martedì 10 maggio 2011

Due giganti a confronto!

Alla presenza di due immense delegazioni, si è aperto ieri il confronto in terra statunitense tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Popolare Cinese sulle questioni bilaterali, un confronto che verte sostanzialmente sulla disattesa richiesta americana di un sostanziosa rivalutazione della valuta cinese che, secondo i sempre più agguerriti esportatori statunitensi, dovrebbe essere nell’ordine del 40 per cento.

La delegazione americana è guidata dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner e dal responsabile del Dipartimento di Stato, Hillary Rhodam Clinton ed è formata dai rappresentanti di venti agenzie federali, mentre quella cinese è capeggiata dal vice primo ministro, il nome non lo dico tanto lo scordereste un attimo dopo, e da un numero di rappresentanti di organismi governativi pari in numero a quelli statunitensi.

Se gli stati Uniti sono molto interessati alla rivalutazione della valuta cinese, ai rappresentanti di Pechino preme molto sapere cosa accadrà al tetto all’indebitamento statunitense che, secondo il ministro del Tesoro deve essere innalzato dall’attuale livello di 14,3 trilioni di dollari pena il default, una prospettiva che rischierebbe di far valere molto meno l’immenso stock di titoli USA nelle mani dei cinesi e che potrebbe indurli ad alleggerire la loro posizione con effetti disastrosi sui corsi dei titoli statunitensi.

lunedì 9 maggio 2011

Segnali contrastanti dagli States!

Vi era forte attesa per i dati sull’occupazione statunitense, in particolare a causa di segnali che lasciavano intravedere un rallentamento della crescita e i dati diffusi venerdì hanno dato un segnale doppio, da un lato il Non Farm Payrolls ha registrato un saldo netto di 244 mila occupati, dall’altro l’indagine sul tasso di disoccupazione ha registrato un peggioramento, passando dall’8,8 per cento di marzo al 9 per cento tondo di aprile.

Si tratta di due dati dal forte aspetto simbolico, in quanto la crescita dei posti di lavoro di aprile è la più alta dal febbraio del 2006, mentre il ritorno del tasso di disoccupazione al 9 per cento gela le speranze di Obama e di Bernspan che già intravedevano una lenta ma sicura discesa del tasso di disoccupazione verso l’altrettanto importante soglia psicologica dell’8 per cento, anche se mi tocca per l’ennesima volta ricordare che il tasso di disoccupazione che tiene conto degli scoraggiati e dei part time ‘forzati’ oscilla ancora attorno al 15 per cento.

I mesi prossimi diranno quale delle due letture, quella pessimista e quella ottimista, è quella giusta, ma io credo che stiamo andando verso un sensibile rallentamento della crescita, legato in gran parte all’esaurirsi del ciclo delle scorte.

venerdì 6 maggio 2011

Rallenta la crescita USA?


Una serie di dati non positivi, e comunque di molto al di sotto delle attese ha determinato mercoledì una battuta d’arresto dei tre principali indici azionari statunitensi, la prosecuzione della caduta del prezzo del petrolio e un mutamento del clima degli investitori proprio quando l’importante soglia psicologica degli 11 mila punti del Dow Jones sembrava a portata di mano.

L’indicatore più importante ad essere al di sotto delle attese è stato l’indice del settore dei servizi elaborato dall’Institute for Supply Management cresciuto al tasso più basso degli ultimi otto mesi, un rallentamento rilevante in quanto si tratta di un settore che impiega il 90 per cento della forza lavoro statunitense.

L’altro indicatore è rappresentato dalle assunzioni nel settore privato in aprile, dato che precede di pochi giorni il Non Farm Payrolls e il tasso di disoccupazione e che segnala come siano state assunte 179 mila persone, molte meno di quante erano state previste dagli analisti che puntavano ad una ripetizione della buona crescita registrata in marzo.

I dati sull’occupazione USA previsti per oggi verranno commentati nella puntata di lunedì del Diario della crisi finanziaria.


giovedì 5 maggio 2011

Incognita finlandese sugli aiuti al Portogallo!


Il Portogallo ha raggiunto un accordo con l’Unione europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale su un piano di aiuti da 78 miliardi di euro della durata di tre anni, impegnandosi ovviamente a un rapido rientro del rapporto deficit/prodotto interno lordo, rapporto che dovrebbe scendere al 5,9 per cento nell’anno in corso e portarsi al di sotto del 3 per cento nel 2013.

Il premier dimissionario Socrates ha parlato di un buon accordo che non dovrebbe comportare ulteriori sacrifici, anche se è evidente che l’intesa, che deve essere ancora perfezionata, peserà sulle prossime elezioni, così come è evidente che gli aiuti sono ben visti anche dal capo dell’opposizione anche se si guarderà bene dal dirlo in una campagna elettorale che si preannuncia già molto infuocata.

Ma la vera incognita è rappresentata dalla posizione che assumerà la Finlandia a causa dell’atteggiamento del partito dei veri finlandesi che ha già annunciato che voterà contro in parlamento, ma si punta ad ottenere un voto di astensione che non metterebbe a rischio l’unanimità richiesta per un accoglimento del piano.



mercoledì 4 maggio 2011

La politica attacca la Fed!

Il potente senatore democratico Barney Frank ha deciso portare un affondo nei confronti della banca centrale statunitense, quella Federal Reserve che ha gestito in modo perlomeno discutibile la fase più intensa della tempesta, peraltro guidata da un professore universitario con poca esperienza dei meccanismi operativi della Fed, di cui era stato presidente di una Fed regionale per poco tempo prima di prendere il posto ricoperto per venti anni da Alan Greenspan.

Il battagliero parlamentare che ha partecipato alla stesura del testo della riforma della finanza ha annunciato di aver proposto un disegno di legge che modifica radicalmente i meccanismi decisionali del Federal Open Market Committee, eliminando i posti, cinque, sinora ricoperti a turno dai presidenti delle Fed regionali, mentre a dire la loro sulle decisioni di politica monetaria resterebbe soltanto i sette governatori centrali, Bernspan ovviamente incluso.

Anche le materie oggetto della discussione del FOMC verrebbero limitate, anche se non si sa ancora come, insomma una proposta di riforma della quale non si capisce molto la ragione.


martedì 3 maggio 2011

Le buonuscite d'oro di Cesare Geronzi!


Come i lettori del Diario della crisi finanziaria ricorderanno, ho volutamente evitato di commentare l’estromissione del banchiere di Marino, al secolo Cesare Geronzi, dalla presidenza delle Generali, ma vorrei spendere qualche parola sui trattamenti economici da lui ricevuti in questa come in altre precedenti occasioni, trattamenti francamente esorbitanti riassunti in un bell’articolo di Alberto Statera apparso sul quotidiano la Repubblica.

In soli quattro anni e mezzo, Geronzi ha ricevuto, a titolo di liquidazione, 55 milioni di euro, tra i quali spiccano i 20 milioni ricevuti per l’uscita dal Gruppo Unicredit con destinazione alla presidenza di Mediobanca, uscendo dalla quale di milioni ne ha ricevuti 18,4, per giungere poi all’ultima buonuscita dal gruppo triestino che ha portato nelle sue tasche 16,6 milioni di euro per soli undici mesi di presidenza.

Alle Generali difendono la decisione del comitato remunerazioni, assicurando che, in caso di mancanza di accordo, sarