno al Big Business legato all’Expo prossimo venturo, tutte opere molto in là da venire ma che consentono al premier e ai suoi ministri di mettersi un casco bianco o giallo in testa e lanciare messaggi rassicuranti su un futuro fatto di decine e decine di miliardi di euro di opere pubbliche e di interessi molto privati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dove, almeno al terzo tentativo, Berlusconi compie il suo capolavoro è in quell’opera di intercettazione delle paure più o meno reali del suo pubblico, poco importa quanto le stesse siano amplificate da media che definire embedded e poco più di un eufemismo, un’opera nella quale il nostro non sbaglia davvero un colpo, poco importa che si tratti di immigrati, delinquenza più o meno organizzata, fannulloni, scioperanti nei servizi pubblici, con particolare attenzione ai trasporti, una lista molto lunga di obiettivi caratterizzati da un denominatore comune: una chiara maggioranza nei sondaggi preventivamente favorevole a che si faccia qualcosa, senza andare troppo per il sottile e con poca o nulla attenzione agli effetti collaterali!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In perfetta assonanza con quanto previsto nel noto manifesto di una delle organizzazioni più o meno segrete di chiara ispirazione atlantica, anche nella sua terza esperienza governativa, Silvio Berlusconi ha ben chiaro che a quella residua parte del Paese che si ostina a non diventare un lavoratore autonomo o un imprenditore nemmeno a part time è rimasto un unico baluardo e che questo è rappresentato dalle organizzazioni sindacali che, a differenza dei partiti del centro sinistra o della sinistra attualmente esclusa dal Parlamento, sono ancora caratterizzate da un forte radicamento sociale e da una significativa capacità di influenzare i propri iscritti che, includendo i pensionati, continuano a superare la soglia dei dieci milioni di donne e di uomini, un numero importante, anche se oramai, come ho scritto nella prima puntata, i lavoratori dipendenti nel loro complesso siano divenuti una minoranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur non rappresentando un capitolo della politica economica in senso stretto, è tuttavia evidente che quello delle relazioni con le organizzazioni sindacali rappresenta un capitolo cruciale della strategia di Berlusconi, ma che è anche il capitolo sul quale ha incontrato le maggiori difficoltà nelle sue due precedenti esperienze governative, al punto da decidersi a delegarle completamente al duo Sacconi-Brunetta, i due ministri che, assieme a Tremonti, maggiormente risentono dell’influenza di Franco Reviglio della Venaria, una circostanza rivendicata dall’ex ministro socialista delle Finanze in una sua recente apparizione televisiva andata in onda a tardissima notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le prossime settimane e i prossimi mesi chiariranno se l’azione congiunta di Brunetta e Sacconi avrà successo, anche se il solco che si stava creando tra la CGIL da un lato e le altre tre Confederazioni sindacali dall’altro sembra si stia riducendo, alla luce della consapevolezza che l’obiettivo potrebbe non essere solo il ridimensionamento dell’organizzazione con sede a Corso d’Italia, quanto il Sindacato tout court, un dubbio che serpeggia sempre di più tra gli stati maggiori della CISL, della UIL e della UGL, in particolare da quando Epifani e i maggiori esponenti della sua confederazione stanno assumendo un atteggiamento più prudente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se corrisponda la vero quanto sostengono alcuni esponenti della stessa maggioranza e, cioè, che siamo di fronte al rischio concreto che si realizzi una sorta di monarchia assoluta, uno scenario che andrebbe a coincidere con una riforma costituzionale radicale e in senso presidenzialista, ma quello che è certo è che un recupero dell’unità sindacale costituirebbe una iattura per i fautori di questo disegno!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le considerazioni riportate nelle sette puntate precedenti costituiscono in realtà poco più che una premessa per giungere a quello che considero indubitabilmente il cuore del problema italiano, quello, cioè, rappresentato dal Moloch del debito pubblico in senso stretto, al netto del debito previdenziale e di quello non visibile ai più, perché nascosto nelle pieghe delle tante operazioni che lo hanno reso invisibile alle statistiche ufficiali, quello, per intenderci, che viene raffrontato al deficit annuale per fornirci quel valore che va raffrontato a quel limite massimo del 60 per cento previsto dal Trattato di Maastricht, piccola località olandese nella quale gli allora paesi membri dell’Unione europea gettarono le basi per la nascita della moneta unica europea, attualmente adottata da sedici dei ventisette paesi aderenti, ma che, anche grazie alla tempesta perfetta in corso da oltre un anno e mezzo, vede allungarsi la lista dei candidati all’ingresso, Gran Bretagna, Danimarca e Svezia in primis, oltre, ovviamente, a quella parte dei new comers che sta faticosamente cercando di mettersi in regola con i requisiti richiesti dalla lettera e dallo spirito del summenzionato Trattato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come forse ricorderanno i miei lettori, gli undici paesi che con l’Italia erano candidati nel 1998 fecero un vero e proprio atto di fede nella capacità dell’Italia, giunta stremata ma felice al raggiungimento ‘istantaneo’ del 3 per cento nel rapporto deficit/PIL nel 1997 grazie alla cura da cavallo fortemente voluta dal ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, e dall’allora premier, Romano Prodi, di mantenersi anche nel futuro entro tale valore e di ridurre progressivamente, ma decisamente, il rapporto tra debito e PIL per convergere da valori decisamente superiori al 100 per cento alla fatidica soglia del 60 per cento, anche se nessuno è stato sinora in grado di spiegare i reali motivi che spinsero i padri fondatori dell’euro a fissarla proprio a quel livello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La chiave di volta, mi verrebbe di dire il grimaldello, che fu alla base del successo della titanica impresa di Ciampi e Prodi è rappresentata dal cosiddetto avanzo primario, che poi non è che la differenza positiva tra le entrate e le uscite di quel perimetro del settore pubblico considerato ai fini EUROSTAT, al netto degli oneri legati al debito pubblico allora considerevole in termini di rapporto percentuale con il PIL, ma che oggi ha decisamente superato, in valori assoluti, la soglia dei tremila miliardi di quelle che Berlusconi continua a chiamare le vecchie lire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le vicende di quel periodo, nonché la ricostruzione della famosa notte dell’euro, rinvio alle puntate del Diario della crisi nelle quali mi sono occupato di vicende che ho vissuto nella veste di economista di sala di una importante banca italiana, occupazione che lasciai in un’altra notte ripresa in diretta televisiva e dopo aver rilasciato un’intervista ad un bravo giornalista economico del TG3 poi approdato a Canale 5, quella della fissazione delle parità fisse e irrevocabili nel maggio del 1998, sia perché assumevo l’incarico di capo ufficio studi e capo ufficio stampa della UILCA, ma soprattutto perché, in un mercato Forex di fatto ridotto a tre valute, l’attività di previsore sui cambi era pressoché superflua, anche se restava centrale quella di central banks watcher al fine di prevedere i movimenti dei tassi di interesse ufficiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche sull’ingresso nell’euro e sulle scelte di politica e economica e fiscale assunte dall’allora maggioranza di centro sinistra capitanata da Prodi, lo scontro politico tra europeisti e atlantici fu al calor bianco, anche se i danni prospettici maggiori avvennero nel corso del Governo di Lamberto Dini, frutto dello sfilamento repentino della Lega dalla maggioranza, ma anche di un’opposizione sindacale ai progetti del Berlusconi I che vide milioni di lavoratori e pensionati invadere le principali piazze del Paese, ma sta di fatto che tedeschi e olandesi scommisero su di noi sino ad accettare un rapporto di cambio tra lira e marco tedesco, fondamentale per la successiva parità con l’euro, molto più elevato dei loro desiderata, concedendo alla volenterosa Italia l’ultima svalutazione della lira e ai lavoratori dipendenti e ai pensionati un pesante burden dal quale non si sono ancora ripresi, né, a mio modestissimo avviso, si riprenderanno mai!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Svaniti in brevissimo tempo gli effetti dell’ultima svalutazione, rimase per tutti noi il mito dell’avanzo primario, un qualcosa che, formichine risparmiose come siamo, ci rese anche alquanto orgogliosi, una sorta di vincolo di bilancio sistemico che però, guarda caso, si è accompagnato, negli undici anni successivi, a livelli di crescita della ricchezza nazionale realmente infimi, in parte frutto dello sciopero degli investimenti della stragrande maggioranza degli imprenditori, in particolare di quelli medi, piccoli e piccolissimi, che si ritennero eccessivamente tartassati dal Fisco e dal proliferare di quelli che Guido Carli amava definire i lacci e i laccioli dell’economia italiana, il che, detto dal teorizzatore nonché utilizzatore pratico della corda del boia in materia di tassi di interesse, per non parlare della sua esperienza come ministro del Commercio con l’estero negli anni Cinquanta, fa un po’ sorridere, anche se, come diceva Augusto Graziani, mio relatore di laurea, in fondo Carli era un keynesiano suo malgrado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seppur da madri e padri di famiglia italiani ci rendiamo tutti conto dell’importanza del fatto di spendere meno di quanto guadagniamo, è altrettanto evidente che risulta difficile accettare lo stesso principio nell’attività economica d’impresa, un’attività che non del tutto a caso viene definita di rischio e che richiede il ricorso al credito bancario sia per ragioni di elasticità di cassa che per il finanziamento a medio-lungo termine di quegli investimenti che non è possibile alimentare con il solo autofinanziamento derivante dalla redditività dell’azienda, così come è arduo ritenere che solo lo Stato non debba accettare di avere un debito più elevato del ‘fatturato’, cosa che accade tranquillamente con riferimento alla Fiat, all’Enel, alla Telecom Italia e all’Eni, entità che assommano debiti di varia natura fino a due volte quanto producono annualmente, sopportando più o meno agevolmente gli oneri connessi con il servizio del debito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, se si ha del debito pubblico una visione statica e una gestione alquanto passiva, la formula applicata dal duo Ciampi-Prodi o Padoa-Schioppa-Prodi è l’unica possibile, né l’esperienza del Berlusconi I e del Berlusconi II si sono molto discostate da questa sorta di maledizione del debito che avrà molto di biblico, ma ben poco di economico, anche se va detto che qualche tentativo di marcamento e di alleggerimento Tremonti l’ha pure tentata, ma. Come ha detto il suo Maestro Reviglio nell’intervista già citata, commettendo qualche errore e qualche superficialità dettata sia dall’inesperienza che dalle caratteristiche intrinseche del personaggio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur sapendo i miei lettori cosa penso dei concomitanti fenomeni di finanziarizzazione, globalizzazione e deregolamentazione selvaggia, non appartengo affatto alla vasta schiera di quanti ritengono che si possa gettare allegramente via il bambino con la relativa acqua sporca, il che mi permette tranquillamente di dire che esistono tecnicalità in abbondanza per non rassegnarsi a strangolare l’economia reale e accettare supinamente la iattura di crescere a un tasso frazionale di quello potenziale o accettare che per svariate ragioni, non escluso l’istinto di sopravvivenza, un’enorme quantità di imprenditori e relativi loro collaboratori debbano in eterno restare in quella zona grigia che è l’economia sommersa o in nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla gestione attiva del debito pubblico ho ricevuto un interessante proposta di un centro studi privato di Novara, così come negli anni ho discusso con esperti di strumenti del debito della possibilità di trovare forme innovative che non passassero per la svendita del patrimonio dello Stato, al punto di pensare che questo passaggio è il vero Hic Rodhi hic salta di chiunque voglia assicurare un futuro diverso al nostro Paese! Ma di tutto questo parlerò più diffusamente nella puntata di domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’almeno dalla fine dei ruggenti anni Ottanta, ma in particolare dal Governo Amato che prese il via in piena Tangentopoli, che qualsiasi esecutivo si sia succeduto alla guida del Paese ha, in realtà, avuto le mani legate dal peso percentuale e dal valore assoluto del debito pubblico, una questione che che è stata tuttavia gestita in modo assolutamente passivo, se si fa eccezione per qualche decisione episodica e non sempre impeccabile presa da Giulio Tremonti nella parte di quinquennio 2001-2006 che ha gestito prima della cacciata decisa da Fini e Casini, aprendo la strada al grigio periodo interinale di Domenico Siniscalco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ perlomeno strano che in una fase durata poco meno di venti anni e pressoché coeva alla crescita esponenziale della finanziarizzazione a livello globale, non si sia cercato di fare nulla per trasformare il problema del debito pubblico in un’opportunità, lasciando tutto il campo a idee, purtroppo spesso realizzate, che equivalevano più o meno alla vendita o alla svendita della argenteria di famiglia, un esercizio questo che non ha assolutamente visto differenze negli esecutivi che si sono succeduti, anche se, come ho ricordato sopra, le decisioni più significative e irreversibili furono prese nei primi anni Novanta dal trio Ciampi-Amato-Draghi, mentre non vi è dubbio che sia che Berlusconi che Tremonti, in particolare nella presente esperienza governativa, sembrano gradire molto di più l’idea di una maggiore influenza dello Stato nelle utilities ancora non del tutto privatizzate, ENI ed ENEL in primis, ma anche a contare in società del tutto private quali Telecom Italia, per non parlare di quella vera e propria ansia di controllare direttamente o indirettamente i maggiori gruppi creditizi italiani di cui credo proprio di avere già scritto a sufficienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il settore delle telecomunicazioni inteso in senso lato sia oggetto di attenzioni a livello quasi ossessivo da parte di Silvio Berlusconi è cosa non solo ultranota, ma anche comprensibile alla luce degli interessi diretti che il premier ha nel settore dei media, televisivi e non, un mercato che presenta rilevanti analogie con quello creditizio, anche se in realtà in questo caso si può parlare a buon diritto più di un duopolio che di un oligopolio collusivo, anche se si tratta di un duopolio che inizia a essere minacciato dalla crescente concorrenza della Sky di Rupert Murdoch, mentre non sembra preoccupare troppo quella che sempre più spesso appare davvero come Raiset l’insidia rappresentata dalle due reti che fanno capo direttamente a Telecom Italia, sempre che Bernabé non pretenda di crescere in termini di audience più di quanto fece a suo tempo Marco Tronchetti Provera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come è un vero e proprio segreto di Pulcinella l’interesse nutrito da Berlusconi per il matrimonio del secolo, quello tra Mediaset e Telecom Italia, un interesse che rappresenta un, anche se non l’unico, motivo per la decisa azione di interdizione che Palazzo Chigi esercita sulle ambizioni della spagnola Telefonica e su quelle dell’amico-rivale Murdoch, entrambi interessati a fare il colpaccio, la prima con una possibile scalata o in Telco o sull’intera società, mentre il secondo sembra più che interessato a superare i limiti derivanti dal satellite, traslocando armi e bagagli sul filo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la triste esperienza fatta nella sua prima vita da amministratore delegato di Telecom Italia, non vi è dubbio che Franco Bernanbè, che è solo per caso un altro ex pupillo e protetto di Franco Reviglio della Veneria, ha certamente capito che non è assolutamente il caso di mettersi in rotta di collisione con il Governo, pare anzi che sia uno dei più assidui frequentatori delle stanze che contano a Palazzo Chigi, una frequentazione che è divenuta molto più intensa nelle ultime settimane, quasi che il due volte amministratore delegato di Telecom, con esperienza in posizione analoga nientepopodimeno che all’ENI, una parentesi alla presidenza europea di Rothschild, consideri l’esecutivo il suo vero e unico azionista di riferimento, quasi fossimo ancora ai tempi della Super Stet di Agnes e Pascale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là del fatto indubitabile che Franco Bernabè sia uno dei pochi top manager italiani di assoluta qualità, certificata anche dalla sua frequentazione di un club esclusivo come il gruppo Bildberg, le ragioni della sua sudditanza dall’asse Berlusconi-Tremonti Letta sono alquanto semplici e risiedono nella struttura debitoria del gruppo che guida per la seconda volta che, dopo la scalate di Roberto Colaninno e quella di Marco Tronchetti Provera, si trova ad un rapporto tra indebitamento netto e fatturato che continua ad oscillare su valori prossimi a due, ma che è stato già spolpato di tutto lo spolpabile dai due precedenti controllanti, come con giusta veemenza osserva Beppe Grillo, ma quello che più colpisce è che oltre due terzi dei titoli del debito siano stati emessi all’estero, presentando così una situazione non troppo diversa da quella della Parmalat di Callisto Tanzi o della Cirio di Sergio Cagnotti prima dei rispettivi e clamorosi default.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se è certamente vero che tale situazione non si presenti in modo diverso nelle principali grandi imprese basate in Italia, è quanto meno ovvio che a Bernabè necessiti assolutamente la qualificazione di campione nazionale e la realtiva protezione del Governo contro gli appetiti del socio Carlos Alierta e dello ‘squalo’ Murdoch, due che notoriamente sono molto attivi quando sentono il sangue fuoriuscire dalle ferite della preda di turno, ma anche due persone perfettamente in grado di cogliere il messaggio implicito nell’operazione CAI-Alitalia, un’operazione certamente assurda se osservata sul piano dell’economicità o dal punto di vista dei danneggiati creditori e contribuenti, ma che rappresenta un chiaro warning nei confronti di chi osi pensare che sia possibile ‘allargarsi’ in Italia non solo senza l’avallo politico, ma addirittura contro il volere dell’inquilino pro tempore di Palazzo Chigi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle caratteristiche principali di Silvio Berlusconi è quella di essere in grado di trasformare, a volte in modo anche brillante, qualsiasi rischio o minaccia in un’opportunità, anche perché non è affatto escluso che possa decidere di sfruttare le ambizioni dello spagnolo e dell’australiano per risolvere o perlomeno diluire fortemente l’annosa questione del conflitto di interessi che, assieme alla sua inguaribile tendenze alle gaffes più o meno pesanti, rappresenta da sempre il suo tallone d’Achille, anche se tendo a escludere che rinunci a essere socio dell’aggregato che potrebbe venire fuori da un merger tra telefonia e televisione, anche perché, al di là della quota residua, basta avere un patto di sindacato blindato per continuare a esercitare la sua influenza sul colosso che potrebbe nascere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensate all’impatto che avrebbe una simile operazione che, in un solo colpo, consentirebbe a Berlusconi di affermare di avere risolto il suo conflitto, di uscire dall’angolo dell’obsolescenza della sua principale creatura imprenditoriale, di trovare un successore al povero Fedele Gonfalonieri che non ne può proprio più di continuare a essere il parafulmine del suo amico di gioventù, di avere una quota di quella che potrebbe essere un’impresa di grande successo, di monetizzare l’investimento in Mediolanum, nonché di smettere di essere il generoso editore di Massimo d’Alema e Walter Veltroni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delineato lo scenario sulle tre questioni centrali della Bermonti Economics, assetto del mercato finanziario italiano, ruolo della media, piccola e piccolissima impresa e dei cosiddetti lavoratori autonomi, mercato delle telecomunicazioni in senso lato (telefono, televisioni e internet), ci si potrebbe anche fermare qui, non fosse che l’articolazione della politica economica e fiscale si interseca con questi e moltissimi altri aspetti della vita sociale ed economica del nostro Paese che non possono essere lasciati in ombra, per non parlare di quelli che nei bugiardini delle case farmaceutiche sono definiti gli effetti collaterali e le interazioni tra un aspetto e un altro dell’agire economico, come ben sanno quei benemeriti che cercano di convogliare in un modello più o meno econometrico i comportamenti più o meno razionali dei diversi attori che ogni giorno di muovono sulla scena economica italiana, europea e globale, spesso non tenendo conto del fatto che la storia economica ha già fatto bellamente giustizia dell’unica teoria, quella dell’equilibrio economico generale di walrasiana memoria, che cercava a nodo suo di descrivere un mercato nel quale tutti disponessero delle stesse informazioni, ognuno agisse in modo razionale e la stessa determinazione dei prezzi relativi venisse istantaneamente risolta dalla celebre mazza del banditore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, perché ogni decisione presa dall’apparente protagonista della vita economica e sociale del Paese, il Governo pro tempore in carica, comporta effetti che sono noti solo in minima parte da coloro che assumono le stesse decisioni, peraltro spesso modificate nel corso delle estenuanti e convulse sessioni parlamentari, nonché, come è emerso indubitabilmente in più di un’occasione, modificate in modo tutt’altro che marginale, dagli estensori della versione finale del provvedimento, un iter che coinvolge poco meno di mille persone della cui preparazione in materia economica e finanziaria nutro più di qualche dubbio, anche alla luce del fatto che delle professioni rappresentate nell’esecutivo e nel legislativo quella dell’economista è certamente quella che presenta un peso del tutto marginale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto poi alla capacità del Governo di influenzare la struttura dei prezzi, anche di quelli che pesano fortemente nel paniere della famiglia italiana, poco importa se consumatrice o produttrice, basterebbe fare riferimento a quelli in qualche modo legati all’energia, tariffe elettriche e del gas, nonché prezzo dei carburanti, peraltro fissati da un ristretto numero di aziende, per capire che anche un bambino dotato di pallottoliere sarebbe in grado di esercitare un’influenza maggiore di quella che gli esecutivi di centro-destra e di centro-sinistra siano mai riusciti, o abbiano mai voluto, esercitare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che dire poi dei prezzi e delle condizioni applicati nel mercato finanziario e relativi a depositi, impieghi, polizze, commissioni legate alla gestione professionale del risparmio altrui, e via discorrendo, ma basterebbe un riferimento al recente provvedimento in materia di agevolazioni statali all’acquisto di un veicolo più o meno ecologico per capire che i decision makers si sono banalmente dimenticati di prevedere che, per beneficiare delle agevolazioni, le case automobilistiche venissero tassativamente chiamate a fare la loro parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vi è poi un aspetto che, per motivi strettamente temporali, è stato gestito sia da Berlusconi che da Prodi, quello dell’adesione e successiva introduzione della moneta unica europea, non credo sfugga a nessuno che ci si è semplicemente dimenticati di adottare semplici accorgimenti che avrebbe impedito a tutti coloro che hanno la facoltà di determinare i prezzi del prodotto/prestazione/servizio di fare quello che poi in larghissima parte hanno fatto e, cioè, di applicare un tasso di conversione molto diverso da quello ufficiale, il che ha consentito ai proprietari di case, ai professionisti di ogni ordine e specie, ai commercianti all’ingrosso e al dettaglio, alle imprese meno aperte al commercio internazionale di dividere per mille invece che per poco meno di duemila il prezzo in lire per ottenere il nuovo prezzo espresso in euro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur avendo dedicato ben due puntate del Diario della crisi finanziaria all’argomento, mi preme qui ricordare che non vi è traccia nella storia economica italiana del secondo dopoguerra mondiale di un impoverimento istantaneo di questa proporzione a danno di tutti coloro che i prezzi sono costretti a subirli, non avendo possibilità alcuna di determinarli: i lavoratori dipendenti non impegnati in attività imprenditoriali o autonome part time o in nero e i pensionati che si trovano nella stessa condizione; poco importa, da questo punto di vista, determinare con esattezza la misura dell’impoverimento, anche se va detto che stime molto, ma molto prudenziali permettono di dire che non è stata comunque inferiore al 20-30 per cento, un livello cui si giunge solo perché alcuni prezzi sono andati in controtendenza per motivi che non è assolutamente il caso di esaminare in questa sede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stranamente, questa questione si intreccia molto strettamente con quella del deficit statale e dello stock del debito pubblico esaminata in precedenza, ma ancor di più con quella debolezza della componente legata ai consumi della più generale domanda effettiva che è poi legata alla tassa invisibile rappresentata dall’invarianza degli scaglioni fiscali rispetto all’inflazione e al peso complessivo del carico fiscale, sia di quello legato alle imposte dirette che alle molto inique imposte indirette e accise!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarei molto curioso di vedere cosa accadrebbe applicando un semplice caso di what if? ai sofisiticatissimi modelli econometrici della Banca d’Italia o degli altri centri studi economici esistenti nel nostro Paese, ipotizzando un rialzo generalizzato delle retribuzioni e delle rendite pensionistiche nella misura che ho indicato come stima di quella che potremmo considerare la tassa dell’euro, una condizione accompagnata dalla restituzione del fiscal drag relativo ai numerosi anni nei quali tale doverosa operazione non è stata effettuata, assicurando anche ai più scettici tra i miei lettori che avremmo un impatto sulla domanda effettiva realmente significativo e che, unito al piano di investimenti per infrastrutture e altre opere pubbliche già immaginato dall’esecutivo, aiuterebbe, via moltiplicatore, a determinare una crescita del prodotto lordo nel medio periodo più che proporzionale, anche tenendo conto della relativa perdita in termini di ragioni di scambio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono certo che una simile idea non sfiora neppure la mente di Bermonti, né farebbe parte di un eventuale programma dei cento giorni di un vittorioso (?) schieramento avverso, il che pone inevitabilmente la necessità di affrontare l’altro corno del dilemma italico, quello della ostinata e pervicace sottrazione da parte dei contribuenti appartenenti alle categorie imprenditoriali e autonome di svariate centinaia di miliardi imponibile fiscale e contributivo, con relativo aumento delle imposte e dei contributi da loro sopportati, ma che, al netto del diverso sistema di detrazione e meccanismi elusivi leciti, continuerebbe a non essere paragonabile a quello sopportato dai soliti noti, che poi spesso tali sono solo perché il loro datore di lavoro o l’ente erogatore della pensione sono obbligati a esercitare il ruolo di sostituti di imposta, ovviamente quando non li rendono complici, più o meno consenzienti, dell’evasione fiscale e contributiva da loro allegramente e molto impunemente esercitata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo di avere fornito in queste dieci puntate tutti gli elementi di cui dispongo per il momento su quella che molto prevedibilmente sarà la politica economica e fiscale di Silvio Berlusconi, ripromettendomi in un prossimo futuro di riprendere l’argomento, anche se credo proprio che non sia difficile capire dove è destinata a finire l’economia italiana non prendendo, come si suole dire, il toro per le corna a causa delle contraddizioni intrinseche al blocco sociale pervicacemente coccolato dal nostro premier e dai suoi più stretti collaboratori, uno scenario che, ahinoi, ci porta dritti, dritti verso la situazione vissuta a suo tempo dall’Argentina e che, in un futuro molto prossimo, potrebbe colpire buona parte dei new comers europei!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi scuso con i tanti lettori stranieri del Diario della crisi finanziaria che hanno pazientato per questi dieci giorni integralmente, o quasi, dedicati alle vicende di un paese che sarà pure sempre più marginale sulla scena economica e finanziaria globale, avrà pure gran parte di tutti i difetti che ci vengono generalmente imputati dai severi osservatori stranieri, ma che rimane, wright or wrong, my Country!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come accade talvolta per i film un po’ datati, spesso è necessario un sequel, anche se, almeno in questo caso, la necessità è dovuta al fatto che, forse spaventato dall’incalzare della crisi economica innescata dalla tempesta perfetta, Berlusconi ha deciso di tirare fuori dal cilindro un coniglio di dimensione gigantesche e che sta incontrando in un modo davvero senza precedenti un desiderio fortemente sentito da una larga parte della popolazione italica e che coincide con la possibile espansione dei limiti fisici della casa di abitazione, in particolare di quelle case indipendenti dotate di uno spazio esterno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella parte iniziale di questo lavoro, ho cercato di descrivere il mutamento sociologico in corso da tempo nella società italiana, in particolare coincidente con il diventare maggioranza dell’aggregato formato da imprenditori di ogni dimensione, lavoratori autonomi, professionisti, ma, e forse soprattutto, quelli che ho definito gli ibridi che sono in parte lavoratori dipendenti e in parte agricoltori, piccoli imprenditori ed esercenti commerciali, una fattispecie che, spesso attraverso lo schermo di congiunti, figli e parenti, conta oramai centinaia di migliaia, se non qualche milione, di individui, ma, mentre sul citato ‘sorpasso’ resta qualche incertezza statistica, non vi è alcun dubbio sul fatto che la stragrande maggioranza degli italiani possiede la casa di abitazione, così come è statisticamente accertato che oltre dieci milioni di queste abitazioni sono ville, villette, del tutto indipendenti o di tipologia bi, tri o quadrifamiliare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è bisogno di essere indovini per capire come la possibilità di espandere, senza particolari formalità burocratiche, la superficie di queste case di almeno il venti per cento della cubatura precedente, di più ove si realizzi una nuova costruzione abbattendo la vecchia e ancora di più se si realizzano costruzioni maggiormente efficienti in termini energetici, se non addirittura costruite secondo i criteri della bioedilizia, sia una mossa destinata ad avere un impatto psicologico di ampia magnitudo, in particolare se si accompagna al progetto di trasformare gli inquilini delle case popolari in proprietari delle stesse, utilizzando l’affitto preesistente in una sorta di riscatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per avere un precedente della stessa presa sull’opinione pubblica, bisogna tornare a quel Piano Casa tenuto a battesimo dall’esponente di primo piano della Democrazia Cristiana che rispondeva al nome di Amintore Fanfani, una mossa che, in uno con la politica assistenzialista e meridionalista messa in pratica nell’arco di qualche decennio, rese pressoché stabile la quota di maggioranza relativa di quel partito che, da solo o in formazione pentapartitica, ha dominato la vita politica italiana dal dopoguerra al tristissimo e disonorevole epilogo di quella indagine della magistratura milanese che prese il nome di Tangentopoli e che portò alla scomparsa o alla trasformazione dei partiti di maggioranza e della maggiore forza politica di opposizione, allora rappresentata dal Partito Comunista Italiano che si trasformò in rapidissima successione nel PDS, poi nei DS, sino infine a sciogliersi nel Partito Democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualcuno temeva la possibilità di una lunghissima sopravvivenza del nuovo Partito della Libertà, quella nuova formazione ideata da menti raffinatissime, ma che apparentemente vide la luce solo per una subitanea alzata di genio di Berlusconi, credo proprio possa mettersi l’anima in pace, in quanto la decisione di esaudire uno dei desideri più sentiti dagli italiani è una di quelle destinate a rafforzare in modo significativo la già di per sé consistente quota di adesione al disegno politico del PDL e dell’alleata Lega Nord che, dopo le incertezze e gli errori delle prime due esperienze, sembra davvero marciare in sintonia con la ‘pancia’ profonda della maggioranza degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle conseguenze economiche del nuovo piano casa berlusconiano vi possono essere ipotesi di impatto molto diverse tra di loro a seconda del grado di adesione dei proprietari di case più o meno indipendenti e dell’orientamento dei detentori di appartamenti aventi possibilità ‘legittime’ di ampliamento in base ai progetti circolati, nonché a quello delle assemblee condominiali, ma è certo che, anche in presenza di adesioni comprese tra il 10 e il 20 per cento degli ‘aventi diritto’, si registrerebbe una domanda di prestazioni professionali dei tecnici coinvolti e di attività più strettamente edilizie, forniture comprese, nell’ordine delle svariate decine di miliardi di euro, destinate a diventare qualche centinaio in presenza di adesioni più massicce, ipotesi quest’ultima che trovo francamente più realistica della prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i cultori di storia economica, il mix di misure previste da Bermonti (controllo indiretto dei maggiori gruppi bancari, utilizzo dei prefetti in funzione ‘persuasiva’ nei confronti delle stesse banche, sostegno dei confidi e degli altri fondi di garanzia dei finanziamenti alla piccola e piccolissima impresa, fine del regime anticipato in materia di IVA, le scelte sopra descritte in materia edilizia e via discorrendo) potrebbe favorire una riedizione della fase vissuta dall’Italia negli anni Trenta e che vide un minore impatto della crisi economica mondiale sull’economia alquanto antartica del Belpaese, per non parlare poi delle somiglianze evidenti tra l’approccio del per la terza volta ministro italiano dell’economia, Giulio Tremonti e la gestione della crisi bancaria di allora da parte di Alberto Benedice, con la conseguente nascita dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale, meglio noto con la sigla IRI!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedo già l’inarcare di sopracciglia da parte di molti dei miei lettori, così come mi rendo conto che il grado di integrazione delle economie è oggi enormemente maggiore di quanto lo fosse ottanta anni orsono, ma penso proprio che saranno molte le nazioni poste al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico a mostrarsi aperte a parole e protezioniste nei fatti, pur non avendo elementi sufficienti per stabilire se risponda al vero la quantificazione che del fenomeno ha fatto di recente Federico Rampini, che ha stimato che quindici dei venti paesi maggiormente industrializzati che si riuniranno solennemente a Londra il 2 aprile prossimo venturo stanno già adottando misure volte a scoraggiare l’import di merci provenienti dai paesi che in questi ultimi venti anni hanno fatto la parte del leone in termini di export.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La quadratura del cerchio di questa svolta in senso protezionistico e alquanto nazionalistico della politica economica di Silvio Berlusconi la ha fornita la recente sceneggiata tra la giovane signora assurta al comando della Confindustria, Emma Marcegaglia figlia di ‘Steno il metallurgico’, e il premier, con l’elargizione di un fondo di garanzia di 1,3 miliardi di euro ‘veri’, nonché un impegno a favorire l’attività di forfetizzazione delle decine di miliardi dovuti dalla pubblica amministrazione alle imprese, incluse, anche in questo caso, quelle di minori dimensioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non credo sia necessario spendere molte parole per dire che, ovviamente, le ‘novità’ appena illustrate potrebbero portare a un epilogo ben diverso di quello prospettato al termine delle precedenti dieci puntate, un epilogo forse non meno rischioso, ma che presenta caratteristiche che da un lato appaiono più favorevoli, ma anche tali da mettere in discussione gli attuali rapporti con i partners europei e con importanti paesi esportatori asiatici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur avendone già parlato nell’apposita parte di questo testo dedicata specificamente all’annoso problema delle telecomunicazioni e dei media televisivi e avendo per soprammercato deciso di dedicare una futura puntata del Diari della crisi finanziaria all’argomento, vorrei ricordare, anche alla luce della politica in materia di dividendi recentemente decisa dal CdA di Mediaset, la previsione che vede approssimarsi la storica decisione di Berlusconi di vendere integralmente il proprio impero televisivo, un vero e proprio colpo di teatro che potrebbe sorprenderci per la sua tempistica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo che il video del mio intervento al convegno della UIL sulla crisi finanziaria è presente nella sezione video del sito dell’associazione Free Lance International Press all’indirizzo &lt;a href="http://www.flipnews.org/"&gt;http://www.flipnews.org/&lt;/a&gt; . &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;*&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Riproduzione possibile solo citando l'autore e l'indirizzo del blog&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6590533551609309807?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6590533551609309807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6590533551609309807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2009/03/le-conseguenze-economiche-di-silvio_22.html' title='Le conseguenze economiche di Silvio Berlusconi'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-5032814456364839072</id><published>2011-07-01T18:35:00.003+02:00</published><updated>2011-07-01T18:46:50.636+02:00</updated><title type='text'>Avviso ai lettori</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A poco più di un mese dal quarto anniversario della tempesta perfetta, assistiamo ad una trasformazione della crisi finanziaria in una crisi del debito, una trasformazione che vede gli Stati alle prese con difficoltà crescenti a piazzare i titoli rappresentativi del debito pubblico, sfiorando in alcuni casi il rischio concreto del default.&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;E' in una situazione come questa che decido di sospendere la pubblicazione delle puntate del Diario della crisi finanziaria, concedendomi, dopo la pubblicazione di oltre 880 puntate, la possibilità di riflettere su quanto sta accadendo e cercare una chiave di lettura adatta alle caratteristiche della nuova fase.&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;Ringrazio di cuore i lettori che hanno visitato il mio blog e spero che il nostro dialogo possa riprendere in un prossimo futuro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-5032814456364839072?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5032814456364839072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5032814456364839072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/07/avviso-ai-lettori.html' title='Avviso ai lettori'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1818867969177088285</id><published>2011-06-24T12:43:00.001+02:00</published><updated>2011-06-24T12:45:15.685+02:00</updated><title type='text'>La Grecia è salva?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; Mentre il Consiglio europeo dava il via libera alla nomina dell’italiano Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea a partire dal novembre di quest’anno, la Grecia trovava l’accordo sul piano di aiuti condizionato dall’adozione, entro la fine di questo mese, di un piano di austerità triennale per 28,5 miliardi di euro, una notizia che scongiura il default greco e rasserena l’intera eurozona.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;I tempi per l’adozione delle misure da parte del governo greco sono molto stretti ma è evidente che non vi sono alternative e, quindi, è difficile che ostacoli si frappongano all’approvazione del decreto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1818867969177088285?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1818867969177088285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1818867969177088285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/la-grecia-e-salva.html' title='La Grecia è salva?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1500153317268024300</id><published>2011-06-23T10:07:00.002+02:00</published><updated>2011-06-23T10:12:25.719+02:00</updated><title type='text'>La Fed certifica il rallentamento della ripresa USA!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;        &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; Potrei ripetere tale e quale la puntata con la quale ci siamo lasciati dieci giorni fa, in quanto la Federal Reserve ha maggiormente esplicitato il giudizio di crescita rallentata già espresso nel Beige Book, anche se ha condito questa analisi del presente con vaghe speranze di ripresa futura, speranze che hanno consentito un recupero dei prezzi del petrolio ieri già abortito con i ribassi di oggi, con il prezzo del barile in riduzione dell’1,67 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;I listini azionari statunitensi hanno meglio interpretato il messaggio di Bernspan e il Dow Jones si è riportato nella parte bassissima dell’area dei 12 mila punti, anche se sarà interessante vedere l’andamento dell’indice nel pomeriggio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1500153317268024300?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1500153317268024300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1500153317268024300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/la-fed-certifica-il-rallentamento-della.html' title='La Fed certifica il rallentamento della ripresa USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6982073789902819190</id><published>2011-06-14T00:06:00.002+02:00</published><updated>2011-06-14T00:06:00.837+02:00</updated><title type='text'>Avviso ai lettori</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A causa di un breve periodo di vacanza, il Diario della crisi finanziaria riprenderà le pubblicazioni il 23 giugno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6982073789902819190?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6982073789902819190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6982073789902819190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/avviso-ai-lettori.html' title='Avviso ai lettori'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1078485790595030927</id><published>2011-06-13T00:23:00.000+02:00</published><updated>2011-06-13T00:23:00.448+02:00</updated><title type='text'>Tanto tuonò che piovve!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; Il titolo di questa puntata del Diario della crisi finanziaria esprime bene quello che è accaduto venerdì al Dow Jones che è scivolato, seppur di poco nell’area degli 11 mila punti, sfondando verso il basso, come minacciava di fare da diverse sedute, la soglia psicologica dei 12 mila punti, un movimento ribassista che ha determinato la sesta perdita settimanale, valori del venerdì inferiori a quelli di apertura della settimana, un altro dato psicologico che sta influenzando negativamente l’umore degli investitori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Come ho detto nelle due puntate dedicate alla fine sempre più probabile della corsa dell’orso, le notizie che verranno diffuse nei prossimi giorni e nelle prossime settimane chiariranno se, come ha sostenuto la Fed, la ripresa si è sostanzialmente fermata negli USA.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1078485790595030927?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1078485790595030927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1078485790595030927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/tanto-tuono-che-piovve.html' title='Tanto tuonò che piovve!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6164985609859701807</id><published>2011-06-10T00:12:00.001+02:00</published><updated>2011-06-10T00:12:00.246+02:00</updated><title type='text'>Per la Fed l'economia USA è in stallo!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Come scrivevo nella puntata di ieri del Diario della crisi finanziaria, si era in attesa di notizie per capire il vero stato di salute dell’economia statunitense e un responso è arrivato dal Beige Book della Federal Reserve che ha stabilito, per la prima volta nel 2011, che quattro distretti dei dodici considerati sono andati indietro invece che progredire e si tratta di distretti di tutto rispetto quali quello di New York, di Filadelfia, di Chicago e Atlanta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sebbene gli altri distretti siano cresciuti, e in maniera vigorosa quello di Dallas, il giudizio della Fed è che da metà aprile l’economia statunitense è in una situazione di stallo, giudizio confermato dalle parole dello stesso Bernspan che vede la crescita come incostante e esasperatamente lenta, parole che non hanno fatto bene alle borse che continuano il trend negativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6164985609859701807?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6164985609859701807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6164985609859701807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/per-la-fed-leconomia-usa-e-in-stallo.html' title='Per la Fed l&apos;economia USA è in stallo!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1279815107527312816</id><published>2011-06-09T00:44:00.000+02:00</published><updated>2011-06-09T00:44:00.373+02:00</updated><title type='text'>L'Opec da slancio al petrolio!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; Su un mercato azionario statunitense orientato verso il basso è caduta la notizia che l’OPEC ha deciso di lasciare invariati i livelli di produzione, il che ha sospinto il prezzo del greggio di nuovo sopra i 100 dollari, anche se i livelli delle scorse settimane continuano ad essere lontani e forse non si rivedranno per il rallentamento della crescita un po’ ovunque nel mondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Ieri i tre indici continuavano a segnare valori in rosso, con il solo Dow Jones che oscillava seppur di poco intorno al livello della parità, ma staremo a vedere quello che accadrà nei prossimi giorni, sia in Europa per la perdurante crisi del debito pubblico greco, sia negli Stati Uniti dove si aspetta di capire qualcosa dalle prossime notizie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1279815107527312816?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1279815107527312816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1279815107527312816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/lopec-da-slancio-al-petrolio.html' title='L&apos;Opec da slancio al petrolio!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3037905668756239568</id><published>2011-06-08T00:26:00.002+02:00</published><updated>2011-06-08T00:26:00.222+02:00</updated><title type='text'>Si è fermata la corsa dell'orso? (2)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dietro il calo dei listini statunitensi vi sono diverse componenti, non esclusa la crisi del debito in corso in alcuni paesi dell’area dell’euro, in primis l’insoddisfacente andamento del Non Farm Payrolls e la risalita per due mesi consecutivi del tasso di disoccupazione, ora al 9,1 per cento, dati che, insieme alla situazione tutt’altro che soddisfacente del mercato immobiliare, rafforzano i timori sulla lunghezza della crisi finanziaria e non a caso ad essere colpite sono le azioni delle grandi banche statunitensi che fanno compagnia ai colossi dell’energia da quando il prezzo del petrolio è calato di un buon 15 per cento rispetto al massimo di fase posto intorno ai 114 dollari al barile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri i listini europei e il principale indice giapponese sono andati in controtendenza rispetto alla chiusura di lunedì di Wall Street, seppure non con valori percentuali entusiasmanti, ma entrambe le aree economiche hanno rilevanti problemi da risolvere e difficilmente possono restare immuni al sentimento che sta influenzando gli investitori a stelle e strisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3037905668756239568?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3037905668756239568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3037905668756239568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/si-e-fermata-la-corsa-dellorso-2.html' title='Si è fermata la corsa dell&apos;orso? (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-2962181803591636471</id><published>2011-06-07T00:12:00.000+02:00</published><updated>2011-06-07T00:12:00.161+02:00</updated><title type='text'>Si è fermata la corsa dell'orso?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Devo dire francamente nei mesi scorsi ho sperato che nessuno si ricordasse delle numerose puntate nelle quali definivo quello dei tre principali indici azionari statunitensi la corsa dell’orso, o,  in altre occasioni, del rimbalzo del coniglio morto quando viene gettato a terra, due immagini che non sembravano gran che veritiere quando il Dow Jones ha iniziato a occhieggiare all’area degli 11 mila punti e anche il Nasdaq (mercato di cui è stato presidente un finanziere chiamato a scontare una pena di 150 anni) e lo Standard &amp;amp; Poor’s 500 veleggiavano in acque ben più tranquille di quelle dell’inverno del 2009.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Ora che il vento sta cambiando e il Dow Jones sembra avviarsi a testare verso il basso la soglia posta a 10 mila punti, si potrà sempre dire che vi sono stati grandi guadagni per chi ha scommesso sulla corsa dell’orso, ma credo che quella che si sta aprendo sia una fase di colpo di coda della tempesta perfetta!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-2962181803591636471?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2962181803591636471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2962181803591636471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/si-e-fermata-la-corsa-dellorso.html' title='Si è fermata la corsa dell&apos;orso?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-377128979936132957</id><published>2011-06-06T00:35:00.000+02:00</published><updated>2011-06-06T00:35:00.747+02:00</updated><title type='text'>brutte notizie dagli States!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Ho tralasciato di seguire venerdì scorso le notizie provenienti dalle due sponde dell’Oceano Atlantico, ma appena ho rivisitato le pagine specializzate ho avuto la netta sensazione che il vento sta cambiando e non solo in un Europa afflitta dal grosso problema della Grecia, per non parlare del Portogallo e dell’Irlanda, ma anche negli Stati Uniti d’America che erano reduci da tre mesi di notizie relativamente buone sul fronte dell’occupazione e che sono stati colpiti da un fiacchissimo Non Farm Payrolls per il mese di maggio e da un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione che è passato dal 9,0 al 9,1 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;I dati di consenso degli analisti vedevano una crescita netta delle buste paga tra i 160 mila e i 200 mila, mentre il tasso di disoccupazione era visto stabile al 9 per cento, ma ha deluso anche il settore privato che ha visto una crescita degli occupati di poco più di 80 mila unità contro previsioni di 200 mila!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-377128979936132957?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/377128979936132957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/377128979936132957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/brutte-notizie-dagli-states.html' title='brutte notizie dagli States!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8920527307488324348</id><published>2011-06-03T00:07:00.000+02:00</published><updated>2011-06-03T00:07:00.370+02:00</updated><title type='text'>Il testamento morale di Super Mario!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre il mercato scommette su una soluzione positiva della questione degli aiuti internazionali alla Grecia, aiuti che potrebbero scongiurare una ristrutturazione del debito pubblico di quel paese, il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha letto le sue ultime considerazioni finali, visto che il 24 giugno prossimo sarà designato Presidente della Banca Centrale Europea al posto di Trichet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è trattato di una sorta di testamento morale rivolto al Governo che c’è e a quelli che verranno, una serie di ammonimenti volti ad assumere provvedimenti che rilancino la crescita garantendo al contempo il rigore nei conti pubblici, tagliando gli sprechi e riducendo le inefficienze, riducendo le tasse su lavoro e imprese, ma combattendo a fondo l’evasione fiscale e contributiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Super Mario sa benissimo che l’attuale maggioranza non ha né la coesione né i numeri per affrontare questo arduo compito, ma non si esime dal tracciare la rotta per i naviganti attuali e futuri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8920527307488324348?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8920527307488324348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8920527307488324348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/il-testamento-morale-di-super-mario.html' title='Il testamento morale di Super Mario!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1859156706242780763</id><published>2011-06-01T00:08:00.000+02:00</published><updated>2011-06-01T00:08:00.127+02:00</updated><title type='text'>Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (6)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dopo un disastroso calo del 15,5 per cento in marzo, la produzione industriale giapponese è cresciuta dell’1 per cento in aprile rispetto al dato del mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione è cresciuto per la prima volta negli ultimi sei mesi, passando dal 4,6 al 4,7 per cento, due segnali inequivocabili di quanto sia difficile uscire dallo stato di emergenza determinato dal terremoto e dallo tsunami, per non parlare delle ricadute, non solo di quelle radioattive, del disastro della centrale di Fukushima (anche se di questa non si parla più da qualche tempo, anche se le cose non devono andare gran che bene se la Germania ha annunciato la completa uscita dal nucleare entro il 2022).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’output del settore automobilistico è calato in aprile del 60 per cento, anche se gli esperti prevedono un rialzo consistente in maggio e giugno, mentre, sul fronte dell’occupazione, il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio ha perso in aprile 390 mila addetti su base annua, mentre quello degli hotel e dei ristoranti ne ha persi 30 mila.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1859156706242780763?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1859156706242780763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1859156706242780763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/06/terremoto-tsunami-e-tempesta-perfetta-6.html' title='Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (6)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4130932414850840961</id><published>2011-05-31T00:05:00.003+02:00</published><updated>2011-05-31T00:05:00.454+02:00</updated><title type='text'>Chi è il prossimo? (3)</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; Ho sentito ieri in un programma televisivo un’affermazione che diceva che la Grecia ha il 50 per cento di possibilità di restare nell’euro e altrettante di doverne uscire, un’equivalenza di probabilità che dovrebbe far riflettere quanti stanno scommettendo contro lo stato ellenico, perché le conseguenze di questo gioco al massacro potrebbero essere devastanti per l’intera area dell’euro con ondate di altezza difficilmente prevedibili che potrebbero toccare anche le altre aree valutarie, dollaro, sterlina e yen ovviamente compresi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;In una corsa contro il tempo il governo greco sta cercando di privatizzare il privatizzabile, una prospettiva che sta facendo montare la protesta popolare, ma sembra essere questa una delle condizioni imposte dai negoziatori del Fondo Monetario Internazionale, dell’Unione europea e dell’eurogruppo per stanziare quegli aiuti internazionali di cui Atene ha assoluto bisogno per ripagare le scadenze del debito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4130932414850840961?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4130932414850840961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4130932414850840961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/chi-e-il-prossimo-3.html' title='Chi è il prossimo? (3)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6581829912471435316</id><published>2011-05-30T10:19:00.002+02:00</published><updated>2011-05-30T11:38:05.723+02:00</updated><title type='text'>Il mulino del Signore macina fino!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; Il giudizio di primo grado nel processo sulla tentata scalata della Banca Popolare Italiana alla Banca Antonveneta non è stato favorevole all’allora Governatore di Banca d’Italia, Antonio Fazio, condannato a 4 anni di reclusione e a un milione e mezzo di euro di ammenda, una pena inferiore a quella di Francesco Goldo (sei anni), ma maggiore di quella inflitta a Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, rispettivamente&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;ex presidente e altrettanto ex vice di Unipol, cui sono stati comminati tre anni di reclusione e molto superiore all’altro protagonista della vicenda, Giampiero Fiorani, all’epoca dei&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;fatti numero uno della Banca Popolare Italiana, assolto, invece, l’allora capo della vigilanza di Banca d’Italia, Francesco Frasca per non aver commesso i fatti attribuitigli dai pubblici ministeri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Mentre si è in attesa della conclusione del processo sull’altra tentata scalata, quella messa in piedi da Unipol sulla Banca Nazionale del Lavoro, questa prima sentenza è interessante perché rappresenta una conferma del ruolo tutt’altro che imparziale giocato dall’ex Governatore di Banca d’Italia nel tentativo delle banche straniere di acquisire due importanti pezzi del sistema bancario italiano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6581829912471435316?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6581829912471435316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6581829912471435316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/il-mulino-del-signore-macina-fino.html' title='Il mulino del Signore macina fino!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-2193851881636728989</id><published>2011-05-27T10:37:00.002+02:00</published><updated>2011-05-27T10:40:06.065+02:00</updated><title type='text'>Meno case all'asta negli States!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Mentre il mercato continua a scommettere su una ristrutturazione del debito pubblico della Grecia, dagli Stati Uniti d’America giunge la notizia che nel primo trimestre di quest’anno le vendite delle case giunte a qualche stadio del processo di foreclosure sono calate del 16 per cento rispetto a quelle vendute nell’ultimo quarto dell’anno scorso e del 36 per cento rispetto a quelle vendute nel primo trimestre del 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante il significativo miglioramento, le 158 mila e rotti case vendute rappresentano il 28 per cento del totale delle case vendute nel primo trimestre negli USA, una percentuale multipla di quella che dovrebbe caratterizzare un mercato immobiliare in buona salute, stimata dagli esperti a un livello non superiore al 5 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preoccupante anche il livello dello stock di case interessate dal processo di foreclosure, case cioè delle quali i concessori del mutuo sono rientrati in possesso e che sono pari a 872 mila unità, un numero destinato ad ingolfare le vendite di case per quasi tre anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-2193851881636728989?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2193851881636728989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2193851881636728989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/meno-case-allasta-negli-states.html' title='Meno case all&apos;asta negli States!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6918320022109709656</id><published>2011-05-26T00:22:00.000+02:00</published><updated>2011-05-26T00:22:00.383+02:00</updated><title type='text'>Ce la farà la Lagarde?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Battuta d’arresto per la nomina del successore di Dominique Strauss Kahn al vertice del Fondo Monetario Internazionale, in quanto i paesi del Bric, Brasile, Russia, India e Cina hanno concordato una levata di scudi mettendo in discussione l’assunto che a guidare il Fondo sia un europeo, nel caso specifico il ministro francese dell’economia, Christine Lagarde, la stessa che ha dato il benservito a Lorenzo Bini Smaghi che, a suo dire, non potrebbe sedere nell’esecutivo della Banca Centrale Europea se, come sembra oramai certo, a presiederla sarebbe chiamato Mario Draghi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Delle due istituzioni scaturite dagli accordi di Bretton Woods, il Fondo è stato storicamente presieduto da un europeo, mentre la seconda, la Banca Mondiale, è appannaggio degli Stati Uniti d’America, ma, come sostengono gli emergenti, le tradizioni non sono regole e si possono sempre cambiare!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6918320022109709656?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6918320022109709656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6918320022109709656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/ce-la-fara-la-lagarde.html' title='Ce la farà la Lagarde?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-5342313684291466886</id><published>2011-05-25T00:20:00.001+02:00</published><updated>2011-05-25T00:20:00.189+02:00</updated><title type='text'>Standard &amp; Poor's taglia a destra e a manca!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; Mentre crescono le probabilità di Christine Lagarde di diventare il nuovo numero uno del Fondo Monetario Internazionale, continua la falcidia di downgrade da parte di Standard &amp;amp; Poor’s che, dopo aver rivisto a negativo da stabile l’outlook per l’Italia e aver portato ancora più in basso il rating della Grecia, ora sta iniziando a prendersela con le singole banche italiane e con i nostri enti locali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Si dirà che è normale abbassare le previsioni di singole banche o enti locali dopo aver rivisto quelle per l’intero paese, ma è sulle motivazioni che sorge qualche perplessità, in particolare dove si sostiene che Intesa-San Paolo, Mediobanca, BNL e Findomestic meritano un outlook negativo perché troppo legate al mercato interno, quando la tempesta perfetta ha dimostrato la fragilità delle banche globali e, in particolare, delle loro divisioni di Corporate &amp;amp; Investment Banking!.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-5342313684291466886?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5342313684291466886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5342313684291466886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/standard-poors-taglia-destra-e-manca.html' title='Standard &amp; Poor&apos;s taglia a destra e a manca!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4918164216341196534</id><published>2011-05-24T08:52:00.001+02:00</published><updated>2011-05-24T08:54:52.446+02:00</updated><title type='text'>Chi è il prossimo? (2)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dopo la brutta seduta di venerdì, anche ieri le borse sono andate male seguendo tutti i fusi orari, da quelle asiatiche in mattinata a quelle europee e statunitensi successivamente, anche perché è chiaro che la crisi del debito pubblico in alcuni paesi dell’area dell’euro ha ripercussioni sulle banche di tutto il mondo, nonché sui risparmiatori e gli investitori istituzionali che, attratti dagli alti rendimenti, hanno sottovalutato l’ipotesi di un default con successiva ristrutturazione, ipotesi tutt’altro che peregrina nel caso della Grecia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con oltre il 3 per cento di perdite, Piazza Affari è stata la borsa peggiore del Vecchio Continente dopo che Standard &amp;amp; Poor’s ha rivisto a negativo l’outlook del nostro paese, una revisione che potrebbe preludere ad un peggioramento del rating per ora fermo al livello di A+, un’ipotesi realistica ove vi saranno segnali che lasceranno intravvedere il non rispetto degli impegni assunti in sede comunitaria sul rientro sia del rapporto deficit/pil che di quello relativo al debito/pil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cose si faranno preoccupanti se non vi sarà oggi un rimbalzo delle borse anticipato dal Nikkei che ha chiuso in positivo per lo 0,17 per cento mentre restano in rosso le altre principali borse asiatiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4918164216341196534?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4918164216341196534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4918164216341196534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/chi-e-il-prossimo-2.html' title='Chi è il prossimo? (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8057295743652206937</id><published>2011-05-23T08:30:00.003+02:00</published><updated>2011-05-23T08:33:55.770+02:00</updated><title type='text'>Chi è il prossimo?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Venerdì nero per le borse europee e per i tre maggiori indici statunitensi con l’euro in caduta contro il dollaro per le nuove notizie sul debito pubblico greco e italiano che hanno spinto le agenzie di rating a operare revisioni al ribasso del rating nel caso della Grecia e dell’outlook in quello dell’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la Grecia, si parla ormai apertamente di una possibile ristrutturazione del debito che comporterebbe tagli al valore nominale di quanto posseduto dagli investitori, una misura che colpirebbe non solo i risparmiatori ma anche le banche, in particolare quelle presenti in Grecia, che detengono più o meno grandi quantità del debito sovrano di quel paese, una prospettiva che ha spinto Fitch’s a portare ancora più in basso il rating, che era già nell’area dei titoli spazzatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Standard &amp;amp; Poor’s, invece, ha rivisto al ribasso l’outlook dell’Italia, portandolo da stabile a negativo, una revisione in gran parte basata sulle modeste prospettive di crescita con conseguente peggioramento sia del rapporto deficit/prodotto interno lordo, sia del rapporto debito/pil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8057295743652206937?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8057295743652206937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8057295743652206937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/chi-e-il-prossimo.html' title='Chi è il prossimo?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1516297832602510385</id><published>2011-05-19T17:04:00.003+02:00</published><updated>2011-05-19T17:06:40.405+02:00</updated><title type='text'>Notizie dagli States!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Le più che prevedibili dimissioni di Strauss-Khan non hanno rasserenato il clima nel Fondo Monetario Internazionale, dove non è molto piaciuta l’autocandidatura di Christine Lagarde e mentre si fa avanti la Cina che ambirebbe a piazzare un suo candidato per quel posto così rilevante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Nel frattempo continua a non schiarirsi il panorama del mercato immobiliare a stelle e strisce che dopo il flop delle case nuove ha registrato un ‘inatteso’ calo delle vendite di case esistenti calate in aprile dello 0,8 per cento, mentre molto rumore ha fatto il crollo dell’indice di Filadelfia che si è portato a 3,9 da una lettura precedente superiore a 18.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Ma gli ottimisti a un tanto al chilo si rifaranno certamente con il marginale miglioramento dei jobless claims, diminuiti di 29.000 unità a 409 mila.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1516297832602510385?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1516297832602510385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1516297832602510385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/notizie-dagli-states.html' title='Notizie dagli States!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4891971468731557949</id><published>2011-05-18T00:17:00.000+02:00</published><updated>2011-05-18T00:17:00.598+02:00</updated><title type='text'>L'iiresistibile ascesa di Super Mario!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:center" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;mentre il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale resta in carcere in base ad accuse infamanti, ma non per il presidente dell’eurogruppo Junker, l’Ecofin benedice la nomina di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea, nomina che sarà ratificata dal Consiglio europeo che raduna i capi di Stato e di governo dell’Unione europea, ma nessuno si sogna di pensare che in quella sede possa essere messa in discussione la nomina del governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Group al posto attualmente ricoperto da Jean Claude Trichet.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;L’ascesa di Draghi crea invece dei problemi al membro italiano nel Board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, del quale la ministra francese dell’economia, Christine Lagarde, ha chiesto poco elegantemente la testa, mettendo in chiaro il patto stretto tra il suo presidente della repubblica e l’italiano Berlusconi, un patto che prevedeva la nomina di Draghi in cambio dell’uscita dell’altro italiano, intesa che potrebbe avere fatto i conti senza l’oste.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4891971468731557949?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4891971468731557949'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4891971468731557949'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/liiresistibile-ascesa-di-super-mario.html' title='L&apos;iiresistibile ascesa di Super Mario!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3475682333953227134</id><published>2011-05-17T00:20:00.000+02:00</published><updated>2011-05-17T00:20:00.360+02:00</updated><title type='text'>Bye Bye Dominique!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non bastavano i problemi del debito pubblico al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico, ci mancava anche l’arresto per stupro del direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Khan, sino a ieri considerato un autorevole candidato alle prossime presidenziali francesi e ora inchiodato ad un’accusa infamante, un accusa ben diversa dalle voci su vere o presunte relazioni extraconiugali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La più che probabile uscita dello statista francese dalla guida del Fondo potrebbe avere ripercussioni sulla linea sin qui tenuta dall’organismo sulle crisi di Grecia, Irlanda e Portogallo, una linea molto accomodante rispetto a quella tenuta negli anni Settanta e Ottanta, in particolare sotto il profilo delle condizioni imposte ai paesi in difficoltà, basti pensare a quello che accadde all’Italia cui venne chiesto l’oro a garanzia dei finanziamenti ricevuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Staremo a vedere quello che accadrà a livello giudiziario, ma la scelta sarà comunque politica e credo si possa già dire Bye Bye Dominique.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3475682333953227134?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3475682333953227134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3475682333953227134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/bye-bye-dominique.html' title='Bye Bye Dominique!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3260511715553334840</id><published>2011-05-16T00:26:00.000+02:00</published><updated>2011-05-16T00:26:00.077+02:00</updated><title type='text'>Ritorna la tempesta perfetta?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;La crisi del debito di alcuni paesi dell’area euro sta determinando un cambiamento di visione al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico, con cali degli indici azionari che si mischiano con un calo di oltre il 10 per cento del prezzo del greggio passato da oltre 114 dollari al barile a qualcosa meno di 100, una flessione determinata sia delle esagerazioni precedenti dettate dalla speculazione sia dalle crescente sensazione che la crescita statunitense sia meno forte del previsto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;In tutto questo vi è stato un apprezzamento dell’1 per cento del dollaro nei confronti delle altre principali, un apprezzamento che non tiene conto dei problemi del debito anche in casa statunitense con un rapporto tra il deficit e il prodotto interno lordo vicino al 10 per cento e un debito pubblico che si avvicina al tetto fissato a 14,3 trilioni di dollari, un tetto che, secondo il ministro del Tesoro statunitense, sarà toccato e superato all’inizio di agosto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Come dicevo in una precedente puntata del Diario della crisi finanziaria, la crisi finanziaria è sostanzialmente una crisi del debito, aggravata dalle malefatte della finanza strutturata, è le prossime settimane e i prossimi mesi ci diranno se si aggraverà la tempesta perfetta iniziata quattro anni e nove mesi fa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3260511715553334840?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3260511715553334840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3260511715553334840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/ritorna-la-tempesta-perfetta.html' title='Ritorna la tempesta perfetta?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6963074208061774073</id><published>2011-05-13T20:30:00.001+02:00</published><updated>2011-05-13T20:32:24.126+02:00</updated><title type='text'>L'area dell'euro si divide in due?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:center" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Mentre il gruppo dei diciassette paesi dell’eurozona si apprestano ad approvare gli aiuti per 78 miliardi di euro destinati al Portogallo, cresce la preoccupazione per la situazione della Grecia che ha un livello di debito pubblico pari a 327 miliardi di euro, un ammontare che il Financial Times definisce un vero incubo, al punto da non poter escludere una ristrutturazione del debito stesso che avrebbe serie conseguenze sugli investitori e effetti difficilmente calcolabili anche sul club dei virtuosi, Germania in testa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Non so se anche questa volta la riunione dell’eurogruppo è stata preceduta da un summit dei paesi che stanno vivendo le vicende di Grecia, Irlanda e Portogallo con qualcosa di più che una semplice preoccupazione, una preoccupazione di cui si è fatto interprete il Fondo Monetario Internazionale che prevede una possibile scissione dell’area dell’euro in due, una scissione che difficilmente vedrebbe Spagna e Italia essere ammessi all’euro di serie A.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Si tratta tuttavia di una possibilità alla quale credo poco, mentre è molto probabile che in alcuni casi si giunga all’estromissione di alcuni paesi dal club dell’euro per manifesta impossibilità di rispettare non tanto i parametri del trattato che ha dato il via al processo di unificazione monetaria quanto una normale gestione del bilancio pubblico!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6963074208061774073?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6963074208061774073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6963074208061774073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/larea-delleuro-si-divide-in-due.html' title='L&apos;area dell&apos;euro si divide in due?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6109836706809045164</id><published>2011-05-12T00:03:00.001+02:00</published><updated>2011-05-13T20:28:02.655+02:00</updated><title type='text'>La Grecia chiede ancora aiuto!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In una lunga conferenza stampa, la signora Angela Merkel ha fornito la sua idea dell’Europa e dell’euro, sostenendo che Berlino farà la sua parte per salvare la Grecia, sempre che il governo di Atene faccia la sua parte con un programma di lacrime e sangue, propedeutico all’ottenimento del prestito da 70 miliardi di euro, prestito che al momento non risultano richiesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la Grecia e l’Irlanda, con il Portogallo ancora in panchina, si torna dunque al paese dal quale tutto era cominciato, segno, come sostiene la cancelliera di ferro, che la strada del risanamento dei conti pubblici è lunga e irta di ostacoli, anche in altri paesi membri dei quali per ora non si parla, Spagna e Italia, tanto per citarne due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi del debito non è dunque destinata a risolversi in fretta e questo avrà conseguenze su una parte dei paesi dell’eurogruppo, anche perché gli aiuti richiedono l’unanimità dei paesi membri, unanimità tutt’altro che scontata e che fa apparire l’approvazione della Commissione europea degli aiuti al Portogallo poco più che una buona intenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6109836706809045164?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6109836706809045164'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6109836706809045164'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/la-grecia-chiede-ancora-aiuto.html' title='La Grecia chiede ancora aiuto!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4020354758244469903</id><published>2011-05-11T00:09:00.001+02:00</published><updated>2011-05-11T00:09:00.969+02:00</updated><title type='text'>Microsoft conquista Skype!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non so se Beppe Grillo continuerà a tessere le lodi di Skype ora che il rivoluzionario network telefonico via internet è finito preda di Bill Gates che con la sua Microsoft ha fatto un boccone solo della società fondata nel 2003 da due intraprendenti giovanotti, Niklas Jennstrom e Janus Friis, offrendo l’iperbolica cifra di 8,5 miliardi di dollari, un’offerta che ha spiazzato quelle avanzate da Google e da Facebook.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la società era stata già rilevata nel 2005 da EBay che se ne era tenuta il 30 per cento per piazzare il resto tra un gruppo di investitori, tutti molto felici oggi perché si spartiranno 8 miliardi di dollari, mentre gli altri 500 serviranno a ripianare i debiti della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due creatori di Skype si erano già fatti un nome creando il sito Kazaa che consentiva lo scambio a titolo gratuito di musica e che ha suscitato un vespaio di polemiche e di azioni legali a tutela della proprietà dei brani scaricati senza pagare i diritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4020354758244469903?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4020354758244469903'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4020354758244469903'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/microsoft-conquista-skype.html' title='Microsoft conquista Skype!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3281589942621760931</id><published>2011-05-10T00:37:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T00:37:00.836+02:00</updated><title type='text'>Due giganti a confronto!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;  &lt;/h2&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Alla presenza di due immense delegazioni, si è aperto ieri il confronto in terra statunitense tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Popolare Cinese sulle questioni bilaterali, un confronto che verte sostanzialmente sulla disattesa richiesta americana di un sostanziosa rivalutazione della valuta cinese che, secondo i sempre più agguerriti esportatori statunitensi, dovrebbe essere nell’ordine del 40 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;La delegazione americana è guidata dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner e dal responsabile del Dipartimento di Stato, Hillary Rhodam Clinton ed è formata dai rappresentanti di venti agenzie federali, mentre quella cinese è capeggiata dal vice primo ministro, il nome non lo dico tanto lo scordereste un attimo dopo, e da un numero di rappresentanti di organismi governativi pari in numero a quelli statunitensi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Se gli stati Uniti sono molto interessati alla rivalutazione della valuta cinese, ai rappresentanti di Pechino preme molto sapere cosa accadrà al tetto all’indebitamento statunitense che, secondo il ministro del Tesoro deve essere innalzato dall’attuale livello di 14,3 trilioni di dollari pena il default, una prospettiva che rischierebbe di far valere molto meno l’immenso stock di titoli USA nelle mani dei cinesi e che potrebbe indurli ad alleggerire la loro posizione con effetti disastrosi sui corsi dei titoli statunitensi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3281589942621760931?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3281589942621760931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3281589942621760931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/due-giganti-confronto.html' title='Due giganti a confronto!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-5395249413407616898</id><published>2011-05-09T00:05:00.000+02:00</published><updated>2011-05-09T00:05:00.098+02:00</updated><title type='text'>Segnali contrastanti dagli States!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; Vi era forte attesa per i dati sull’occupazione statunitense, in particolare a causa di segnali che lasciavano intravedere un rallentamento della crescita e i dati diffusi venerdì hanno dato un segnale doppio, da un lato il Non Farm Payrolls ha registrato un saldo netto di 244 mila occupati, dall’altro l’indagine sul tasso di disoccupazione ha registrato un peggioramento, passando dall’8,8 per cento di marzo al 9 per cento tondo di aprile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Si tratta di due dati dal forte aspetto simbolico, in quanto la crescita dei posti di lavoro di aprile è la più alta dal febbraio del 2006, mentre il ritorno del tasso di disoccupazione al 9 per cento gela le speranze di Obama e di Bernspan che già intravedevano una lenta ma sicura discesa del tasso di disoccupazione verso l’altrettanto importante soglia psicologica dell’8 per cento, anche se mi tocca per l’ennesima volta ricordare che il tasso di disoccupazione che tiene conto degli scoraggiati e dei part time ‘forzati’ oscilla ancora attorno al 15 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;I mesi prossimi diranno quale delle due letture, quella pessimista e quella ottimista, è quella giusta, ma io credo che stiamo andando verso un sensibile rallentamento della crescita, legato in gran parte all’esaurirsi del ciclo delle scorte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-5395249413407616898?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5395249413407616898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5395249413407616898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/segnali-contrastanti-dagli-states.html' title='Segnali contrastanti dagli States!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8034935058818833248</id><published>2011-05-06T00:24:00.001+02:00</published><updated>2011-05-06T10:04:59.343+02:00</updated><title type='text'>Rallenta la crescita USA?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Una serie di dati non positivi, e comunque di molto al di sotto delle attese ha determinato mercoledì una battuta d’arresto dei tre principali indici azionari statunitensi, la prosecuzione della caduta del prezzo del petrolio e un mutamento del clima degli investitori proprio quando l’importante soglia psicologica degli 11 mila punti del Dow Jones sembrava a portata di mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indicatore più importante ad essere al di sotto delle attese è stato l’indice del settore dei servizi elaborato dall’Institute for Supply Management cresciuto al tasso più basso degli ultimi otto mesi, un rallentamento rilevante in quanto si tratta di un settore che impiega il 90 per cento della forza lavoro statunitense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro indicatore è rappresentato dalle assunzioni nel settore privato in aprile, dato che precede di pochi giorni il Non Farm Payrolls e il tasso di disoccupazione e che segnala come siano state assunte 179 mila persone, molte meno di quante erano state previste dagli analisti che puntavano ad una ripetizione della buona crescita registrata in marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati sull’occupazione USA previsti per oggi verranno commentati nella puntata di lunedì del Diario della crisi finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8034935058818833248?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8034935058818833248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8034935058818833248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/rallenta-la-crescita-usa.html' title='Rallenta la crescita USA?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3090367715207833444</id><published>2011-05-05T00:32:00.001+02:00</published><updated>2011-05-05T00:32:00.308+02:00</updated><title type='text'>Incognita finlandese sugli aiuti al Portogallo!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il Portogallo ha raggiunto un accordo con l’Unione europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale su un piano di aiuti da 78 miliardi di euro della durata di tre anni, impegnandosi ovviamente a un rapido rientro del rapporto deficit/prodotto interno lordo, rapporto che dovrebbe scendere al 5,9 per cento nell’anno in corso e portarsi al di sotto del 3 per cento nel 2013.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il premier dimissionario Socrates ha parlato di un buon accordo che non dovrebbe comportare ulteriori sacrifici, anche se è evidente che l’intesa, che deve essere ancora perfezionata, peserà sulle prossime elezioni, così come è evidente che gli aiuti sono ben visti anche dal capo dell’opposizione anche se si guarderà bene dal dirlo in una campagna elettorale che si preannuncia già molto infuocata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la vera incognita è rappresentata dalla posizione che assumerà la Finlandia a causa dell’atteggiamento del partito dei veri finlandesi che ha già annunciato che voterà contro in parlamento, ma si punta ad ottenere un voto di astensione che non metterebbe a rischio l’unanimità richiesta per un accoglimento del piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3090367715207833444?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3090367715207833444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3090367715207833444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/incognita-finlandese-sugli-aiuti-al.html' title='Incognita finlandese sugli aiuti al Portogallo!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3565846022810582076</id><published>2011-05-04T00:35:00.000+02:00</published><updated>2011-05-04T00:35:00.872+02:00</updated><title type='text'>La politica attacca la Fed!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;  &lt;/h2&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Il potente senatore democratico Barney Frank ha deciso portare un affondo nei confronti della banca centrale statunitense, quella Federal Reserve che ha gestito in modo perlomeno discutibile la fase più intensa della tempesta, peraltro guidata da un professore universitario con poca esperienza dei meccanismi operativi della Fed, di cui era stato presidente di una Fed regionale per poco tempo prima di prendere il posto ricoperto per venti anni da Alan Greenspan.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Il battagliero parlamentare che ha partecipato alla stesura del testo della riforma della finanza ha annunciato di aver proposto un disegno di legge che modifica radicalmente i meccanismi decisionali del Federal Open Market Committee, eliminando i posti, cinque, sinora ricoperti a turno dai presidenti delle Fed regionali, mentre a dire la loro sulle decisioni di politica monetaria resterebbe soltanto i&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;sette governatori centrali, Bernspan ovviamente incluso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Anche le materie oggetto della discussione del FOMC verrebbero limitate, anche se non si sa ancora come, insomma una proposta di riforma della quale non si capisce molto la ragione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3565846022810582076?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3565846022810582076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3565846022810582076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/la-politica-attacca-la-fed.html' title='La politica attacca la Fed!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8943763762737987643</id><published>2011-05-03T00:12:00.000+02:00</published><updated>2011-05-03T00:12:00.141+02:00</updated><title type='text'>Le buonuscite d'oro di Cesare Geronzi!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Come i lettori del Diario della crisi finanziaria ricorderanno, ho volutamente evitato di commentare l’estromissione del banchiere di Marino, al secolo Cesare Geronzi, dalla presidenza delle Generali, ma vorrei spendere qualche parola sui trattamenti economici da lui ricevuti in questa come in altre precedenti occasioni, trattamenti francamente esorbitanti riassunti in un bell’articolo di Alberto Statera apparso sul quotidiano la Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In soli quattro anni e mezzo, Geronzi ha ricevuto, a titolo di liquidazione, 55 milioni di euro, tra i quali spiccano i 20 milioni ricevuti per l’uscita dal Gruppo Unicredit con destinazione alla presidenza di Mediobanca, uscendo dalla quale di milioni ne ha ricevuti 18,4, per giungere poi all’ultima buonuscita dal gruppo triestino che ha portato nelle sue tasche 16,6 milioni di euro per soli undici mesi di presidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle Generali difendono la decisione del comitato remunerazioni, assicurando che, in caso di mancanza di accordo, sarebbero stati costretti a pagare molto di più, anche se oltre ai soldi, l’oramai ex banchiere di Marino, ha ottenuto anche la presidenza della Fondazione Generali, due decisioni che hanno spinto i fondi esteri a votare contro e la Banca d’Italia ad astenersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8943763762737987643?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8943763762737987643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8943763762737987643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/le-buonuscite-doro-di-cesare-geronzi.html' title='Le buonuscite d&apos;oro di Cesare Geronzi!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4969109593440934471</id><published>2011-05-02T00:09:00.000+02:00</published><updated>2011-05-02T00:09:00.038+02:00</updated><title type='text'>I dispiaceri del leone di Omaha!</title><content type='html'>&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;la festa annuale dei soci della Berkshire Hathaway è stata guastata dai rivoli dello scandalo riguardante David Sokol, un altissimo dirigente che aveva investito in una società russa che qualche giorno dopo la creatura di Warren Buffett avrebbe fatto propria, con plusvalenze di tutto rispetto per il manager che pochi giorni dopo ha lasciato precipitosamente la Berkshire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Ma a turbare i convenuti sono state anche le perdite per 1,7 miliardi di dollari del settore assicurativo, perdite che hanno determinato un calo degli utili nel primo trimestre del 58 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Di fronte ai suoi 40 mila fan, il Leone di Omaha ha tirato fuori la faccia feroce e ha attaccato duramente il suo ex collaboratore, che ha risposto tramite una dura nota del suo legale, ma anche trovato modo di dire che le calamità che hanno determinato le perdite nel settore assicurativo del suo conglomerato non lo impensieriscono più di tanto e che i conti annuali saranno come al solito brillanti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;I suoi sostenitori hanno buone ragioni per credergli, visto che molti di loro, soprattutto i più anziani, sono diventati ricchi scommettendo somme relativamente modeste, mentre tutti non hanno ragione di pentirsi di un investimento che ha pochi paragoni nel mercato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4969109593440934471?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4969109593440934471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4969109593440934471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/05/i-dispiaceri-del-leone-di-omaha.html' title='I dispiaceri del leone di Omaha!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1068676272934577273</id><published>2011-04-29T00:02:00.000+02:00</published><updated>2011-04-29T00:02:00.339+02:00</updated><title type='text'>La prima volta di Bernspan! (2)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La prima conferenza stampa di Bernspan al termine dei due giorni di seduto del Federal Open Market Committee è stata salutata con favore dai mercati, con i tre principali indici in progresso a livelli non toccati dalla primavera del 2008, anche se ancora lontani dai massimi toccati nell’ottobre del 2007, quando i venti impetuosi della tempesta perfetta soffiavano già da tre mesi ma il mercato azionario sembrava infischiarsene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa che più è piaciuta è stata la previsione di un miglioramento del mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe portarsi all’8,4 per cento dall’attuale 8,8 per cento che già è in miglioramento di un punto pieno percentuale rispetto ai massimi registrati nel pieno della crisi finanziaria, una previsione che supera come impatto la delusione per la correzione al ribasso delle stime sulla crescita vista al 3,3 per cento con un rallentamento nell’ultima parte dell’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né per i mercati è una preoccupazione il significativo innalzamento delle stime sull’inflazione, con il CPI visto crescere tra il 2,3 e il 2,8 per cento, una crescita significativamente superiore alla forchetta precedente che prevedeva un massimo a 1,7 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1068676272934577273?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1068676272934577273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1068676272934577273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/la-prima-volta-di-bernspan-2.html' title='La prima volta di Bernspan! (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-455304631815288128</id><published>2011-04-28T00:01:00.003+02:00</published><updated>2011-04-28T09:07:34.534+02:00</updated><title type='text'>La prima volta di Bernspan!</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Ieri si è tenuta la prima conferenza stampa di un presidente della Federal Reserve e a questo primo appuntamento ne faranno seguito altri tre, in quanto, d’ora in poi, Bernspan, o chi gli succederà, si sottoporrà a 45 minuti di domande dei giornalisti dopo un prologo di un quarto d’ora in cui fornirà verosimilmente un quadro dello scenario macroeconomico nel quale si inserisce la politica monetaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Con questa decisione la Fed si allinea a quanto già succede alla Banca Centrale Europea o alla Bank of England, istituzioni che da tempo prevedono che il rispettivo numero uno si sottoponga al fuoco di fila delle domande dei giornalisti, una prassi che è intesa a dare una parvenza di trasparenza rispetto ai meccanismi decisionali delle rispettive banche centrali.&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;&lt;/span&gt;I precedenti storici dei rapporti tra Bernspan e la stampa, in particolare con l’implacabile Mary Bartiromo di CNBC, non sono stati sempre felici, ma è certo che l’uomo tirerà fuori l’abilità di professore, ha insegnato a lungo alla prestigiosa università di Princeton, per cercare di schivare le domande più insidiose e, soprattutto nel trovare risposte che non provochino soprassalti dei mercati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Maggiori ragguagli su quanto dirà Bernspan saranno presenti nella puntata di domani del Diario della crisi finanziaria.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-455304631815288128?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/455304631815288128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/455304631815288128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/la-prima-volta-di-bernspan.html' title='La prima volta di Bernspan!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-2525475026009878918</id><published>2011-04-27T00:23:00.002+02:00</published><updated>2011-04-27T00:23:00.543+02:00</updated><title type='text'>Nuvole nere sull'area dell'euro!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Lo sforamento delle previsioni sul rapporto deficit/pil di Grecia, Irlanda e Portogallo gettano un’ombra inquietante sulla possibilità che questi tre paesi possano tornare nell’ambito dei parametri previsti dal trattato di Maastricht che per quanto riguarda il deficit prevedono che lo stesso non possa superare il 3 per cento del prodotto interno lordo, anche perché la scadenza prevista, il 2014, è meno lontana di quanto possa a prima vista sembrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dato certificato da Bruxelles vede la Grecia al 10,5 per cento del pil, quasi un punto in più della previsione che lo vedeva al 9,6 per cento, mentre il rapporto tra il debito pubblico e il pil si attesta a 142,8 per cento, un dato che si colloca ben al di sopra del 140,2 previsto, il tutto dopo che la Grecia ha ricevuto aiuti per 110 miliardi di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro paese destinatario degli aiuti, l’Irlanda, ha sforato solo di un punto decimale le previsioni sul rapporto tra deficit e prodotto interno lordo, il problema è che lo stesso rapporto si pone a un proibitivo livello di 32,4 per cento un livello superiore di oltre dieci volte il limite consentito dal trattato, mentre il Portogallo, con il suo deficit al 9,1 per cento del pil, ha sforato di circa due punti le previsioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si dice in gergo, tali numeri erano già scontati dai mercati europei che ieri hanno viaggiato su valori positivi, in attesa della riunione della Federal Reserve e del prossimo salvataggio che dovrebbe riguardare il Portogallo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-2525475026009878918?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2525475026009878918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2525475026009878918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/nuvole-nere-sullarea-delleuro.html' title='Nuvole nere sull&apos;area dell&apos;euro!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1288958107463247090</id><published>2011-04-26T00:05:00.008+02:00</published><updated>2011-04-26T21:38:42.237+02:00</updated><title type='text'>Notizie dagli States!</title><content type='html'>&lt;h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver toccato in febbraio un minimo storico, le vendite di nuove case negli Stati Uniti d'America sono cresciute in marzo dell'11 per cento portandosi ad un dato annualizzato di 300 mila case, il che vuol dire 25 mila case vendute al mese, un dato ben distante da quel valore di oltre 60 mila nuove case vendute al mese che caratterizza le fasi di salute del mercato immobiliare a stelle e strisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto alla crescita delle nuove case vi è un dato molto allarmante che è dato dallo stock di nuove case da vendere giunto in marzo ad un minimo degli ultimi 43 anni e mezzo con 187 mila case, un dato che ben testimonia come i costruttori stiano riducendo al lumicino l'attività alla luce della scarsità della domanda dovuta in gran parte alla concorrenza delle case messe all'asta da banche e finanziarie.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Un altro indicatore da tenere sotto osservazione è il prezzo mediano delle nuove case, calato in marzo del 4,9 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, una flessione che avvicina maggiormente il prezzo delle nuove case a quello delle case esistenti, una differenza di poco più di 50 mila dollari che era di 80 mila nel gennaio di quest’anno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1288958107463247090?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1288958107463247090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1288958107463247090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/notizie-dagli-states_26.html' title='Notizie dagli States!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4255570937181508861</id><published>2011-04-22T00:02:00.001+02:00</published><updated>2011-04-22T00:02:00.155+02:00</updated><title type='text'>Oro, petrolio...</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Dopo una virata alquanto brusca verso il basso, i prezzi del petrolio sono tornati a crescere riportandosi negli Stati Uniti intorno a 112 dollari al barile, mentre l’oro giallo è oramai stabilmente da qualche seduta nell’area dei 1.500 dollari l’oncia, una quotazione quest’ultima che la dice lunga sulle preferenze di quanti, e sono tanti, si sono bruciati le dita investendo nei vari titoli della finanza strutturata o in azioni a causa degli alti marosi della tempesta perfetta, in particolare nel periodo che va dall’autunno del 2007 alla primavera del 2009.&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Sul petrolio aveva giocato un documento della potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs che aveva reso noto che i livelli previsti dai suoi analisti erano stati superati, girando presumibilmente le posizioni a danno dei pesci piccoli che continuano a muoversi attorno alle corazzate della finanza, per poi rigirarsi nuovamente in un’ottica rialzista ricominciando a macinare profitti spesso a danno di quelli che avevano creduto ad una svolta effettiva del mercato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Il problema resta sempre quello dello stato delle finanze pubbliche al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico, anche se anche il Giappone sotto questo profilo non se la passa gran che bene, un problema che è esploso in tutta la sua evidenza per alcuni paesi dell’area dell’euro e sta colpendo ora anche gli Stati Uniti, con Obama che sta iniziando la sua campagna elettorale proprio dal disastro dei conti pubblici e dalla sua diversa ricetta per uscire da questa situazione rispetto a quella con l’accetta propugnata dai repubblicani e dai tea parties.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4255570937181508861?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4255570937181508861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4255570937181508861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/oro-petrolio.html' title='Oro, petrolio...'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-5869082981380359050</id><published>2011-04-21T00:01:00.000+02:00</published><updated>2011-04-21T00:01:01.410+02:00</updated><title type='text'>Standard &amp; Poor's passa a negativo l'outlook sugli USA! (2)</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Guardando i rendimenti dei Treasury Bonds a dieci anni nei due giorni successivi all’annuncio di Standard &amp;amp; Poor’s di avere cambiato il proprio outlook da stabile a negativo poteva sembrare che, invece di una notizia negativa si trattasse di una notizia positiva, in quanto si è registrato un calo dei rendimenti e, quindi, un rialzo dei prezzi, segno a mio avviso che mani forti siano intervenute sul mercato, prima di tutte quelle della Fed.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Siccome andare contro il mercato si può fino a un certo punto, ieri i rendimenti hanno ripreso a crescere e i prezzi correlativamente&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;a diminuire, ma questo, a mio avviso, non è che l’inizio perché una volta che si è constato che il re è nudo è difficile che le cose tornino come prima, anche perché il deficit è oramai da tre anni sopra la soglia dei mille miliardi di dollari, 1.500 per l’anno fiscale corrente, e il tetto al debito è prossimo a essere raggiunto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Quello che appare strano e che nessuno degli economisti che hanno visto sfracelli dietro ogni angolo si sia peritato di mettere in guardia contro il vero pericolo che minaccia gli Stati Uniti d’America, un pericolo che non si tradurrà immediatamente in cali vertiginosi dei prezzi dei titoli di Stato americani ma che procederà a gradini, quanto erti lo scopriremo solo strada facendo!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-5869082981380359050?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5869082981380359050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5869082981380359050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/standard-poors-passa-negativo-loutlook.html' title='Standard &amp; Poor&apos;s passa a negativo l&apos;outlook sugli USA! (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-2948350962402745561</id><published>2011-04-20T00:36:00.002+02:00</published><updated>2011-04-20T16:00:55.521+02:00</updated><title type='text'>Standard &amp; Poor's passa a negativo l'outlook sugli USA!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In una recente puntata del Diario della crisi finanziaria, avevo sottolineato l’importanza della scelta di Pimco, uno dei maggiori fondi di investimento al mondo, di andare corto di titoli di Stato statunitensi ed ecco che arriva la notizia che Standard &amp;amp; Poor’sha deciso di rivedere le prospettive del debito pubblico statunitensi da stabile a negativo, una decisione che potrebbe portare, con una probabilità su tre al declassamento dalla tripla A ad un gradino di meno, il tutto giustificato dall’incapacità delle autorità americane di riportare sotto controllo il deficit e iniziare a ridurre il debito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le reazioni della Casa Bianca e dei due maggiori partiti a stelle e strisce sono state improntate alla lesa maestà, con dichiarazioni ufficiali che sottolineano l’incapacità dell’agenzia di rating di comprendere la forza dello spirito bipartisan che dovrebbe portare a tagli di 38 miliardi di dollari su un deficit che viaggia alla velocità di 1.500 miliardi, mentre il debito sta per sfondare il tetto di 14.000 miliardi di dollari, livelli che avrebbero portato a ripetuti declassamenti se avessero caratterizzato un paese diverso dagli Stati Uniti d’America!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia ha fatto presto il giro del mondo lunedì e le borse si sono messe all’unisono in territorio negativo, tendenza che è proseguita ieri sui mercati asiatici, caratterizzati da due paesi, la Cina e il Giappone che sono i maggiori possessori di titoli di Stato statunitensi, mentre ora si aspetta cosa faranno Moody’s e Fitch’s le altre due società di rating.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Sarli&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-2948350962402745561?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2948350962402745561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2948350962402745561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/standard-poorspass-negativo-loutlook.html' title='Standard &amp; Poor&apos;s passa a negativo l&apos;outlook sugli USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-7525547407198932688</id><published>2011-04-19T00:27:00.001+02:00</published><updated>2011-04-19T08:29:21.906+02:00</updated><title type='text'>L'incognita finlandese!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La politica di aiuti ai paesi dell’area euro super indebitati rischia di trovare un forte ostacolo nel nuovo esecutivo che mergerà dalle elezioni di domenica scorsa in Finlandia che hanno visto la netta sconfitta della premier uscente e la forte affermazione di un partito nazionalista ed antieuropeo dal bizzarro nome i veri finlandesi, un partito che ha condotto la campagna elettorale all’insegna della xenofobia e promettendo il blocco degli aiuti ai paesi in difficoltà, chiarendo che, se fossero andati al governo, il Portogallo poteva scordarsi il piano di aiuti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il problema sta nel fatto che è convinzione comune che, senza un piano di aiuti, il Portogallo non potrà farcela da solo a risanare i conti e a respingere gli assalti della speculazione internazionale, che non ha mollato la presa neanche quando da Bruxelles è pervenuta la notizia della richiesta ufficiale di aiuti da parte del governo portoghese, un’assenza di tregua dovuta al fatto che l’instabilità politica portoghese determinava un assenza di interlocutore credibile per i negoziati con l’eurogruppo, l’Unione europea e il Fondo Monetario Internazionale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche prima della svolta politica finlandese, non mancavano i problemi per giungere al terzo salvataggio, dopo quelli di Grecia e Irlanda, vista l’opposizione di numerosi stati che si sono costituiti in un gruppo informale per influenzare l’andamento dei negoziati futuri con gli Stati richiedenti gli interventi, anche se finora si era trattato più che altro di pressioni sul tasso da applicare agli aiuti, mentre ora si profila la possibilità di un veto nei confronti dei piani di salvataggio! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-7525547407198932688?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7525547407198932688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7525547407198932688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/lincognita-finlandese.html' title='L&apos;incognita finlandese!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6412742309161890694</id><published>2011-04-18T00:32:00.000+02:00</published><updated>2011-04-18T00:32:00.157+02:00</updated><title type='text'>Fino a quando Bernspan potrà ignorare l'inflazione?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Il Consumer Price Index statunitense in marzo diffuso venerdì scorso ha rafforzato la pattuglia di analisti che non prevedono un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve prima dell’anno prossimo e questo anche se l’indice complessivo viaggia oramai a tassi di crescita su base annua del 2,7 per cento e a una variazione mensile dello 0,5 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Quello che tranquillizza i suddetti analisti è il fato che l’indice core, quello che cioè esclude alimentari e prodotti energetici, è cresciuto solo dello 0,1 per cento, mentre il tendenziale annuo viaggia all’1,2 per cento, ben al di sotto di quella soglia di allarme del 2 per cento che indurrebbe il Federal Open Market Committee a porsi il problema se sia il caso di abbandonare la politica dei tassi prossimi allo zero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;La risposta europea al rialzo dell’inflazione, da noi non si distingue troppo tra l’indice complessivo e quello depurato, è stata già data dai neotemplari della Banca Centrale Europea che hanno deciso, nel loro ultimo conclave di alzare di un quarto di punto il tasso di riferimento che da alcuni anni era fissato all’uno per cento, mossa comunicata come non l’inizio di una serie, mentre io ritengo che sarà seguita da altri aumenti nei mesi prossimi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Non so per quanto tempo la banca centrale americana e quella giapponese potranno continuare a ignorare l’effetto di trasmissione che dai prezzi delle materie prime energetiche passa alla vasta gamma di prodotti che vengono acquistati giornalmente dai consumatori, ma credo proprio che questa sottovalutazione non potrà durare sino alla fine dell’anno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6412742309161890694?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6412742309161890694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6412742309161890694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/fino-quando-bernspan-potra-ignorare.html' title='Fino a quando Bernspan potrà ignorare l&apos;inflazione?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3493066229417502832</id><published>2011-04-15T00:10:00.001+02:00</published><updated>2011-04-15T00:10:00.210+02:00</updated><title type='text'>Cosa sta accadendo nelle grandi banche USA? (2)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Come annunciavo nella puntata di ieri del Diario della crisi finanziaria, la prima delle quattro grandi banche statunitensi ad annunciare i risultati per il primo trimestre di quest’anno è stata J.P. Morgan Chase, che ha reso noto di aver conseguito profitti per 5,6 miliardi di dollari, in aumento del 67 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e un utile per azione di 1,25 dollari rispetto i 74 centesimi conseguiti nel primo quarto del 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è stato poco influenzato dal calo dei ricavi che, sempre su base annua, sono passati dai 27,7 miliardi di dollari del primo trimestre dell’anno scorso ai 25,2 miliardi conseguiti nello stesso periodo di quest’anno e sono stati invece fortemente favoriti dal netto calo, per 2 miliardi di dollari circa, degli accantonamenti sulle carte di credito, legato al miglioramento di quasi mezzo punto della percentuale di insolventi sul totale degli utilizzatori di carte, mentre continua a pesare il comparto dei mutui a causa del perdurante meltdown immobiliare, una situazione che, secondo il numero uno della banca, è destinato a continuare per ancora molto tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli investitori hanno letto correttamente queste criticità e il valore dell’azione, dopo un iniziale balzo in avanti ha perso qualcosa, anche alla luce della notizia che la Federal Reserve ha intimato ad alcune banche di rimborsare i mutuatari colpiti ingiustamente da procedure di foreclosure, un ordine che ha avuto effetti ben maggiori delle conseguenze pratiche dello stesso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3493066229417502832?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3493066229417502832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3493066229417502832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/cosa-sta-accadendo-nelle-grandi-banche_15.html' title='Cosa sta accadendo nelle grandi banche USA? (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4118230149893207303</id><published>2011-04-14T00:06:00.001+02:00</published><updated>2011-04-14T00:06:00.211+02:00</updated><title type='text'>Cosa sta accadendo nelle grandi banche USA?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Inizia oggi la stagione delle presentazioni dei bilanci delle grandi banche statunitensi per il primo trimestre di quest’anno e ad aprire le danze è J.P. Morgan Chase, seguita a ruota da Bank of America, l’unica tra le grandi alla quale la Federal Reserve non ha consentito di alzare i dividendi, possibilità invece accordata a J.P. Morgan Chase, a Citigroup e a Wells Fargo, mentre la potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs e Morgan Stanley non sono soggette a restrizioni sulla loro politica dei dividendi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema degli aumenti nel pagamento agli azionisti sta in due aspetti, il primo legato al cambiamento nella politica degli accantonamenti su crediti che ha trasformato in ricavi poste prudenzialmente accantonate per rischi presenti e futuri, mentre il secondo è legato alla non ancora risolta questione delle pratiche, spesso disinvolte seguite per rientrare in possesso delle case su cui gravano mutui in arretrato sulle rate per pochi o molti mesi, procedure sulle quali stanno indagando i procuratori generali di 50 Stati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quello che è andato molto bene è il trading su materie prime, petrolio in testa, azioni e obbligazioni, un mercato molto volatile come sta dimostrando la brusca interruzione del movimento al rialzo del prezzo del greggio, un’interruzione seguita di poco da una nota di Goldman Sachs nella quale si avvertiva che il prezzo aveva già superato le previsioni della case e preceduta certamente dall’inversione delle posizioni di Goldman in quel mercato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4118230149893207303?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4118230149893207303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4118230149893207303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/cosa-sta-accadendo-nelle-grandi-banche.html' title='Cosa sta accadendo nelle grandi banche USA?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-129841282757294531</id><published>2011-04-13T00:06:00.006+02:00</published><updated>2011-04-13T08:03:32.274+02:00</updated><title type='text'>Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (5)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che è accaduto ieri era già prevedibile in quanto scritto nelle quattro puntate del Diario della crisi finanziaria dedicate al disastro della centrale nucleare di Fukushima, ed ora è certo che la catastrofe in corso in quel sito caratterizzato dalla presenza di sei reattori in tutto o in parte fuori controllo è stato classificato al livello 7 della scala internazionale volta a misurare gli incidenti nucleari, un livello che per ora è il massimo e che è stato occupato a lungo in solitudine da quanto accadde nell’aprile del 1986 nella centrale di Chernobyl. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nell’ultima puntata in cui mi sono occupato del disastro si fornivano i dati relativi alla contaminazione, dati che venivano definiti a livelli da brividi: 1,1 milioni di volte i limiti consentiti per il cesio 137 e 8,5 milioni di volte per lo iodio 131, livelli riferiti ad un campione prelevato prima dello sversamento in mare di decine di migliaia di tonnellate d’acqua proveniente dalla centrale, mentre, si ricordava, non era più sufficiente l’area di 30 chilometri soggetta ad evacuazione, perché livelli di radioattività superiore alla norma sono stati rilevati a distanze maggiori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non posso che concordare con quanto affermato ieri dall’inviato di un grande quotidiano italiano e, cioè, che quanto sta accadendo nella centrale nucleare nipponica potrebbe superare facilmente quanto accade nella centrale russa, anche perché lì l’incidente fu subitaneo e in tempi relativamente brevi le squadre di intervento costruirono un sarcofago sopra il reattore, mentre a Fukushima si va a tentoni mentre i rischi crescono ogni giorno che passa sia per la popolazione che per i kamikaze utilizzati per tenere sotto controllo una situazione che diventa sempre più incontrollabile. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-129841282757294531?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/129841282757294531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/129841282757294531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/terremoto-tsunami-e-tempesta-perfetta-5.html' title='Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (5)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-9111952871555582063</id><published>2011-04-12T00:20:00.003+02:00</published><updated>2011-04-12T09:05:11.230+02:00</updated><title type='text'>Pimco va corto di titoli di Stato USA!</title><content type='html'>&lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Mentre il petrolio registra una lieve flessione in gran parte spiegabile con il rafforzamento del dollaro, giunge la notizia che uno dei più grandi fondi di investimento statunitensi, Pimco, è andato corto in marzo di titoli del tesoro USA, sta cioè vendendo titoli che non ha per il 3 per cento del totale delle sue attività, mentre in febbraio la sua posizione in Treasury Bonds e Treasury Bills era pari a zero.&lt;/span&gt; &lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Non credo di dovere molte spiegazione ai miei smaliziati lettori sul significato di una posizione del genere, non a caso spiegata dal prossimo esaurirsi del Quantitative Easing II e dal fatto che la lotta tra repubblicani e democratici al Congresso sul budget ha visto un compromesso su tagli per 38 miliardi di dollari contro un rosso previsto di oltre 1.300 miliardi di dollari e un indebitamento totale oramai prossimo ai 14 trilioni di dollari.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Senza il supporto della Fed e la marea di titoli in mani straniere, in particolare cinesi, il prezzo dei titoli del Tesoro statunitensi colerebbero a picco e i rendimenti andrebbero alle stelle, ad una velocità non molto diversa da quella dei titoli dei paesi dell’area euro per i quali si è dovuti ricorrere agli interventi tripartiti tra FSFB, Unione europea e Fondo Monetario Internazionale o per quelli, come il Portogallo che è in attesa di ricevere gli aiuti richiesti.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Parlo ovviamente di velocità ma non di livelli assoluti, anche se una decisione di&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;parziale alleggerimento dei grandi detentori stranieri potrebbe tradursi in cali dei prezzi ancora più sensibili, mentre è certo che gli investitori istituzionali statunitensi non potranno non tenere conto della mossa di Pimco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-9111952871555582063?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/9111952871555582063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/9111952871555582063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/pimco-va-corto-di-titoli-di-stato-usa.html' title='Pimco va corto di titoli di Stato USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8281989209799516083</id><published>2011-04-11T12:26:00.003+02:00</published><updated>2011-04-11T16:57:09.629+02:00</updated><title type='text'>Tempi duri per Obama!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ripubblico questa puntata del Diario della crisi finanziaria del 25 gennaio scorso perché l'accordo sul budget USA che si profila è una chiara vittoria dei repubblicani e una sconfitta del presidente!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;*&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che la possibilità di un appeasement tra i vincitori repubblicani e gli sconfitti democratici fosse solo una chimera, è chiaramente dimostrato dall’atteggiamento tenuto dai repubblicani a camere insediate, forti della salda maggioranza ottenuta nella totalmente rinnovata Camera dei rappresentanti e della riduzione dello svantaggio precedentemente esistente al Senato che è stato rinnovato solo per un terzo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come oramai tutti sanno, i repubblicani hanno portato a casa l’estensione per due anni dei tagli fiscali voluti da George W Bush, un taglio che include anche quel 2 per cento di americani maggiormente abbienti ai quali, in piena campagna elettorale, Obama aveva promesso che il loro privilegio sarebbe stato cancellato, una scelta, quella del presidente, che molti eletti democratici hanno cercato di contrastare in ogni modo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La settimana scorsa, la maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti ha aperto le ostilità votando una sostanziale cancellazione della riforma sanitaria pur non riuscendo che marginalmente a far breccia nella minoranza democratica, tre defezioni che hanno reso ancor più forte lo sbilancio tra i due schieramenti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ora i repubblicani tentano l’impossibile al Senato, cercando di far passare un analogo disegno di legge per il quale non hanno i numeri, ma che vuole essere nelle intenzioni dei capi del partito un chiaro segnale agli elettori cui era stata promessa in campagna elettorale la cancellazione della riforma fortemente voluta da Obama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come avevo scritto in una precedente puntata del Diario della crisi finanziaria, si prospettano tempi davvero cupi per il presidente, al punto da metterne in discussione la rielezione per il secondo mandato!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8281989209799516083?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8281989209799516083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8281989209799516083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/01/tempi-duri-per-obama.html' title='Tempi duri per Obama!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6940992889015184514</id><published>2011-04-08T00:13:00.002+02:00</published><updated>2011-04-09T23:11:51.535+02:00</updated><title type='text'>Tanto tuonò che piovve!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Nei due anni e mezzo di vita del Diario della crisi finanziaria ho parlato tante di quelle volte del banchiere di Marino, al secolo Cesare Geronzi, che non voglio esprimere alcun commento o riflessione nel giorno della rovinosa caduta, memore del manzoniano “vergin di servo encomio e di codardo oltraggio”, anche se all’urna metaforica non leverò alcun canto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Se mi fossi cimentato avrei intitolato l’ode “Tanto tuonò che piovve, un titolo che può riferirsi tanto alla caduta da anni annunciata di Geronzi che all’aumento di un quarto di punto del tasso di riferimento della Banca Centrale Europea, forse l’aumento dei tassi più scontato che si sia visto negli ultimi anni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;In una recente puntata avevo, come l’universo mondo di analisti e previsori, previsto questa decisione dei neotemplari di Francoforte, una decisione che si spiega, non solo e non tanto per il rialzare la testa dell’inflazione, quanto perché la BCE non è che una prosecuzione della storica Bundesbank, quella Buba che rialzava i tassi al primo stormir di fronde, mentre era di una lentezza esasperante nel ridurli, così fanno e faranno i convitati alla tavola, non so se rettangolare o rotonda del consiglio della BCE.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Non vi fate ingannare dall’entità del rialzo, anche se 25 punti base sono sempre un aumento del 25 per cento del tasso precedente che era inchiodato a uno dal lontano 2008, quando il timore che crollasse tutto il casinò a cielo aperto della finanza indusse Trichet e compagni ad adottare una misura percentuale che nella storia della Buba equivale allo zero adottato da Bernspan e complici e dal quale per molto tempo ancora non si allontaneranno, mentre è certo che quello di ieri è solo il primo di una serie di rialzi!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6940992889015184514?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6940992889015184514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6940992889015184514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/tanto-tuono-che-piovve.html' title='Tanto tuonò che piovve!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6510678389104547441</id><published>2011-04-07T00:15:00.002+02:00</published><updated>2011-04-07T00:15:00.336+02:00</updated><title type='text'>Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (4)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche se viene relegato in fondo alle pagine online dei principali quotidiani italiani, la crisi nella centrale nucleare giapponese di Fukushima continua a segnalare contaminazioni dell’ambiente circostante a livelli da brividi: 1,1 milioni di volte i limiti consentiti per il cesio 137 e 8,5 milioni di volte per lo iodio 131, livelli riferiti ad un campione prelevato prima dello sversamento in mare di decine di migliaia di tonnellate d’acqua proveniente dalla centrale, mentre non basta più l’area di 30 chilometri soggetta ad evacuazione, perché livelli di radioattività superiore alla norma sono stati rilevati a distanze maggiori. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La borsa di Tokyo ha chiuso ieri in rialzo grazie alla notizia che sarebbe stata tappata la falla al reattore numero due dalla quale fuoriusciva materiale altamente radioattivo che andava a contaminare le decine di migliaia di tonnellate d’acqua presenti nella centrale, acqua che presumibilmente verrà riversata in mare, a meno che non giunga in soccorso una piattaforma russa specializzata nel raccogliere l’acqua radioattiva dei sommergibili nucleari russi, intervento che non si sa ancora se e quando avverrà. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sarà fra poco un mese che terremoto e conseguente tsunami hanno determinato il più grave incidente nucleare della storia del Giappone, un incidente che non si sa ancora se classificato a livello di 6 come Three Mile Island o 7 come Chernobyl, ma quello che è chiaro è che, quando accadono incidenti simili, si va a tentoni mentre i rischi crescono ogni giorno che passa sia per la popolazione che per i kamikaze utilizzati per tenere sotto controllo una situazione che diventa sempre più incontrollabile. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6510678389104547441?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6510678389104547441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6510678389104547441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/terremoto-tsunami-e-tempesta-perfetta-4.html' title='Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (4)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6310560574878404068</id><published>2011-04-06T00:29:00.002+02:00</published><updated>2011-04-06T00:29:00.435+02:00</updated><title type='text'>Tra le pieghe del bilancio della Fed</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In un lungo reportage apparso su Yahoo Finance, Daniel Gross fa le pulci al bilancio della Federal Reserve dal 2009 alla fine del 2010, un’analisi che permette di vedere come il total assett della Fed non sia cresciuto quanto si poteva ipotizzare sulla base del Quantitative Easing I e del Quantitative Easing II, il primo un acquisto di Mortgage Backed Securities per 1.250 miliardi di dollari e il secondo un acquisto di 600 miliardi di dollari di Treasuries di varia durata, un impegno complessivo che ha determinato un aumento del totale dell’attivo dell’organismo guidato da Bernspan soltanto del 30 per cento, anche se va detto che l’aumento dall’inizio della tempesta perfetta è stato pari al 275 per cento. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il bello è che la Fed ha veramente acquistato MBS per la cifra per la quale si era impegnata, ma molti dei mutui sottostanti sono stati pagati e la cifra si è ridotta di qualcosa come 200 miliardi di dollari, una circostanza che pone una freccia nell’arco di quanti sostenevano che era giustificato non prevedere la svalutazioni di titoli come questi per il semplice motivo che una parte dei loro sottostanti sarebbe andata a buon fine. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da questa analisi si evince dove sia andata a finire una parte dei titoli della finanza strutturata, anche se è di tutta evidenza che si tratta soltanto della punta dell’iceberg e che le grandi banche poste al di là e al di qua dell’Oceano Atlantico continuano ad avere, al di sopra o al di sotto della linea di bilancio, carta per un multiplo di quella presente nel bilancio della Fed, un peso che non consente loro di spiccare il volo! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6310560574878404068?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6310560574878404068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6310560574878404068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/tra-le-pieghe-del-bilancio-della-fed.html' title='Tra le pieghe del bilancio della Fed'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6531075553763428991</id><published>2011-04-05T00:41:00.002+02:00</published><updated>2011-04-05T13:35:21.426+02:00</updated><title type='text'>La resistibile ascesa del prezzo del petrolio!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mentre si aspetta il tutt’altro che prevedibile finale della crisi libica, il prezzo del petrolio fa un altro balzo in avanti e si porta al di sopra dei 108 dollari, un massimo degli ultimi trenta mesi e un livello che farà da propellente per l’aumento dei presi sia all’ingrosso che al consumo e che porterà altro fieno in cascina per quanti all’interno delle banche centrali spingono per un aumento del livello dei tassi di interesse. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I motivi di un rialzo così consistente del prezzo del greggio non sono del tutto scontati e, inoltre, già avvengono su livelli che hanno oscillato a lungo intorno ai 90 dollari al barile che si ponevano quasi al doppio di quelli che avrebbero dovuto essere in base alle previsioni di un autorevolissimo centro studi di settore presieduto dallo sceicco Yamani, un uomo che è stato per quasi venti anni alla presidenza dell’OPEC. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che quello di giocare sul prezzo del petrolio e delle altre materie prime sia il gioco preferito della potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs, così come di Morgan Stanley e le divisioni di Corporate &amp;amp; Investment Banking è cosa risaputa, così come è noto che una miriadi di piccoli e piccolissimi investitori è solita aggregarsi alla flotta delle grandi entità per poi finire spesso con le ossa maciullate quando le grandi invertono la rotta. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come andrà a finire stavolta è difficile dirlo, ma credo proprio che alla fine il prezzo del greggio planerà nuovamente nell’area dei 70 dollari al barile! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6531075553763428991?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6531075553763428991'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6531075553763428991'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/la-resistibile-ascesa-del-prezzo-del.html' title='La resistibile ascesa del prezzo del petrolio!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3944521174118478930</id><published>2011-04-04T00:25:00.000+02:00</published><updated>2011-04-04T00:25:00.320+02:00</updated><title type='text'>A presto un rialzo dei tassi USA?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Nei due anni e mezzo di vita del Diario della crisi finanziaria ho sempre sottolineato l’importanza dei dati relativi all’occupazione negli Stati Uniti d’America, un set di dati che comprende il Non Farm Payrolls, il tasso di disoccupazione, un indicatore specifico sulle assunzioni nel settore privato, un altro che misura i licenziamenti sempre nel solo settore privato e le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;Si tratta di cinque indicatori che consentono di comprendere come sta andando il mercato del lavoro statunitense e che da quattro mesi a questa parte, come ha sottolineato in un discorso il presidente Obama, vanno tutti in direzione positiva, in aumento quelli relativi all’occupazione e in diminuzione quelli relativi alla disoccupazione e quello relativo ai licenziamenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;I dati diffusi venerdì scorso indicano un aumento netto delle buste paga in marzo di 216 mila unità, un dato superiore alle previsioni degli analisti&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;e alla crescita di 190 mila buste paga registrate in febbraio, mentre il tasso di disoccupazione si è portato dall’8,9 all’8,8 per cento, contro le attese che lo volevano tornare al 9,0 per cento, anche se un indicatore alternativo che tiene conto degli scoraggiati e coloro che sono costretti ad accettare un lavoro part time è passato dal 15,9 per cento al 15,7.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;La maggior parte degli analisti è concorde nel ritenere che una prosecuzione di questo trend potrebbe indurre la Federal Reserve ad abbandonare la politica dei tassi prossimi allo zero per iniziare un ciclo di aumenti del costo del denaro, anche se è molto diverso il timing di questa inversione di tendenza, perché la maggior parte vede il primo aumento nel primo trimestre del 2012, mentre io ritengo che avverrà molto, ma molto più presto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3944521174118478930?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3944521174118478930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3944521174118478930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/presto-un-rialzo-dei-tassi-usa.html' title='A presto un rialzo dei tassi USA?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6839842062923774355</id><published>2011-04-01T00:08:00.001+02:00</published><updated>2011-04-01T00:08:00.443+02:00</updated><title type='text'>Notizie dagli States!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Dopo diversi giorni che non mi occupo degli Stati Uniti d’America, sono attratto da due notizie provenienti da quella grande nazione, la prima riguarda il conglomerato guidato da Warren Buffett e la seconda la decisione della Federal Reserve di rendere noti i nomi dei destinatari di prestiti d’emergenza per complessivi 110 miliardi di dollari concessi nel periodo più caldo della tempesta perfetta dall’agosto del 2007 al marzo del 2010.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Partendo dalla seconda, devo dire che lo sforzo di trasparenza della Fed è stato fortemente contrastato dalle banche prenditrici ed è stato possibile solo dopo una pronuncia della Corte Suprema che ha respinto il loro ricorso e consentito quindi la pubblicazione delle informazioni che, al momento non è ancora avvenuta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;La seconda notizia riguarda le dimissioni improvvise di uno degli uomini di punta della Berkshire Hathaway, David Sokol, che ha dichiaratamente investito in una delle avventure di Buffett, l’acquisizione della compagnia russa Sobrizol. Buffett lo ha difeso dai sospetti di insider trading, ma, conoscendone il carattere, non è escluso che lo abbia spinto alle dimissioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Ora Sokol dice di non avere mai aspirato alla carica di Chief Executive Officer della Berkshire e di essersi dimesso per occuparsi di opere filantropiche, ma soprattutto per creare una società che ricalchi in piccolo quella di Buffett.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6839842062923774355?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6839842062923774355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6839842062923774355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/04/notizie-dagli-states.html' title='Notizie dagli States!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1266954484661309758</id><published>2011-03-31T00:04:00.004+02:00</published><updated>2011-03-31T10:58:48.696+02:00</updated><title type='text'>L'Irlanda nazionalizza altre due banche!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mentre si aspetta il prevedibile finale della crisi portoghese che avverrà quando il governo dimissionario ma ancora in carica (o quello che scaturirà dalle elezioni anticipate o un esecutivo delle larghe intese creato per evitarle) accetterà l’aiuto internazionale per la ventilata somma di 75 miliardi di euro, i riflettori tornano ad accendersi sulla Grecia e sull’Irlanda, le due prime nazioni dell’area euro che hanno accettato consistenti aiuti finanziari dall’apposito fondo di salvataggio, dall’Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per quanto riguarda la Grecia, c’è stato ieri l’ennesimo declassamento di Standard &amp;amp; Poor’s che ha portato la valutazione ancor più nell’area dei junk bonds, mentre l’Irlanda dovrà, dopo il prevedibile pessimo esito degli stress test, a nazionalizzare anche le uniche due grandi banche ancora non sotto il controllo dello Stato. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Attualmente sono sotto il controllo del ministero delle finanze irlandese la Anglo Irish Bank, la Irish Allied Bank, la EBS Building Society e la Irish Nationwide Building Society, con interventi finanziari complessivi per decine di miliardi di euro, uno sforzo a cui si aggiungerà ora quello necessario a ricapitalizzare la Bank of Ireland e la Irish Life &amp;amp; Permanent, un esborso che dovrebbe costare poco meno di trenta miliardi di euro (27,5 miliardi per la precisione). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’ennesimo salvataggio delle banche irlandesi si accompagna a un feroce attacco al welfare state, una contraddizione che era già chiara ai tempi del salvataggio dell’Irlanda e che ha acceso un dibattito che ha lacerato il Paese. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1266954484661309758?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1266954484661309758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1266954484661309758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/lirlanda-nazionalizza-altre-due-banche.html' title='L&apos;Irlanda nazionalizza altre due banche!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6838483475492370952</id><published>2011-03-30T00:25:00.005+02:00</published><updated>2011-03-30T13:58:47.609+02:00</updated><title type='text'>Il Portogallo è il prossimo! (3)</title><content type='html'>&lt;h2&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Ho dato conto, nella puntata di ieri del Diario della crisi finanziaria, del degradamento operato da Standard &amp;amp; Poor’s del debito sovrano del Portogallo, o meglio del Portogallo tout court, notizia che era disponibile sui siti internazionali ma che è stata riportata solo oggi dai mezzi di comunicazione di massa italiani, un ritardo che può essere frutto di distrazione o di scarsa considerazione dei rischi insiti nella crisi finanziaria portoghese, mentre la novità è rappresenta dalla decisione della stessa società di rating di portare i titoli di Stato della Grecia a livello dei titoli spazzatura.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Nel frattempo la crisi politica portoghese è completamente avvitata su se stessa e non si vedono le possibilità di dare vita a quel governo di larghe intese che solo potrebbe da un lato varare un piano credibile su deficit e debito e dall’altro negoziare un programma di aiuti internazionali come chiedono pressantemente i partner dell’eurozona.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;Un’ondata di vendite ha colpito i titoli bancari italiani, in gran parte a causa di timori di aumenti di capitale già annunciati o soltanto temuti, colpiva ieri l’andamento del titoli di banca UBI che ha perso l’11 per cento del suo valore in un solo giorno.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;E’ comunque difficile tenere in questi giorni la mente sulle vicende economiche quando una guerra divampa a poche miglia marine da casa nostra e cominciano a diventare chiare le conseguenze gravissime di quanto sta accadendo nella centrale nucleare giapponese di Fukushima, ma come si diceva un tempo the show must go on!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6838483475492370952?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6838483475492370952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6838483475492370952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/il-portogallo-e-il-prossimo-3.html' title='Il Portogallo è il prossimo! (3)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6655357345379812484</id><published>2011-03-29T00:05:00.001+02:00</published><updated>2011-03-29T17:29:57.919+02:00</updated><title type='text'>Il Portogallo è il prossimo! (2)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La crisi portoghese rischia di ricalcare il copione già visto nei casi analoghi della Grecia e dell’Irlanda, perché anche in questo caso come nei due precedenti il governo, dimissionario, guidato dal socialista Socrates giura e rigiura che il Paese può salvarsi con le sue sole forze e di non avere bisogno degli aiuti internazionali per 75 miliardi di euro che verrebbero da uno sforzo tripartito dell’ FSFB, dell’Unione europea e del Fondo Monetario Internazionale, una posizione che sembra ignorare le pesanti scadenze previste per il mese di aprile e per quello di giugno.&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;Nel frattempo l’agenzia internazionale di rating Syandard &amp;amp; Poor’s ha ridotto di due posizioni il rating sul Portogallo, portandolo a BBB e minacciando di ridurlo a breve di un’altra posizione, una strada che porterebbe i titoli di stato portoghesi in una situazione di mercato davvero difficile con prevedibile aumento dei rendimenti al di sopra dei livelli altissimi già toccati in questi giorni.&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;Quello che è certo è che ci sono fondi per fare fronte alla scadenza di aprile ma, senza aiuti internazionali, non a quella di giugno, una circostanza che fa che sì che i mercati già scontino la capitolazione del governo di fronte alle pressioni dei partner dei paesi dell’eurozona, ma anche di quelle dei paesi dell’Unione europea che non aderiscono all’euro.&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;Gli sforzi del presidente della repubblica portoghese non sembrano sortire effetti e sembra impossibile la formazione di un governo di larga intese, vista la determinazione del centrodestra nella richiesta di elezioni, forti dei sondaggio che attualmente li premiano rispetto alle altre forze politiche. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6655357345379812484?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6655357345379812484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6655357345379812484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/il-portogallo-e-il-prossimo-2.html' title='Il Portogallo è il prossimo! (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-2352518065764938353</id><published>2011-03-28T00:04:00.000+02:00</published><updated>2011-03-28T00:04:00.747+02:00</updated><title type='text'>Il Portogallo è il prossimo!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ho dedicato più puntate del Diario della crisi finanziaria alla situazione del Portogallo, aggiungendo ai titoli che lo riguardavano come prossimo destinatario di un piano di salvataggio tripartito tra Unione europea, FSFB e Fondo Monetario Internazionale il punto interrogativo, ebbene, dopo la caduta del governo Socrates sul piano di austerità che avrebbe dovuto scongiurare l’intervento, è possibile dire che, salvo un miracolo dell’ultim’ora, il salvataggio, si parla di 75 miliardi di euro, è diventato d’obbligo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti ricorderanno i due casi precedenti, quello della Grecia e quello dell’Irlanda, lunghi tira e molla tra i rispettivi governi e i partner dell’area dell’euro ansiosi che si definisse il salvataggio per timore dell’effetto contagio, con i primi ministri che continuavano a negare la necessità del piano di salvataggio anche pochi minuti prima di firmarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I rendimenti dei titoli portoghesi sono andati ai massimi da quando il paese ha aderito all’euro, più elevati di quelli toccati durante la crisi irlandese, quando eravamo in molti a pensare che fosse questione di settimane prima che il governo portoghese si arrendesse all’inevitabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque vadano a finire le cose, l’attenzione degli operatori e degli speculatori si sposterà inevitabilmente sulla Spagna (anche se non è peregrino pensare che anche le vicende dell’Italia finiranno sotto osservazione), anche perché un terzo del debito portoghese fa capo alle tre principali banche spagnole con un effetto domino difficilmente disinnescabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-2352518065764938353?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2352518065764938353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/2352518065764938353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/il-portogallo-e-il-prossimo.html' title='Il Portogallo è il prossimo!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-7782205412146528012</id><published>2011-03-25T00:16:00.001+01:00</published><updated>2011-03-25T00:16:00.562+01:00</updated><title type='text'>Sempre più giù il settore edilizio USA!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dopo il dato molto negativo sulle vendite di case esistenti in febbraio, giunte ad un dato annualizzato di 4,6 milioni di abitazioni vendute, è giunto anche il terzo tonfo consecutivo delle vendite di case di nuova costruzioni, scese in febbraio ad un dato annualizzato di 250 mila unità, un dato largamente inferiore a quello che dovrebbe denotare un settore immobiliare in salute e che viene stimato intorno alle 700 mila unità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per avere un’idea di quello che è il dato più basso degli ultimi 50 anni (non si va più indietro perché allora iniziarono ad essere disponibili statistiche attendibili sul settore immobiliare) basti pensare che nel lontano 1963, quando la popolazione era di 110 milioni di persone inferiore a quella odierna vennero vendute 560 mila case nuove, mentre nell’intero anno scorso ne sono state vendute 323 mila, un dato quest’ultimo significativamente più elevato di quello che, se non vi saranno impennate poco prevedibili, sarà il dato finale del 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vero problema sta nel fatto che i costruttori stanno fortemente riducendo il numero di case costruite, che sono ora ad un minimo storico di 183 mila e vi sono segnali che ridurranno ancora di più in prospettiva il numero di cantieri aperti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro segnale fortemente negativo è rappresentato dal prezzo mediano delle nuove case crollato in febbraio a 202 mila dollari, il dato più basso dal 2003, ma anche un prezzo al quale diviene poco conveniente per i costruttori vendere una casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-7782205412146528012?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7782205412146528012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7782205412146528012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/sempre-piu-giu-il-settore-edilizio-usa.html' title='Sempre più giù il settore edilizio USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-295808834753637560</id><published>2011-03-24T00:25:00.002+01:00</published><updated>2011-04-12T12:57:08.998+02:00</updated><title type='text'>La Fed blocca l'aumento dei dividendi delle banche!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La Federal Reserve ricomincia a fare la banca centrale e sta rintuzzando le richiese delle maggiori banche a stelle e strisce che vorrebbero aumentare i dividendi ai propri azionisti, anche per rendere più appetibili le proprie azioni e dimostrare al contempo al mondo intero che il peggio è oramai alle spalle. Come aveva fatto nei giorni scorsi di fronte alle richieste di J.P. Morgan Chase, di Bancorp e Citigroup, la Fed ha risposto ieri alla Bank of America che di aumento dei dividendi si potrà parlare solo dopo che la banca avrà superato lo stress test, dimostrando così che il suo stato di salute consente di venire incontro alle legittime attese degli azionisti. La prudenza in questo caso è d’obbligo, considerando che quasi tutte le banche che hanno avanzato la richiesta di un innalzamento del monte dividendi sono coinvolte nel meltdown immobiliare e due di esse hanno dovuto bloccare le procedure che portano all’esproprio delle case nel caso i mutuatari siano in ritardo con il pagamento delle rate perché era emerso che centinaia di queste pratiche venivano lavorate al giorno da dipendenti definiti per questo robo signers. Per non parlare del problema rappresentato dalla montagna di titoli della finanza strutturata che, seppur in presenza della nuova regolamentazione che consente di non evidenziare le perdite, rappresentano comunque un carico enorme per le banche che li detengono al di sopra o al di sotto della linea di bilancio! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-295808834753637560?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/295808834753637560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/295808834753637560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/la-fed-blocca-laumento-dei-dividendi.html' title='La Fed blocca l&apos;aumento dei dividendi delle banche!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-24064067932105094</id><published>2011-03-23T00:07:00.001+01:00</published><updated>2011-03-23T00:07:00.541+01:00</updated><title type='text'>Continua il meltdown immobiliare negli USA!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Mentre il mondo è in apprensione per la situazione sempre critica della centrale nucleare di Fukushima e per l’intervento armato contro la Libia di Gheddafi, negli Stati Uniti d’America non accenna a finire il meltdown immobiliare, come testimonia il dato delle vendite di case esistenti che in febbraio si è portato ad un tasso annualizzato di 4,88 milioni di case in calo del 9,6 per cento dai 5,4 milioni di gennaio e ben al di sotto di quel livello di 6 milioni di case che, secondo gli esperti del settore, starebbe ad indicare un mercato edilizio in salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto grave è che il 40 per cento di queste vendite sono rappresentate da vendite all’asta derivanti da procedure di foreclosure o da vendite sottocosto nelle quali i proprietari ricavano meno di quanto devono per il mutuo acceso in precedenza, così come appare strano che un terzo delle vendite avvengono per contanti, una modalità di acquisto che era ad un sesto soltanto un anno fa e che è un chiaro indizio di speculazione, in particolare nelle zone più disastrate dal punto di vista del settore immobiliare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ sufficiente, peraltro, citare il caso di località come Las Vegas o Miami, dove vengono acquistate in contanti metà della case vendute, mentre il prezzo mediano delle vendite a livello nazionale si è portato intorno ai 156 mila dollari, in flessione del 5,6 per cento e il livello più basso dal lontano 2002.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli ottimisti a un tanto al chilo, tutto questo sta a significare che stiamo toccando il fondo, previsione che si basa sull’apparizione in massa di persone che sono disposte a comprare case che sono convinti, o sperano, di poter rivendere a prezzi maggiori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-24064067932105094?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/24064067932105094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/24064067932105094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/continua-il-meltdown-immobiliare-negli.html' title='Continua il meltdown immobiliare negli USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4530556413445600654</id><published>2011-03-22T00:04:00.002+01:00</published><updated>2011-03-22T00:04:00.160+01:00</updated><title type='text'>Buffett vede rosa sul Giappone!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Mentre i tecnici stanno combattendo per mettere sotto controllo i sei reattori della centrale nucleare di Fukushima e il governo nipponico ancora non sa quando sarà possibile terminare il crescente elenco dei defunti e poter iniziare una ricostruzione delle zone devastate dal sisma e dallo tsunami, una voce di speranza viene dal leone di Omaha, al secolo Warren Buffett, che vede un futuro migliore per le aziende nipponiche guidate, aggiungendo che se ne possedesse si guarderebbe bene dal venderle, vedendo nel crollo senza precedenti della settimana scorsa buone opportunità di acquisto, senza però entrare nel dettaglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno potrebbe pensare che è facile parlare così avendo i propri interessi principali così lontano, ma il discorso di Buffett è avvenuto nel corso dell’inaugurazione di un impianto sudcoreano posseduto da un’impresa israeliana che fa capo alla sua Berkshire Hathaway, un discorso nel quale non ha nascosto altre mire in Sud Corea e dintorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo dedicato tre puntate consecutive al triplice disastro giapponese, mi vedo costretto a dire qualcosa sulle affermazioni dell’uomo che, insieme a George Soros, mi ha ispirato nelle oltre ottocento puntate della crisi finanziaria, anche se va detto che la prospettiva rosea di Buffett è riferita al dopo ricostruzione, uno sforzo che, secondo prime stime, dovrebbe costare 165 miliardi di dollari, pari al 4 per cento del pil giapponese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pure con le premesse citate, credo che il ragionamento di Buffett non tenga del tutto conto della reazione che la popolazione giapponese sta avendo, ma ancora di più avrà, rispetto al modello energetico giapponese, un modello basato sul massiccio ricorso all’energia nucleare prodotta in impianti simili a quello attualmente sotto gli occhi del mondo, un modello che potrebbe essere rimesso in discussione con conseguenze difficilmente prevedibili sull’intero modello economico giapponese!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4530556413445600654?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4530556413445600654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4530556413445600654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/buffett-vede-rosa-sul-giappone.html' title='Buffett vede rosa sul Giappone!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8841835685444537259</id><published>2011-03-21T00:08:00.000+01:00</published><updated>2011-03-21T00:08:00.569+01:00</updated><title type='text'>Tremonti affonda la lobby del nucleare!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; Anche i più sprovveduti tra gli italiani hanno capito benissimo che dopo quello che sta succedendo nella centrale giapponese di Fukushima le sorti del piano italiano per il nucleare, dodici impianti di terza generazione da installare nel nostro paese, erano gravemente compromesse se non del tutto annullate, ma quello che è successo ieri a Cernobbio (località dalla strana assonanza con Chernobyl) sono suonate come un de profundis per la potente ma attualmente alquanto malmessa lobby nostrana del nucleare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;E’, infatti, da quella ridente località che il per la terza volta ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti, ha discettato dei rischi connessi alla crisi finanziaria ancora in corsa, aggiungendo a quelli già noti il rischio nucleare, un rischio a suo dire molto concreto e legato non solo agli incidenti possibili ma anche ai difficilmente quantificabili costi necessari per concludere in modo sicuro la vita di un reattore eventualmente installato, per la precisione il ministro ha parlato di debito nucleare, da affiancare al debito pubblico e a quello privato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Il molto immaginifico ministro ha lanciato anche una sua proposta che consiste nell’investire risorse adeguate per lo sviluppo delle energie alternative finanziando questi investimenti con la creatura a lui più cara rappresentata dagli eurobonds, anche se utilizzando le somme preventivate per il piano nucleare sarebbe possibile fare un bel tratto di strada nell’innalzamento della percentuale di energia tratta dal sole dal vento e da tutte le altre possibili fonti di energia diverse da quelle fossili, una strada peraltro già percorsa dall’Italia in tempi non sospetti con il massiccio ricorso all’idroelettrico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8841835685444537259?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8841835685444537259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8841835685444537259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/tremonti-affonda-la-lobby-del-nucleare.html' title='Tremonti affonda la lobby del nucleare!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8657708220251947297</id><published>2011-03-18T17:29:00.003+01:00</published><updated>2011-03-18T17:32:48.189+01:00</updated><title type='text'>Il G7 indebolisce lo yen!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; Qualcuno si è stupito del comportamento dello yen giapponese nei confronti del dollaro, ma un po’ di tutte le valute, un rafforzamento che sembrava stravagante con il terremoto, il maremoto e la catastrofe nucleare, ma che risulta del tutto normale alla luce dell’immenso rimpatrio di capitali che ha visto protagoniste le compagnie di assicurazione, ma non solo loro, spingendo lo yen al record storico di 76 nei confronti del dollaro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;La decisione dei ministri delle finanze del G7 di contrastare questo apprezzamento dello yen ha sortito effetti portando il dollaro nuovamente al di sopra della soglia psicologica degli 80 yen, ma già nei giorni precedenti le banche centrali avevano fatto fronte e il dollaro già si era portato ieri al livello di 79 yen.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;I lettori del Diario della crisi finanziaria sanno bene quanto io ritenga inutili nel medio periodo le mosse concertate delle banche centrali per giungere a un livello desiderato dei rapporti tra le valute convertibili, mentre rimane inevasa la richiesta degli Stati Uniti d’America e di altri paesi occidentali volta ad ottenere una rivalutazione della valuta cinese!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8657708220251947297?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8657708220251947297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8657708220251947297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/il-g7-indebilisce-lo-yen.html' title='Il G7 indebolisce lo yen!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-948973555566335674</id><published>2011-03-17T08:48:00.002+01:00</published><updated>2011-03-17T11:10:37.932+01:00</updated><title type='text'>Ma quanto è potente la lobby nucleare?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Mentre tutto il mondo si interroga sulla catastrofe nucleare giapponese, con la centrale incriminata oramai trasformata in una sorta di pozzo di Vermicino, dove per fermare il mostro si prova veramente di tutto ma con ben scarsi risultati, ferve il dibattito in tanti paesi, compresa l’Italia, sull’opportunità di insistere con l’opzione nucleare o aumentare, invece gli investimenti sulle energie alternative, quali l’eolico e il solare, tecnologie giunte a un discreto grado di maturazione e che diverranno via via più economiche quanto più i governi decideranno di incentivarne l’adozione anche a livello dei singoli utenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Il caso italiano è emblematico in quanto nel nostro paese dopo un referendum sono state chiuse le poche centrali nucleari esistenti e in anni recenti si è adottata una legislazione di sostegno delle energie alternative che ha dato ottimi frutti, se non che il governo Berlusconi ha deciso di riprendere l’opzione nucleare con l’obiettivo di realizzare 12 centrali di terza generazione, attualmente allo stadio di prototipo e, con un recente colpo di mano ha posto pesanti limiti agli incentivi per chi volesse creare impianti fotovoltaici o eolici di rilevanti dimensioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Conscio che la maggioranza della popolazione, anche alla luce degli avvenimenti giapponesi e a fronte della palese impotenza delle autorità preposte a porre rimedio agli incidenti occorsi, il governo italiano si è precipitato, dopo alcune improvvide dichiarazioni di diversi ministri, a dire che le centrali verranno realizzate solo nelle regioni che si dichiareranno favorevoli, allo stato nessuna, e che comunque ci si muoverà in linea con le scelte che in materia adotterà l’Unione europea.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ma in Italia come negli altri paesi difficilmente la potente lobby nucleare rinuncerà a premere affinché, quando sarà opportunamente passato l’effetto del caso giapponese, riprendano con vigore i programmi di costruzioni di nuove centrali, utilizzando il prevedibile argomento che le nuove centrali saranno più sicure delle vecchie, ipotesi chiaramente esclusa dal Nobel Rubbia che ha affermato ieri che è necessario fermarsi a riflettere e puntare a energie alternative e intrinsecamente sicure!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-948973555566335674?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/948973555566335674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/948973555566335674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/normal-0-14-skip-to-main-skip-to.html' title='Ma quanto è potente la lobby nucleare?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-5812830496647482310</id><published>2011-03-16T00:15:00.000+01:00</published><updated>2011-03-16T00:15:00.389+01:00</updated><title type='text'>Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (3)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Anche questa puntata del Diario della crisi finanziaria è un seguito delle puntate di ieri e dell’altro ieri, perché quello che sta accadendo in Giappone dopo il terremoto, elevato da 8,9 a 9 gradi della scala Richter, e il violentissimo maremoto è qualcosa di difficilmente immaginabile con tre reattori su quattro di una centrale nucleare oramai chiaramente fuori controllo e con il rischio della fusione di uno di questi, se non di tutti e tre, non esclusa più neanche dai responsabili della società che gestisce l’impianto, per non parlare degli allarmi che vengono da altre centrali nucleari della zona colpita dallo tsunami.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto la borsa di Tokyo non poteva che fare quello che ha fatto, giungendo a perdere sino al 14 per cento, per chiudere con una perdita del 10,6 per cento che ha portato il Nikkey a 8.600 punti, mille in meno del livello raggiunto lunedì quando aveva sfondato d’impeto verso il basso la soglia dei 10.000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre che per le preoccupazioni per quanto sta avvenendo nel potente vicino, le altre borse asiatiche sono state colpite dalle vendite massicce provenienti dagli investitori istituzionali giapponesi, assicurazioni in prima fila, che hanno iniziato un rimpatrio di capitali per far fronte ai pressanti impegni risarcitori che si profilano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe troppo lungo l’elenco delle società che hanno registrato flessioni a due cifre, tra queste spiccano la società che gestisce la centrale che ha perso oltre il 24 per cento, dopo il 23 per cento lasciato sul terreno lunedì e la società costruttrice di impianti nucleari, la Toshiba Corp., che ha perso il 19,5 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-5812830496647482310?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5812830496647482310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5812830496647482310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/terremoto-tsunami-e-tempesta-perfetta-3.html' title='Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (3)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1762813952432363379</id><published>2011-03-15T00:09:00.000+01:00</published><updated>2011-03-15T00:09:00.930+01:00</updated><title type='text'>Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (2)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Questa puntata del Diario della crisi finanziaria è un seguito della puntata di ieri e sarà integralmente dedicata al Giappone, ma stavolta visto sotto il profilo degli accadimenti economici nella prima giornata di contrattazioni dal devastante sisma, ma soprattutto dal terrificante maremoto che ha spazzato via interi paesi e facendo verosimilmente decine di migliaia di vittime, per non parlare del ripetersi di esplosione nella centrale nucleare già teatro sabato della prima esplosione nel sito di un reattore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come era largamente prevedibile, la borsa di Tokyo ha lasciato sul terreno oltre 600 punti, chiudendo a 9.600 punti con una perdita superiore al 6 per cento, mentre la società che gestisce gli impianti nucleari fuori controllo, la Tepco, ha perso poco meno di un quarto del valore segnato venerdì con un segno rosso percentuale di oltre il 23 per cento, una pesantissima flessione che si somma allo sconcerto e alla confusione dei dirigenti che non sanno assolutamente, e noi con loro, cosa riserveranno le prossime ore e i prossimi giorni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penalizzati anche i titoli delle compagnie di assicurazioni che prevedono di pagare 35 miliardi di euro di danni, mentre la Bank of Japan ha iniettato 40 mila miliardi di yen di liquidità senza i quali è difficile dire cosa sarebbe accaduto sui mercati, anche se una idea la fornisce il volume delle contrattazioni giunto ad un record di 4,88 miliardi di azioni che hanno trovato comunque controparte grazie alla citata iniezione di liquidità di cui hanno beneficiato le banche e gli investitori istituzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La chiusura delle tre più importanti raffinerie giapponesi ha invece determinato un calo del prezzo del petrolio che, sui mercati asiatici, si è portato al di sotto della soglia psicologica dei 100 dollari, chiudendo a 99,15 dollari al barile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1762813952432363379?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1762813952432363379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1762813952432363379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/terremoto-tsunami-e-tempesta-perfetta-2.html' title='Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8196891878388220117</id><published>2011-03-14T00:16:00.003+01:00</published><updated>2011-03-14T21:31:33.061+01:00</updated><title type='text'>Terremoto, tsunami e tempesta perfetta!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Chi come me si occupa da due anni e mezzo della più grave crisi finanziaria che il mondo abbia mai conosciuto, un vero e proprio terremoto che ha cambiato il mondo finanziario per come lo avevamo conosciuto nei decenni della finanziarizzazione spinta dell’economia, dovrebbe essere immune da emozione nei confronti dei fenomeni fisici, anche i più devastanti, ebbene non è affatto così e, come tutti, sono rimasto del tutto attonito e sgomento rispetto al terremoto e successivo devastante maremoto avvenuti in Giappone, per non parlare poi di quello che sta accadendo in due centrali nucleari poste a pochi chilometri di distanza tra loro con cinque reattori del tutto fuori controllo e il rivestimento esterno di uno di questi del tutto disintegrato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Condivido con tutti, o quasi, sentimenti di umana pietà per quelle che, alla fine dei conteggi, saranno decine di migliaia di vittime, basti pensare che in una sola località vi sono diecimila dispersi e ho ancora negli occhi le immagini di centinaia di case portate via da un’ondata gigantesca ed è difficile ritenere che fossero tutte vuote, così come fa impressione pensare a quei tre treni scomparsi nel nulla con tutti i loro passeggeri, per fortuna poi ritrovati sani e salvi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Come tutti, anche io mi auguro che quella delle due centrali nucleari giapponesi danneggiate dallo tsunami non si riveli un’altra Chernobyl se non qualcosa di peggio, ma penso anche che l’impotenza manifesta delle autorità rispetto a quanto sta avvenendo in quei due siti debba far ripensare all’utilizzo del nucleare come fonte di elettricità, perché i rischi sono troppo elevati ad onta delle statistiche che vorrebbero dimostrare come l’evento sia improbabile, ma quando accade le conseguenze possono essere davvero disastrose!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8196891878388220117?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8196891878388220117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8196891878388220117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/terremoto-tsunami-e-tempesta-perfetta.html' title='Terremoto, tsunami e tempesta perfetta!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-45604535047110469</id><published>2011-03-11T00:05:00.000+01:00</published><updated>2011-03-11T00:05:00.086+01:00</updated><title type='text'>Le conseguenze sociali della tempesta perfetta! (2)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per il secondo mese consecutivo sono diminuite in febbraio le nuove aperture di procedure di foreclosure negli Stati Uniti d’America, con 255.101 proprietari di case che hanno ricevuto l’avviso di quel percorso che porta spesso alla vendita all’asta dell’abitazione, un dato che è inferiore del 14 per cento rispetto a quello di gennaio e del 27 per cento nei confronti dello stesso mese dell’anno precedente e che, secondo le informazioni fornite da RealtyTrac si pone al livello più basso degli ultimi 36 mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motivo di questo rallentamento del flusso di foreclosure è, come è noto, legato alla maggiore cautela delle banche e delle finanziare nell’avviare il processo o nel portarlo avanti, in particolare nei 28 Stati nei quali è previsto un passaggio giudiziale, in particolare i primi avvisi di avvio della procedura sono crollati del 41 per cento rispetto al febbraio del 2010, mentre le aste programmate per la vendita delle case sono calate del 21 per cento su base annua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Banche e finanziarie sono comunque venute in possesso in febbraio di oltre 66 mila case, un dato più basso del 17 per cento rispetto a gennaio e del 18 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ma negli Stati nei quali è obbligatorio un passaggio giudiziale il calo è stato ancora più marcato portandosi al 35 per cento su base annua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema prossimo venturo è, tuttavia, rappresentato da quegli oltre 5 milioni di mutuatari che sono in ritardo di almeno due rate del mutuo, una parte dei quali non riuscirà, a causa della crisi del mercato del lavoro ed al crollo del valore degli immobili, a mettersi in pari con i pagamenti e ai quali inevitabilmente arriverà la prima notifica dell’avvio del processo di foreclosure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-45604535047110469?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/45604535047110469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/45604535047110469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/le-conseguenze-sociali-della-tempesta.html' title='Le conseguenze sociali della tempesta perfetta! (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-7552177981279166710</id><published>2011-03-10T00:05:00.001+01:00</published><updated>2011-03-10T00:05:00.360+01:00</updated><title type='text'>Icahn restituisce i soldi ai suoi sottoscrittori!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Molto conosciuto come uno spietato raider che entra nelle grandi corporation statunitensi per poi monetizzare la sua uscita, Carl Icahn ha colpito l’immaginazione degli investitori decidendo di restituire 1,75 miliardi di dollari ai partecipanti al suo hedge fund che d’ora in poi farà capo a lui soltanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quello che più colpisce è la motivazione di questa scelta dello ‘squalo’ che è racchiusa in queste parole “non voglio essere responsabile nei loro confronti per le conseguenze di un’altra possibile crisi dei mercati”, crisi che il raider vede possibile alla luce del quasi raddoppio del livello dei listini azionari statunitensi rispetto ai livelli toccati nel giorno più terribile della tempesta perfetta, il 9 marzo del 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Icahn aggiunge poi di essere molto preoccupato per quanto sta accadendo in Nord Africa e Medio Oriente, avvenimenti che potrebbero innescare una rapida retromarcia dei mercati, soprattutto se, come nel caso della Libia, non si giungesse presto ad una soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come scrivevo nella puntata di martedì scorso del Diario della crisi finanziaria, è da due anni che definisco il forte recupero iniziato nel marzo del 2009 la corsa dell’orso e credo che dichiarazioni come quelle di Icahn siano in linea con questa definizione!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-7552177981279166710?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7552177981279166710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7552177981279166710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/icahn-restituisce-i-soldi-ai-suoi.html' title='Icahn restituisce i soldi ai suoi sottoscrittori!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-7310927189864783121</id><published>2011-03-09T00:05:00.000+01:00</published><updated>2011-03-09T00:05:00.845+01:00</updated><title type='text'>La nuova guerra del petrolio!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; La crisi libica, oramai una vera e propria guerra civile, ha portato il prezzo del greggio negli Stati Uniti d’America a 106 dollari al barile, il massimo dall’autunno del 2008, anno nel quale il contratto futuro aveva toccato i 170 dollari per poi cadere rovinosamente al di sotto dei 50 dollari, una situazione questa, molto più che l’incerto conteggio delle vittime dei combattimenti che sta spingendo la NATO a decidere, forse anche in assenza di un voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, lo stabilimento di una zona di non volo su tutto o parte del territorio libico, una decisione che potrebbe accelerare l’uscita di scena del dittatore libico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Nel frattempo, e con molta calma, i paesi dell’OPEC stanno decidendo di aprire ulteriormente i rubinetti allo scopo di calmierare i prezzi, mentre Obama, oltre a spingere sull’opzione militare, sta decidendo di utilizzare le scorte strategiche di petrolio, due decisioni, per ora ipotetiche, che potrebbero bruciare le mani di quanti stanno puntando a una crescita ulteriore dei prezzi del petrolio agendo, come si suol dire one way.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;E’ ben strano questo conflitto libico, con il dittatore che possiede di truppe scelte e migliaia di mercenari, di un’aviazione di tutto rispetto, un apparato di terra e di aria che dovrebbe sbaragliare in poco tempo gli insorti, ma che invece non riesce a riconquistare neppure la piccola località ad un tiro di schioppo dalla capitale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;La minaccia di Gheddafi di minare i pozzi petroliferi ha preceduto di poche ore le minacce di Obama e del segretario generale della NATO, chiarendo oltre ogni ragionevole dubbio qual è la molla che fa scattare americani, europei e anche gli asiatici!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-7310927189864783121?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7310927189864783121'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7310927189864783121'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/la-nuova-guerra-del-petrolio.html' title='La nuova guerra del petrolio!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-280242282481415653</id><published>2011-03-08T00:11:00.001+01:00</published><updated>2011-03-09T10:04:19.804+01:00</updated><title type='text'>Quella dell'azionario USA è una bolla speculativa?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nella sua recente audizione al Senato statunitense, Bernspan non ha parlato soltanto dei temi usuali quali l’inflazione, il deficit federale e il debito, ma ha anche dovuto rispondere alla domanda di un senatore che gli chiedeva se il livello dei tre principali indici azionari a stelle e strisce non prefigurasse una bolla speculativa, una domanda che fa correre un brivido nella schiena agli investitori che di bolle ne hanno viste esplodere due negli ultimi dieci anni: quella dei titoli tecnologici che dimezzò in pochissimo tempo il valore del Nasdaq e quella del settore immobiliare iniziata nel 2006 e dalla quale non si è ancora usciti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente la risposta di Bernspan è stata di tipo lapalissiano, affermando che vi erano piccole evidenze di un fenomeno del genere, ma che nessuno poteva saperlo con sicurezza, affermazioni con le quali è difficile non concordare perché dell’esistenza di una bolla speculativa si è certi soltanto quando scoppia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La spiegazione che danno gli analisti di questo fortissimo recupero degli indici, e in particolare delle migliori azioni presenti sul mercato, è che due anni fa vi fu una tendenza irrazionale a vendere che portò il valore di alcune blue chips a un quarto del valore attuale, ma gli stessi analisti giudicano razionale il valore cui sono giunte oggi anche se solo una parte dei problemi di allora sono stati risolti, mentre i prezzi indicano una fede negli investitori nella soluzione pressoché completa degli stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ per questi motivi che ho chiamato il forte recupero iniziato nel marzo del 2009 la corsa dell’orso e credo che conviene aspettare un po’ per vedere se tale definizione era azzeccata oppure no!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-280242282481415653?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/280242282481415653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/280242282481415653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/quella-dellazionario-usa-e-una-bolla.html' title='Quella dell&apos;azionario USA è una bolla speculativa?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-7947895515265666275</id><published>2011-03-07T00:30:00.000+01:00</published><updated>2011-03-07T00:30:00.260+01:00</updated><title type='text'>Dati positivi sull'occupazione USA!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Come i lettori del Diario della crisi finanziaria ben sanno, ho sempre posto la massima attenzione sui dati relativi al mercato del lavoro statunitense, dati che esercitano una grossa influenza sulle aspettative degli operatori anche perché non vi è chi non veda un legame tra il saldo netto delle buste paga o il tasso di disoccupazione e il disastrato settore immobiliare, un settore che non sembra al momento minimamente scalfito dalla ripresa in corso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;L’annuncio dei dati relativi al mese di febbraio hanno visto una crescita del Non Farm Payrolls pari a 192 mila unità, accompagnato da una revisione verso l’alto dello striminzito numero di 36 mila nuovi occupati registrato nel mese di gennaio, mentre il tasso di disoccupazione, frutto di un’elaborazione distinta, ha rotto verso il basso la soglia psicologica del 9 per cento, portandosi a 8,9 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;I tre principali indici statunitensi non hanno brindato a questi dati positivi per due ordini di motivi, il primo legato al forte clima di incertezza legato all’evoluzione della crisi libica, oramai trasformatasi in una vera e propria guerra civile e che ha spedito le quotazioni del petrolio ai massimi dal settembre 2008, il secondo perché tutti sono consapevoli che occorrerebbero incrementi del saldo netto delle buste paga nell’ordine dei 4-500 mila nuovi occupati per un prolungato numero di mesi per avere un effetto espansivo sull’economia in generale e sul settore immobiliare più in particolare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Non vorrei che uno stimolo aggiuntivo all’economia venisse proprio dai venti di guerra che spirano dal Nord Africa, anche se penso che la comunità internazionale abbia il dovere di fermare il bagno di sangue in corso in Libia!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-7947895515265666275?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7947895515265666275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7947895515265666275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/dati-positivi-sulloccupazione-usa.html' title='Dati positivi sull&apos;occupazione USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6919213750520702345</id><published>2011-03-04T00:11:00.001+01:00</published><updated>2011-03-04T08:50:38.372+01:00</updated><title type='text'>Bernspan non vede rischi per l'inflazione!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Al di là e al di qua dell’Oceano Atlantico monta il dibattito sull’inflazione presente, ma, ancor di più, su quella prossima ventura, a partire dall’impennata del prezzo del petrolio che, sull’onda degli avvenimenti in Libia, ha toccato il massimo degli ultimi 29 mesi e a cui si unisce una domanda crescente delle altre materie prime che stanno influenzando l’indice dei prezzi alla produzione per scaricarsi poi inevitabilmente su quello che misura i prezzi al consumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua recente audizione al Senato statunitense, Bernspan ha fatto le seguenti affermazioni che riporto senza commento:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Gli accresciuti costi energetici possono avere un temporaneo e modesto impatto sui prezzi al consumo.&lt;br /&gt;• La crescente domanda globale di materie prime, unita a restrizioni dell’offerta è la causa dei recenti incrementi nei prezzi delle commodities, non la politica monetaria accomodante perseguita dalla Federal Reserve.&lt;br /&gt;• Pur causando problemi alla maggioranza delle persone, gli aumenti dei prezzi dei carburanti non costituiscono una minaccia per la ripresa o costituiscono la base per un riavvio dell’inflazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, il prezzo del petrolio oscilla ormai stabilmente intorno ai 100 dollari al barile, mentre l’oro è altrettanto stabilmente nell’area dei 1.400 dollari l'oncia.&lt;br /&gt;*&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ben diverso l'atteggiamento della Banca Centrale Europea che potrebbe alzare i tassi di interesse già nel prossimo mese di aprile!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6919213750520702345?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6919213750520702345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6919213750520702345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/bernspan-non-vede-rischi-per.html' title='Bernspan non vede rischi per l&apos;inflazione!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6786782430928094337</id><published>2011-03-03T00:03:00.001+01:00</published><updated>2011-03-03T00:03:00.611+01:00</updated><title type='text'>HSBC presa in castagna negli USA!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nel suo bilancio annuale, la Hong Shanghai Banking Corporation ha reso nota l’esistenza di una moratoria delle procedure di foreclosure sui mutuatari in ritardo sui pagamenti, dopo che, nello scorso autunno la Federal Reserve e l’Office of the Comptroller of the Currency hanno individuato errori negli affidavit e in altre operazioni necessarie a garantire alla banca il possesso delle case dei mutuatari morosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In settembre importanti banche statunitensi, tra cui Bank of America, avevano interrotto per qualche settimana le procedure di foreclosure, avviando verifiche sulla correttezza delle procedure seguite, ma avevano ripreso poi, seppure in modo più lento, a mettere in croce i loro debitori, il che fa pensare che quelli commessi da HSBC siano stati errori ancora più rilevanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come i lettori del Diario della crisi finanziaria ricorderanno, uno dei motivi che spinsero le banche statunitensi e banche straniere operanti negli USA a fermarsi fu la scoperta della figura del robo signer, dipendenti che firmavano sino a mille pratiche di foreclosure al giorno, spesso su mutui perfettamente in regola con i pagamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le moratorie temporanee e le polemiche, nonché il passaggio giudiziario nei 28 Stati in cui è richiesto, non hanno impedito che il 2010 sia stato un anno record per le foreclosure, con oltre un milione di pratiche avviate molte delle quali terminate con la vendita all’asta della casa, un disastro sociale senza precedenti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6786782430928094337?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6786782430928094337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6786782430928094337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/hsbc-presa-in-castagna-negli-usa.html' title='HSBC presa in castagna negli USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3448237887988658699</id><published>2011-03-02T00:06:00.001+01:00</published><updated>2011-03-02T16:00:08.653+01:00</updated><title type='text'>I Treasury Bonds nelle mani di Cina e Giappone!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento del Tesoro statunitense, la Cina avrebbe fatto, in un solo mese, un balzo in avanti del 30 per cento nella sua quota di possesso di Treasury Bonds passando a 1.160 miliardi di dollari, distanziando nettamente il Giappone che possiede 882 miliardi di dollari, mentre un vero e proprio balzo indietro lo fa la Gran Bretagna che, passa da 541 a 272 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se buona parte della forte crescita dei titoli di stato statunitensi in possesso dei cinesi e il crollo di quelli detenuti da investitori inglesi sono dovute al fatto che i titoli acquistati a Londra venivano erroneamente contabilizzati come appartenenti a società inglesi, resta il fatto che oltre metà dei Treasury Bonds detenuti da stranieri fanno capo a Cina e Giappone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forti emissioni di titoli del Tesoro statunitense legate al deficit che da alcuni anni si mantiene oltre i mille miliardi di dollari, mentre il debito è a quota 14.300 miliardi di dollari, rendono cruciale l’atteggiamento di Cina e Giappone, nonché di altri paesi asiatici e di quelli arabi, un atteggiamento che potrebbe cambiare rispetto al deficit monstre previsto per quest’anno, quando il rosso toccherà i 1.650 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è certo un caso se i due paesi con i maggiori surplus commerciali con gli Stati Uniti d’America sono anche i maggiori creditori di quella grande nazione, un dato di fatto che rende spuntata qualsiasi minaccia di Obama volta a rivedere, ad esempio, il valore della valuta cinese, universalmente considerata sottovalutata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3448237887988658699?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3448237887988658699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3448237887988658699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/i-treasury-bonds-nelle-mani-di-cina-e.html' title='I Treasury Bonds nelle mani di Cina e Giappone!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4643265271057121052</id><published>2011-03-01T00:05:00.000+01:00</published><updated>2011-03-01T00:05:00.454+01:00</updated><title type='text'>Madoff attacca il governo USA!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt; Dopo aver suscitato molto clamore con la sua recente intervista al New York Times nella quale accusava J.P. Morgan Chase ed altre entità finanziarie di essere complici del suo schema di Ponzi, Bernard Madoff alza il tiro in una nuova intervista al New York magazine nella quale attacca frontalmente la riforma dei mercati finanziari fortemente voluta da Obama e giunge a dire che il Governo ha messo in piedi un gigantesco schema di Ponzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bancarottiere settantaduenne è stato colpito di recente dalla tragica scomparsa del suo figlio Mark, morto suicida nel secondo anniversario dell’arresto del padre, e continua a sostenere che nessuno dei suoi familiari, inclusi quelli che lavoravano con lui, era al corrente del castello di carte da lui costruito negli anni, uno schema che è costato svariate decine di miliardi di dollari a quanti avevano direttamente o indirettamente dato i loro soldi all’ex presidente del Nasdaq e uno dei broker più rinomati di Wall Street.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelle di Madoff possono sembrare parole in libertà di un uomo che, almeno sulla carta, dovrebbe trascorrere altri 148 anni in carcere, ma non vi è dubbio che la riforma dei mercati finanziari non ha tagliato le unghie alla speculazione né è intervenuta radicalmente negli schemi operativi dell’investment banking, obiettivi che non sono all’ordine del giorno del Financial Stability Group presieduto dall’italiano Mario Draghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4643265271057121052?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4643265271057121052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4643265271057121052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/03/madoff-attacca-il-governo-usa.html' title='Madoff attacca il governo USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-7370355869190555083</id><published>2011-02-28T00:12:00.000+01:00</published><updated>2011-02-28T00:12:00.493+01:00</updated><title type='text'>Il Leone di Omaha vede rosa, ma...</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ho iniziato l’avventura del Diario della crisi finanziaria nel settembre del 2007 dichiarando i miei riferimento per la lettura della tempesta perfetta, John Maynard Keynes per l’approccio teorico e due uomini d’affari statunitensi, Warren Buffett e George Soros per quello che riguardava gli aspetti pratici legati al loro modo pragmatico di interpretare le vicende della finanziarizzazione spinta dell’economia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Non sempre ho condiviso le interpretazioni che davano dei fenomeni che si sono succeduti in questi tre anni e mezzo, in particolare nel caso di Buffett che è a capo di un conglomerato industrial finanziario, la Berkshire Hathaway, che è direttamente coinvolto nelle drammatiche vicende di questi anni e il suo fondatore ha fatto scelte di investimento volte a scongiurare l’avvitamento della potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs e, tra le altre scelte di investimento, ha acquisito il controllo di una delle più importanti compagnie ferroviarie statunitensi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Nel suo principale appuntamento con i suoi azionisti, Buffett ha dipinto uno scenario ottimistico delle prospettive dell’economia statunitense, spingendosi a prevedere una ripresa del disastrato settore edilizio già nel corso di quest’anno, per non parlare delle soddisfacenti notizie provenienti dagli investimenti fatti dal gruppo, fatta eccezione per le attività legate al settore edilizio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ma, in mezzo a tante notizie rosee, il leone di Omaha non ha omesso di chiarire quello che è il concetto di incertezza, facendo un richiamo a come si vedeva il futuro il giorno prima dell’attacco di Pearl Harbor o il 10 settembre del 2001, il giorno che ha preceduto quello in cui è avvenuto l’attacco della maggiore organizzazione del fondamentalismo islamico al cuore degli Stati Uniti d’America!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-7370355869190555083?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7370355869190555083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/7370355869190555083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/il-leone-di-omaha-vede-rosa-ma.html' title='Il Leone di Omaha vede rosa, ma...'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4537766280973311596</id><published>2011-02-25T00:05:00.002+01:00</published><updated>2011-02-25T00:05:00.413+01:00</updated><title type='text'>Le conseguenze sociali della tempesta perfetta!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ripubblico questa puntata del 18 ottobre dello scorso anno dedicata al devastante problema delle foreclosure e ai trucchi delle banche per impossessarsi delle case anche quando non ne hanno pienamente diritto, trucchi che sono stati scoperti nel settembre di quell’anno e hanno portato ad un temporaneo blocco delle procedure e ad una maggiore cautela nel trattare i singoli casi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Nei due anni e mezzo circa in cui ho pubblicato quotidianamente le puntate del Diario della crisi finanziarie, mi è stato rimproverato più volte di occuparmi prevalentemente degli Stati Uniti d’America, dedicando minore attenzione all’Europa e, in particolare, all’Italia, un’accusa solo parzialmente fondata, visto che ho dedicato al nostro Paese e al Vecchio Continente non meno di cento puntate, ma il problema è rappresentato dal fatto che la tempesta perfetta ha origine dagli USA ed è dall’evoluzione delle cose in quella grande nazione che potremo un giorno dire se è terminata oppure no!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ma quello che vi è di meraviglioso in quella nazione è la gran messe di statistiche e l’accuratezza con cui la stampa va alla ricerca delle cause dei fenomeni che sono all’attenzione dell’opinione pubblica, spinti da motivi concorrenziali, dalla loro linea politica e, almeno in alcuni casi, da ambedue queste ragioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Non fa eccezioni il caso del blocco delle procedure di foreclosure, cioè l’avvio di quei procedimenti che si concludono, nella maggior parte dei casi, con l’esproprio e la successiva vendita all’asta della casa, come di mostra un eccellente reportage del New York Times che è andato a scovare il caso zero che ha innescato la ribellione dei mutuatari contro le procedure in molti casi disinvolte seguite dalle banche e dalle finanziarie per impossessarsi, spesso a caro prezzo, di case che poi, una volta messe all’asta, spesso non ripagano le spese sostenute dalle banche per portare a termine l’intera procedura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Il servizio si apre con una foto di un’abitazione indipendente e tutt’altro che di lusso costata alla signora Nicolle Bradbury 75 mila dollari interamente finanziati dalla GMAC, che ha pure fornito la somma necessaria per la ristrutturazione e, in sede di rinegoziazione del mutuo e relativo innalzamento della rata, altro denaro, rate che la signora Bradbury ha smesso di pagare da due anni, avendo perso lei il lavoro, essendosi gravemente ammalato il marito e con due figli in età scolare (16 e 14 anni).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Si trattava di una causa vinta per la GMAC, parlo di causa perché la località in cui vive la signora Bradbury è situata in uno Stato, il Maine, nel quale, come accade in altri 22 Stati, per avviare l’esproprio è necessario andare in giudizio, ma la GMAC aveva fretta e ha affidato la pratica a un funzionario che, senza troppe verifiche ne sforna, come ha lui stesso testimoniato 400 al giorno, divenendo il primo robo-signer ad aver ammesso l’esistenza di tali procedure non proprio accurate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;La fortuna della signora Bradbury è stata quella di rivolgersi a una associazione no profit che le ha assegnato pro bono un legale, Thomas A. Cox, che ha lavorato per anni per una banca locale occupandosi proprio di procedure di foreclosure e relativi espropri, e che ha scoperto subito l’omissione di alcuni passaggi nelle procedure stesse e che è riuscito a farle ammettere in giudizio al dipendente di GMAC, che è stata pure condannata a corrispondergli 27 mila dollari a titolo di onorario, ed è sulla base degli sviluppi di questo caso che le maggiori banche statunitensi si sono viste costrette a bloccare i pignoramenti alcune sull’intero territorio degli USA, altre nei 23 Stati in cui è necessario andare in giudizio, mentre pende la possibilità che si giunga a una moratoria disposta per legge ed è in corso un’indagine federale sulla materia degli espropri!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4537766280973311596?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4537766280973311596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4537766280973311596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/le-conseguenze-sociali-della-tempesta.html' title='Le conseguenze sociali della tempesta perfetta!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-694205890590733823</id><published>2011-02-24T00:04:00.001+01:00</published><updated>2011-02-24T00:04:00.997+01:00</updated><title type='text'>L'ombra della Libia su Unicredit Group!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non sono mancati quanti hanno visto nel prolungato black out della Borsa di Milano di martedì un goffo tentativo di contenere la frana dei titoli di società legate alla crisi libica, tonfi davvero sonori nella seduta di lunedì e che la sospensione di quasi cinque ore ha ridotto nell’entità, riducendosi l’operatività a poco più che le aste di chiusura, un’opinione, questa, che mi sento francamente di condividere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le numerose entità colpite, vi è anche Unicredit Group che vede una presenza libica nel suo azionariato pari al 7,5 per cento, una percentuale che colloca i libici come primi azionisti di un gruppo bancario di grandi dimensioni e che ha perso il suo amministratore delegato, l’ex enfante prodige della finanza italiana, Alessandro Profumo, proprio per non essersi opposto all’ingresso in forze dei libici nell’azionariato in funzione antagonista a quelle fondazioni bancarie, come Cariverona, che sino a quel momento facevano il bello e il cattivo tempo in Unicredit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, in un momento che vede la Libia in piena guerra civile e con un numero di morti multipli di quelli che ci sono stati in Tunisia e in Egitto non sembra pertinente occuparsi del futuro di un gruppo bancario per quanto importante come Unicredit, tuttavia non si può neanche sorvolare su un problema che va a sommarsi a quelli che da tempo affliggono il gruppo quali la scarsa redditività, la grana dei derivati e i rischi connessi alla presenza nei paesi dell’Europa dell’est, per limitarci solo a quelli principali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-694205890590733823?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/694205890590733823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/694205890590733823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/lombra-della-libia-su-unicredit-group.html' title='L&apos;ombra della Libia su Unicredit Group!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3006817710471254393</id><published>2011-02-23T00:05:00.000+01:00</published><updated>2011-02-23T00:05:00.491+01:00</updated><title type='text'>Una tempesta perfetta sul Nord Africa!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E’ oramai indubitabile che il vento di tempesta che ha scosso la Tunisia, l’Egitto, lo Yemen e ora sta scuotendo sin dalle fondamenta il regime del colonnello Gheddafi promette di interessare anche l’Algeria, il Marocco e la Giordania, si tratta di una sollevazione pressoché simultanea che ha sorpreso gli analisti e gli osservatori, in particolare quella parte del personale delle ambasciate straniere in questi paesi che svolge di fatto un lavoro di intelligence, tutte persone che sono state incapaci di prevedere un sommovimento di tale portata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi libica si differenzia da quella tunisina e da quella egiziana per la reazione violentissima del regime ai moti di piazza, con l’utilizzo spregiudicato di mercenari e dell’aviazione contro la folla, ma anche perché le proteste non sono state innescate dall’aumento del prezzo dei generi di prima necessità come negli altri due paesi arabi, ma dalla sollevazione contro un regime che è in piedi dal 1969.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, il petrolio è schizzato sopra i 100 dollari al barile e le borse di tutto il mondo, ad eccezione di quella statunitense che lunedì era chiusa per festività, hanno registrato perdite, in particolare quella italiana, anche a causa della presenza di capitale libico in numerose aziende e del ruolo italiano di primo partner commerciale della Libia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stretti legami tra Silvio Berlusconi e Gheddafi hanno favorito un’intensificazione dei rapporti di Eni, Impregilo e altre società italiane, legami che ora sono visti come una zavorra dalle società interessate, una situazione che è alla base delle incertezze della nostra diplomazia, ministro degli Esteri in primis, che solo all’ultimo minuto si è accodata alla posizione di netta condanna espressa dall’Unione europea e dagli Stati Uniti d’America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3006817710471254393?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/feeds/3006817710471254393/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5378192330919962584&amp;postID=3006817710471254393' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3006817710471254393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3006817710471254393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/una-tempesta-perfetta-sul-nord-africa.html' title='Una tempesta perfetta sul Nord Africa!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-1539685420256626448</id><published>2011-02-22T00:05:00.000+01:00</published><updated>2011-02-22T00:05:01.785+01:00</updated><title type='text'>I repubblicani all'assalto del budget USA!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Lavorando anche di sabato, i nuovi 87 deputati repubblicani stanno sforbiciando la finanziaria di Obama per quest’anno e hanno portato a 61 miliardi di dollari i tagli apportati a centinaia di programmi di spesa federali, dando, al contempo, colpi di maglio a misure volte a salvaguardare l’ambiente in particolare nel settore dell’energia e in quello delle miniere che il governo intendeva chiudere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’obiettivo grosso dei repubblicani continua ad essere la riforma sanitaria che Obama è riuscito faticosamente a portare a casa quando aveva la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, una riforma che viene ora minata ai fianchi inaridendo i flussi di denaro pubblico che dovevano alimentarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vigilia dell’insediamento della nuova Camera dei Rappresentanti e del Senato rinnovato soltanto per un terzo, Obama aveva cercato di trovare un’intesa bipartisan, ma aveva di fatto ceduto sulla richiesta repubblicana di rinnovare per due anni i tagli fiscali voluti da George W Bush senza eliminarli per il 2 per cento più ricco della popolazione, come aveva invece promesso nel corso dell’infuocata campagna elettorale che lo aveva portato alla Casa Bianca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incassato il risultato, i repubblicani nuovi e vecchi hanno immediatamente disseppellito l’ascia di guerra e, così, a meno di due mesi dall’insediamento sparano ad alzo zero sul budget e si preparano in un prossimo futuro a toccare le poche riforme introdotte da Obama, non solo quella sanitaria ma anche quella della finanza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Sarli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-1539685420256626448?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1539685420256626448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/1539685420256626448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/i-repubblicani-allassalto-del-budget.html' title='I repubblicani all&apos;assalto del budget USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-86560532357292946</id><published>2011-02-21T00:22:00.000+01:00</published><updated>2011-02-21T00:22:00.153+01:00</updated><title type='text'>Si riduce il delinquency rate!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; Nei tre anni e mezzo da quando è iniziata l’avventura del Diario della crisi finanziaria, non ho mai omesso o sottovalutato i segnali positivi provenienti dall’economia americana o da quelle degli altri paesi maggiormente industrializzati, omissioni o sottovalutazioni che non avrebbero alcun senso, anche perché io, come tutti, spero che finisca definitivamente la tempesta perfetta, anche se non vedo segnali seri di riforma dei mercati finanziari, riforma necessaria perché il fenomeno non abbia a ripetersi, semmai in modo ancor più distruttivo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;La buona notizia la fornisce la Mortgage Bankers Association, comunicando che nell’ultimo trimestre dell’anno scorso ‘solo’ l’8,2 per cento dei proprietari di casa ha saltato almeno una rata del mutuo, sensibilmente meno del 9,1 per cento del terzo trimestre o dell’oltre 10 per cento del primo trimestre dell’anno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ma, nello stesso tempo, il numero delle case entrate nel processo di foreclosure è salito dal 4,4 al 4,6 per cento, un massimo storico che dovrebbe peggiorare nel corso dell’anno in corso perché sono 5 milioni le abitazioni che sono in qualche stadio del lungo percorso che, spesso, si conclude con la vendita all’asta dell’appartamento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;La riduzione del delinquency rate è comunque un dato positivo che gli economisti del MBA collegano alla creazione di 1,2 milioni di posti di lavoro nel settore privato nel 2010 e alla riduzione del numero di persone che chiedono sussidi, anche se giovedì scorso vi è stato un inatteso balzo in avanti di questo indicatore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-86560532357292946?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/86560532357292946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/86560532357292946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/si-riduce-il-delinquency-rate.html' title='Si riduce il delinquency rate!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3050820770854061879</id><published>2011-02-18T00:06:00.000+01:00</published><updated>2011-02-18T00:06:00.805+01:00</updated><title type='text'>L'inflazione USA rialza la testa!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Dopo il deludente dato delle vendite al dettaglio in gennaio, sono venuti, nel giro di due giorni, due dati preoccupanti rispetto all’inflazione e un balzo inatteso delle richieste settimanali di disoccupazione, un dato quest’ultimo che sembrava avere preso una china discendente nelle scorse settimane sino al punto da fare sperare che potesse essere infranto verso il basso il muro delle 300 mila unità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ma andiamo per ordine, l’altro ieri è stato diffuso il dato sui prezzi all’ingrosso che nella versione totale e quindi non escludendo alcune componenti definite volatili è cresciuto in gennaio dello 0,8 per cento (0,4 per cento nella versione core), una dinamica che prima o poi si rifletterà ineluttabilmente anche sul dato annuo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ieri è stata la volta del consumer price index che, sempre in gennaio, è cresciuto dello 0,4 per cento, mentre il CPI core è cresciuto dello 0,2 per cento, il doppio esatto di quanto previsto dagli analisti, mentre la variazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente è stata dell’1 per cento, contro una previsione dello 0,9 per cento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Quello che dicono questi due dati, attentamente monitorati dalla Federal Reserve, è che il trend discendente dell’inflazione ha ormai toccato il punto più basso alcuni mesi fa e ora può solo risalire con buona pace della politica dei tassi di interesse sui finanziamenti concessi dalla Fed alle banche dovrà presto allontanarsi da quel corridoio compreso tra zero e 0,25 per cento per tornare a livelli più ragionevoli, proprio quanto sostengono i membri del Federal Open Market Committee dissenzienti rispetto all’infimo livello dei tassi e al Quantitative Easing II.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Ma il balzo in avanti di 25 mila unità nei jobless claims, da 385 mila a 410 mila unità, preoccupa molto di più dei dati relativi all’inflazione, anche se il dato continua ad essere molto più basso del picco di 651 mila toccato nel marzo del 2009 quando l’economia statunitense era nel punto più basso della recessione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3050820770854061879?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3050820770854061879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3050820770854061879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/linflazione-usa-rialza-la-testa.html' title='L&apos;inflazione USA rialza la testa!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8993210523455122590</id><published>2011-02-17T00:34:00.000+01:00</published><updated>2011-02-17T00:34:00.189+01:00</updated><title type='text'>Madoff attacca le banche!</title><content type='html'>In una serie di interviste concesse al New York Times, Bernard Madoff, l’uomo condannato a 150 anni di carcere per aver truffato migliaia di investitori utilizzando una versione aggiornata dello schema di Ponzi, ha dichiarato che banche e hedge funds non potevano non sapere dell’esistenza del suo schema e che, anzi, erano complici di un’operatività che si è conclusa con un buco di svariate decine di miliardi di dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un sapiente dosaggio delle informazioni, Madoff non ha fatto il nome di quelle banche né di quegli hedge funds, limitandosi a dire che l’atteggiamento prevalente dei suoi interlocutori operanti in queste entità era del tipo “se stai facendo qualcosa di sbagliato noi non lo vogliamo sapere”, ribadendo tuttavia che essi non potevano non sapere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bancarottiere settantaduenne è ristretto al Burtner Federal Correctional Complex è libero di comunicare con l’esterno via e-mail, ma ha anche avuto la possibilità di un colloquio di due ore con la giornalista Diana B. Henriques, che oltre agli articoli sul quotidiano sta scrivendo un libro sul caso che ha sconvolto il mondo della finanza e minato la fiducia degli investitori e dei risparmiatori nelle entità protagoniste di quello stesso mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente le dichiarazioni di Madoff hanno fatto provare qualche brivido ai massimi esponenti di J.P. Morgan-Chase, la banca contro la quale l’organismo incaricato da una corte di giustizia ha avanzato un esposto nel quale si afferma che la banca aveva la consapevolezza che vi fosse qualcosa di sbagliato nell’operatività di Madoff.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8993210523455122590?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8993210523455122590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8993210523455122590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/madoff-attacca-le-banche.html' title='Madoff attacca le banche!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6433829696961293341</id><published>2011-02-16T00:04:00.002+01:00</published><updated>2011-02-16T15:24:25.931+01:00</updated><title type='text'>Vendite USA a passo di lumaca!</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="DISPLAY: none; COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;Vi era molta attesa ieri negli Stati Uniti d’America per il dato sulle vendite al dettaglio nel mese di gennaio, anche perché non solo tutti scommettevano sul settimo dato positivo consecutivo, ma anche sul fatto che si sarebbe ripetuto come minimo quel +0,6 per cento registrato nel mese di dicembre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;Vi era anche un motivo in più per sperare ed era legato alla riduzione dei contributi scattata proprio in gennaio e che ha lasciato più soldi nelle tasche dei lavoratori, per non parlare poi della prosecuzione degli sgravi fiscali varata dopo il compromesso tra Obama e i repubblicani, una prosecuzione che pur non portando vantaggi ulteriori esercita comunque un effetto psicologico sui consumatori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;E invece la crescita è stata solo di un modesto 0,3 per cento, il dato più basso dal giugno 2010, ed è stata anche una crescita molto concentrata nella grande distribuzione, con il dovuto corollario che nei negozi normali le cose sono andate molto meno bene, tutti fenomeni che gli ottimisti a un tanto al chilo attribuiscono alle avverse condizioni metereologiche e non, come più probabile, come una sana reazione alle esagerazioni avvenute nel periodo natalizio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;Va tuttavia considerato che nel confronto con il punto più basso delle vendite al dettaglio, verificatosi in quel terribile dicembre 2008, si registra un incremento del 13,5 per cento, anche se ci sono voluti venticinque mesi per realizzare questo incremento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6433829696961293341?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6433829696961293341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6433829696961293341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/vendite-usa-passo-di-lumaca.html' title='Vendite USA a passo di lumaca!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-985724706274024412</id><published>2011-02-15T00:23:00.001+01:00</published><updated>2011-02-15T00:23:00.601+01:00</updated><title type='text'>La grande caccia al tesoro!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La caccia al tesoro del dimissionario presidente dell’Egitto Hosni Mubarak non sarà né semplice né facile, anche se la Svizzera si è precipitata a congelare tutti i depositi riconducibili all’ex capo dell’Egitto e alla sua famiglia, ma sarebbe da ingenui pensare che un personaggio scaltro come Mubarak abbia concentrato tutte le sue ricchezze nella Confederazione elvetica, uno Stato che non è più la fortezza inespugnabile che era un tempo, come dimostra peraltro la velocità del congelamento, decisa quando non era ancora asciutto l’inchiostro della firma apposta in calce alla lettera di dimissioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, le vie per nascondere le tracce di un tesoro che Mubarak ha iniziato ad accumulare sin da quando era un alto ufficiale dell’esercito egiziano sono realmente infinite ed esistono porti ancora sicuri come Hong Kong dove le richieste di informazioni e le rogatorie internazionali vengono rispedite al mittente senza neanche essere aperte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le stesse dimensioni del tesoro sono alquanto incerte, si va, infatti, da stime si 70 a 170 milioni di dollari, cifre comunque immense per un presidente che riceveva come compenso mensile un cifra di poco superiore agli 800 dollari, un tesoro che avrebbe trovato alimento nel discusso processo di privatizzazioni iniziato nel 1990.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorprende che la famiglia Mubarak sia ancora in territorio egiziano, in una località del Mar Rosso, una decisone certo legata alle gravi condizioni di salute, che si tratti di una misura restrittiva decisa dall’esercito, una decisione alla quale non sarebbe estranea l’appena iniziata caccia al tesoro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-985724706274024412?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/985724706274024412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/985724706274024412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/la-grande-caccia-al-tesoro.html' title='La grande caccia al tesoro!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-906879428981780522</id><published>2011-02-14T00:26:00.000+01:00</published><updated>2011-02-14T00:26:00.353+01:00</updated><title type='text'>Tintinnio di manette a Wall Street! (3)</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; La Securities and Exchange Commission ha reso noto di aver intentato un’azione contro tre top manager di IndyMac Bancorp, un’entità che svolgeva funzioni di holding nell’ambito del gruppo IndyMac, miseramente fallito nel giugno del 2008, per aver fornito false informazioni agli investitori sul disastroso stato di salute del gruppo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Dei tre indagati, solo Blair Abernathy, codirettore finanziario, ha deciso di patteggiare accettando di pagare una multa di 100 mila dollari e la restituzione di una somma pari a 26.592 dollari, somma inclusiva dei relativi interessi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Più spavaldo l’atteggiamento dell’ex amministratore delegato, Michael Perry e dell’altro direttore finanziario, Scott Keys che hanno rigettato tutte le accuse, decisi a far valere le loro ragioni di fronte al giudice.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Secondo la Sec, i tre avrebbero elaborato rapporti destinati al pubblico, rapporti che rappresentavano lo stato di salute del gruppo IndyMac in modo completamente distorto ed ingannevole e facevano ciò pur disponendo sia nel 2007 che nella prima metà del 2008 di tutte le informazioni che dimostravano come il gruppo stesse andando al collasso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Come ho spesso scritto nel Diario della crisi finanziaria, è sempre più concreto il rischio che l’un tempo rutilante mondo della finanza venga sommerso da una miriade di cause civili o penali per i comportamenti tenuti prima, durante e dopo la tempesta perfetta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-906879428981780522?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/906879428981780522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/906879428981780522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/tintinnio-di-manette-wall-street-3.html' title='Tintinnio di manette a Wall Street! (3)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-16961851221664149</id><published>2011-02-11T00:08:00.001+01:00</published><updated>2011-02-11T21:45:53.532+01:00</updated><title type='text'>Mario Draghi nuovo capo della BCE?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Se verrà confermata l’intenzione dell’attuale presidente della Bundesbank, Axel Weber, di non rinnovare il suo mandato, rinunciando così alla corsa alla successione di Jean Claude Trichet, aumenteranno, e non di poco, le chance di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Board.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre l’Italia viene vista all’estero con incredulità e sarcasmo per le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, la credibilità di Draghi nel consesso internazionale non è mai stata scalfita neppure da un ombra e, nella sua veste di numero uno del FSB, lavora da anni alla riscrittura delle regole della finanza internazionale, una sorta di missione impossibile che dovrebbe riportare alla normalità quello che Nicholas Sarkozy ebbe a definire un mercato completamente impazzito o, a mio parere un immenso casinò a cielo aperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ascesa di Draghi, comunque, non sarà né semplice né facile, in quanto gli appetiti sulla poltrona di Trichet caratterizzano numerosi paesi dell’area dell’euro e difficilmente la Germania rinuncerà a piazzare uno dei suoi uomini, come l’attuale capo del fondo salva Stati, Klaus Regling, ma candidature vengono anche dal Lussemburgo e dalla Finlandia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Draghi è stato per dieci anni direttore generale del Tesoro con delega alle privatizzazioni, poi alla guida della presenza europea della potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs per poi prendere il posto di Antonio Fazio alla guida della Banca d’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-16961851221664149?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/16961851221664149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/16961851221664149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/merio-draghi-nuovo-capo-della-bce.html' title='Mario Draghi nuovo capo della BCE?'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-5679393392350772387</id><published>2011-02-10T00:19:00.000+01:00</published><updated>2011-02-10T08:18:38.920+01:00</updated><title type='text'>Bernspan sulla graticola alla Camera!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quella di ieri è stata la prima audizione di Bernspan davanti ad una Camera dei Rappresentanti che da poco più di un mese è dominata a larga maggioranza dai repubblicani, ma è da questi che ha ricevuto le maggiori punzecchiature, se non critiche aperte per il ruolo interventista nell’economia che la Federal Reserve sta esercitando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure Bernspan non è solo un repubblicano, ma ha servito come capo economista della Casa Bianca ai tempi di George W Bush e che da quel presidente è stato designato alla guida della Fed all’inizio del 2008, mentre è sotto Obama che ha ricevuto il secondo mandato, seppure con il più basso margine di voti mai ottenuto da un presidente della banca centrale americana, proprio per i voti contrari provenienti dalle fila del suo stesso partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più che il ruolo svolto insieme al Tesoro nella gestione dei due anni più duri della tempesta perfetta ancora in corso, incluso quell’incredibile decisione di lasciare fallire Lehman Brothers, quello che i repubblicani proprio non sopportano sono i due mega tentativi di rinvigorire l’economia attraverso l’acquisto di titoli di Stato, il Quantitative Easing I da 1.700 miliardi di dollari e il Quantitative Easing II da 600 miliardi di dollari che è tuttora in corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei suoi maggiori detrattori è oggi lo speaker della Camera, mentre a guidare l’opposizione repubblicana al Senato è un altro dei suoi nemici, ma è chiaro che il fronte repubblicano è dsposto a deporre le armi di fronte ad un fermo invito di Bernspan al Congresso a tagliare la spesa pubblica, cosa che è nelle corde della maggior parte dei repubblicani sia eletti che elettori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-5679393392350772387?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5679393392350772387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5679393392350772387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/bernspan-sulla-graticola-alla-camera.html' title='Bernspan sulla graticola alla Camera!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6132043806851217409</id><published>2011-02-08T08:17:00.001+01:00</published><updated>2011-02-08T08:20:54.669+01:00</updated><title type='text'>La  FDIC aggredisce i bonus USA!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quella di oggi è la puntata numero 800 del Diario della crisi finanziaria, il diario di bordo non ufficiale della tempesta perfetta iniziata il 9 agosto del 2007, anche se sinistri scricchiolii della potente flotta dei vari soggetti che compongono il mercato finanziario si erano già avvertiti nei primi mesi di quell’anno; colgo l’occasione per ringraziare i lettori che sin dal settembre del 2007 hanno seguito questo sforzo quotidiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Federal Deposit Insurance Corporation ha proposto che solo il 50 per cento dei bonus per i manager delle grandi banche statunitensi possa essere pagato in contanti, mentre l’altra metà dovrà essere differita di tre anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una proposta timida rispetto a quanto è stato previsto a dicembre scorso nell’Unione europea, dove è già previsto che i top bankers non possano ricevere che il 20 per cento dei bonus in contanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia al di qua che al di là dell’Oceano Atlantico, le mosse avvenute o in preparazione dei regolatori stanno spingendo ad un innalzamento dei compensi fissi dei top manager, come è già avvenuto nella potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs e in Citigroup, con la triplicazione dello stipendio di Larry Blankfein di Goldman e la fissazione di uno stipendio di 1,75 milioni di di dollari per il numero uno di Citi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le banche statunitensi cui verrà applicata, se approvata la proposta della FDIC sono quelle con oltre 50 milioni di dollari di assets e, cioè, oltre alle due già citate, Bank of America, Wells Fargo, J.P. Morgan Chase e Morgan Stanley.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6132043806851217409?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6132043806851217409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6132043806851217409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/la-fdic-aggredisce-i-bonus-usa.html' title='La  FDIC aggredisce i bonus USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8751678263816271322</id><published>2011-02-07T08:59:00.001+01:00</published><updated>2011-02-07T09:01:22.706+01:00</updated><title type='text'>Pochi nuovi occupati negli USA!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;          &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Venerdì scorso è stato reso noto il Non Farm Payrolls relativo al mese di gennaio e le attese erano di un saldo positivo di 150 mila unità circa e di un lieve peggioramento del tasso di disoccupazione che gli analisti prevedevano passasse dal 9,4 al 9,5 per cento, due dati che, come è noto, sono frutto di due indagini separate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Nella realtà, le cose sono andate in modo alquanto diverso, con le nuove buste paga cresciute soltanto di 36 mila unità, mentre il tasso di disoccupazione ha registrato una forte contrazione portandosi al 9,0 per cento, quattro punti decimali in meno rispetto alla precedente rilevazione e otto rispetto a quella di pochi mesi fa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;La divergenza tra i due dati è spiegabile con la crescita dei cosiddetti scoraggiati, persone che pur non lavorando, e in certi casi da molto tempo, hanno smesso di cercare un posto di lavoro, accontentandosi di vivere di sussidi e buoni pasto, nonché della protezione offerta dal lavoro di uno o più familiari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;La sostanziale stabilità del Non Farm Payrolls dopo alcuni mesi di relativa crescita preoccupa non poco analisti ed economisti consapevoli che servono saldi positivi di questo indicatore nell’ordine delle 4-500 mila unità al mese per fare, nel giro di qualche anno, tornare la situazione del mercato del lavoro ai livelli precedenti l’avvento della tempesta perfetta, così come sono consapevoli che senza un trend di questo tipo difficilmente migliorerà la situazione nel disastrato settore immobiliare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8751678263816271322?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8751678263816271322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8751678263816271322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/pochi-nuovi-occupati-negli-usa.html' title='Pochi nuovi occupati negli USA!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-5045195143852035602</id><published>2011-02-04T00:01:00.002+01:00</published><updated>2011-02-04T11:38:19.238+01:00</updated><title type='text'>Perché non possono salire i tassi!</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;La decisione della Banca Centrale Europea di mantenere all’1 per cento il tasso della repo con le banche, così come i ripetuti nulla di fatto del Federal Open Market Committee della Federal Reserve rendono chiaro anche a chi non vuole sentire che la crisi finanziaria è tutt’altro che terminata e che, anzi, si sta trasformando sempre più in una crisi sociale dai contorni sempre più inquietanti e dagli esiti difficilmente prevedibili.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;Basta vedere quello che sta succedendo nel mondo arabo, dalla Tunisia all’Egitto, ma anche il Marocco e la Giordania sono in fermento, crisi politiche contro regimi decennali spesso innescate dall’incremento vertiginoso dei generi di prima necessità, a loro volta oggetto della speculazione internazionale via derivati, così come accade per il prezzo del petrolio ormai stabilmente sopra quota 90 dollari al barile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;Sia la Fed che la BCE sembrano non vedere i focolai di inflazione sempre più sotto gli occhi di tutti, eppure i loro tetti di inflazione su base annua sono già superati e, in un altro contesto avrebbero già fatto tramontare l’epoca del denaro a tasso zero, per le sole banche si intende, negli Stati Uniti d’America, e lo stesso, anzi con maggiore celerità, sarebbe accaduto a quel livello così infimo per la storia della BCE e prima ancora della Bundesbank.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;Il problema è che la ripresa stenta a partire sia al di là che al di qua dell’Oceano Atlantico e nessuno ha il coraggio di tirare la corda del boia, riportando il livello dei tassi di interesse a valori più elevati!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-5045195143852035602?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5045195143852035602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/5045195143852035602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/perche-non-possono-salire-i-tassi.html' title='Perché non possono salire i tassi!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8272149114516403874</id><published>2011-02-03T00:03:00.000+01:00</published><updated>2011-02-03T00:03:00.096+01:00</updated><title type='text'>L'industria USA va su, le case vanno giù!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La componente manifatturiera dell’indice ISM (Institute for Supply Management) si è portata in gennaio appena al di sopra di 60, conseguendo il diciottesimo dato positivo consecutivo, ed è importante che da parecchi mesi l’indice si trova al di sopra di quel valore di 50 che indica espansione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, che le cose stiano migliorando nel settore manifatturiero è comprovato dal fatto che nel 2010 il settore ha aggiunto 136 mila posti di lavoro, il primo dato positivo netto dal 1997 e che segnala un’inversione di tendenza che lascia ben sperare per il prossimo futuro, anche se non va dimenticato che, nel comparto manifatturiero, sono stati persi 2,2 milioni di posti di lavoro nel biennio 2008-2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A guidare la ripresa sono le esportazioni di macchinari e la crescita degli acquisti di auto e computer da parte degli americani, anche al dato positivo del settore non è estraneo il cosiddetto ciclo delle scorte, mentre continua ad essere negativo l’apporto del settore delle costruzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come che sia, il dato ha spinto verso l’alto gli indici azionari al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico e l’indice Dow Jones ha chiuso martedì per la prima volta al di sopra della soglia psicologica dei 12 mila punti dal 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8272149114516403874?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8272149114516403874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8272149114516403874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/lindustria-usa-va-su-le-case-vanno-giu.html' title='L&apos;industria USA va su, le case vanno giù!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-8477153696772083720</id><published>2011-02-02T00:09:00.001+01:00</published><updated>2011-02-02T00:09:00.137+01:00</updated><title type='text'>S&amp;P's spara sulla mezzaluna rossa!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Con grande tempestività, l’agenzia di rating Standard&amp;amp;Poor’s ha degradato il debito dell’Egitto da BB+ a BB, una decisione che fa un po’ sorridere visto la situazione prerivoluzionaria in cui è immerso il grande paese arabo, che proprio ieri ha visto milioni per le strade gioiosamente per le strade a chiedere la cacciata del presidente Moubarak.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In piena tempesta perfetta si è assistito a un ben diverso atteggiamento da parte delle agenzie di rating che degradarono Lehman Brothers solo dopo il fallimento, un’inerzia che non poca parte ebbe nelle disavventure di portatori di obbligazioni Lehman che forse avrebbero avuto una possibilità di salvarsi se avessero ricevuto un qualche segnale dalle tre grandi società di rating statunitensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno tra i tanti nodi irrisolti della tempesta perfetta è proprio rappresentato dal conflitto di interessi esistente nell’ambito delle società di rating, una situazione che è chiaramente rappresentata dal fatto che queste società da un lato esprimono un giudizio sulle emissioni di titoli e dall’altro fanno consulenza agli emittenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte perché meravigliarsi di questo quando le tanto sbandierate riforme del mondo della finanza non hanno prodotto neanche reale efficaci per mettere il sale sulla coda a quanti speculano, via derivati, sulle materie prime!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-8477153696772083720?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8477153696772083720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/8477153696772083720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/s-spara-sulla-mezzaluna-rossa.html' title='S&amp;P&apos;s spara sulla mezzaluna rossa!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-4078939774037440312</id><published>2011-02-01T00:07:00.000+01:00</published><updated>2011-02-01T00:07:00.817+01:00</updated><title type='text'>Zapatero alle corde!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In un’intervista televisiva Josè Luis Zapatero ha affrontato il cruciale tema della disoccupazione in Spagna, giunta al 20,3 per cento alla fine dello scorso anno e che, secondo il premier spagnolo, non potrà registrare che segnali lievi di miglioramento nell’anno in corso, una previsione pessimistica che spiega bene perché nei sondaggi il suo partito sia intorno al 30 per cento, mentre il partito popolare viene dato al 44 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zapatero confida comunque molto nella riforma in corso delle casse di risparmio, che sono state ricapitalizzate dalla banca centrale spagnola per oltre 15 miliardi di euro e che dovrebbero riprendere ad erogare prestiti alle famiglie e alle imprese, un ciclo virtuoso che dovrebbe spingere verso l’alto, seppure in maniera non rilevante, il tasso di occupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Spagna risulta essere uno dei paesi europei maggiormente colpiti dagli effetti sociali della tempesta in corso, anche perché la bolla immobiliare fragorosamente esplosa era non troppo difforme da quella statunitense, senza dimenticare che il settore delle costruzioni è stao parte importante della forte crescita registrata negli anni passati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Spagna, insieme all’Italia, resta, d'altra parte, l’obiettivo grosso nel mirino della speculazione internazionale che per ora resta alla finestra ma che sta scaldando i motori per una battaglia che potrebbe essere favorita dal nulla di fatto sia nella recente riunione dell’Ecofin che in quella dell’Eurogruppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-4078939774037440312?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4078939774037440312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/4078939774037440312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/02/zapatero-alle-corde.html' title='Zapatero alle corde!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-6433790076248520795</id><published>2011-01-31T00:04:00.000+01:00</published><updated>2011-01-31T00:04:00.228+01:00</updated><title type='text'>Piccole banche USA falliscono! (2)</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); display: none;"&gt;&lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#main"&gt;skip to main &lt;/a&gt;| &lt;a href="http://diariodellacrisi.blogspot.com/2008/05/#sidebar"&gt;skip to sidebar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; La Federal Deposit Insurance Corporation ha deciso nel fine settimana la chiusura di quattro banche di piccole e medie dimensioni, portando a 11 il numero delle banche dichiarate fallite in questo scorcio di 2011, mentre analoga sorte era toccata a 157 banche nel 2010, mentre erano state 140 le banche a chiudere i battenti nel 2009 e solo 25 nel 2007, primo anno della tempesta perfetta iniziata il 9 agosto di quell’anno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Nelle settimane che precedono la decisione la FDIC cerca di trovare banche disponibili a rilevare le banche che sta decidendo di chiudere, ovviamente accollandosi parte più o meno rilevante delle perdite, ma stavolta non è stata in grado di trovarne una disponibile a rilevare le attività della FirstTier Bank di Louisvilee, Colorado, una banca con assets per 787 milioni di dollari e per la quale scatterà la copertura dei depositi nei limiti previsti dalla normativa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Il problema dei costi per la FDIC è di non poca preoccupazione, anche se nell’anno che si spera di picco per la chiusura di banche, il 2010, il costo è stato inferiore a quello sopportato nel 2009, pari a 36 miliardi di dollari contro i 21 del 2010, una differenza legata alla minore dimensione media delle banche fallite nei due considerati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Il problema è, tuttavia rappresentato dal fatto che le previsioni sul numero delle banche a rischio è in continua crescita e sembra molto ottimistica la previsione sui costi dei futuri salvataggi che vengono stimati dalla FDIC in 31 miliardi di dollari nel triennio 2011-2014, una stima che porterebbe a 88 miliardi di dollari il costo tra il 2009 e il 2014, senza tener conto dei costi sopportati nel 2007 e nel 2008, anni per i quali non dispongo dei costi sopportati dalla FDIC, che nel settembre del 2010 accusava un passivo di bilancio di 8 miliardi di dollari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-6433790076248520795?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6433790076248520795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/6433790076248520795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/01/piccole-banche-usa-falliscono-2.html' title='Piccole banche USA falliscono! (2)'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-67038105143315897</id><published>2011-01-28T00:10:00.000+01:00</published><updated>2011-01-28T00:10:00.584+01:00</updated><title type='text'>Crescono gli espropri di case a stelle e strisce!</title><content type='html'>Mentre la Federal Reserve difende a spada tratta il Quantitative Easing II, e cioè il programma di acquisto di titoli di Stato per 600 miliardi di dollari, è stato diffuso un vero e proprio bollettino di guerra nelle aree metropolitane degli Stati Uniti d’America, un rapporto che segnala come questo fenomeno si stia diffondendo massicciamente anche in aree che erano precedentemente poco toccate da questa piaga sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attività di foreclosure, infatti, è cresciuta nel 2010 in 149 delle 206 aree metropolitane considerate, stando ai dati di Reality Trac Inc. toccando anche realtà come Chicago, Seattle e Houston sino ad ora meno interessate dal triste fenomeno, segno che la crescita della disoccupazione nelle aree industriale sta facendo crescere il numero di coloro che non riescono a tener dietro alla rata del mutuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio all’area metropolitana di Houston spetta il primato della crescita delle pratiche di foreclosure con un 26 per cento di incremento nel 2010 rispetto al dato dell’anno precedente, il che la colloca al primo posto tra le aree maggiormente colpite dal fenomeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’epicentro, comunque, continua ad essere il quadrilatero formato da Nevada, California, Florida e Arizona, Stati che ospitano 19 delle 20 aree metropolitane con maggiori incrementi dell’attività di esproprio delle case.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-67038105143315897?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/67038105143315897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/67038105143315897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/01/crescono-gli-espropri-di-case-stelle-e.html' title='Crescono gli espropri di case a stelle e strisce!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-3443033699735379985</id><published>2011-01-27T00:10:00.001+01:00</published><updated>2011-04-11T12:26:27.222+02:00</updated><title type='text'>Il nuovo sogno di Obama!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nel suo discorso sullo stato dell’Unione, Barack Obama pensa di aver trovato una base per un clima di maggiore partnership tra i democratici e le due anime in cui si divide ormai il fronte degli avversari, quella tradizionale dei repubblicani e quella molto più radicale rappresentata dai tea parties.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uovo di Colombo sarebbe rappresentato dalla proposta di consolidamento della spesa pubblica, uno stop a incrementi di spesa per cinque macro aree della spesa pubblica, mentre prevede stimoli per comparti legati all’innovazione e al risparmio energetico, nonché l’adozione di provvedimenti per impedire l’adozione di leggine che prevedono aumenti di spesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il vero mantra del discorso del presidente è stata la parola posti di lavoro, per raggiungere il’aumento dei quali viene prevista una radicale riforma dell’imposizione sulle società, attualmente ai livelli tra i più alti del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli interventi del rappresentante repubblicano e dell’esponente dei tea parties lasciano intuire che le speranze del presidente su un clima di collaborazione tra i due, anzi sarebbe meglio dire tre, schieramenti è perlomeno azzardata, anche alla luce dell’atteggiamento radicale tenuto dallo schieramento conservatore sin dall’insediamento delle camere a inizio gennaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-3443033699735379985?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3443033699735379985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/3443033699735379985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/01/il-nuovo-sogno-di-obama.html' title='Il nuovo sogno di Obama!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5378192330919962584.post-9107127429121045331</id><published>2011-01-26T00:36:00.001+01:00</published><updated>2011-01-26T00:36:00.353+01:00</updated><title type='text'>Tempi duri anche per Bernspan!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt; Mentre American Express chiude un ottimo ultimo trimestre e un buon 2010, aumentano le difficoltà di Bernspan all’interno del FOMC della Federal Reserve, con l’ingresso come membro votante di Richard Fisher, presidente della Fed di Dallas, uno che non ha fatto mistero di condividere le forti preoccupazioni di Charles Plosser, il coriaceo presidente della Fed di Philadelphia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’ultimo ha già votato in dissenso sul Quantitative Easing II ed è molto probabile che troverà un alleato in Fisher quando, in primavera, bisognerà decidere se estendere o meno l’acquisto di titoli pubblici a stelle e strisce, sostenendo entrambi che i rischi, soprattutto inflattivi, connessi al piano sono superiori agli effetti benefici per l’economia, anzi Plosser, come ho ricordato in una precedente puntata del Diario della crisi finanziaria, vorrebbe addirittura che l’acquisto di titoli si concludesse senza neanche raggiungere quei 600 miliardi di dollari stabiliti nella riunione del novembre scorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i dolori veri verranno se non passerà la proposta di Geithner di alzare il tetto del debito, un’eventualità che diventa alquanto difficile a causa dell’atteggiamento sull’argomento dei repubblicani, forti della salda maggioranza ottenuta nella totalmente rinnovata Camera dei rappresentanti e della riduzione dello svantaggio precedentemente esistente al Senato che è stato rinnovato solo per un terzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5378192330919962584-9107127429121045331?l=diariodellacrisi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/9107127429121045331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5378192330919962584/posts/default/9107127429121045331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodellacrisi.blogspot.com/2011/01/tempi-duri-anche-per-bernspan.html' title='Tempi duri anche per Bernspan!'/><author><name>marco sarli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09507545188053511127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
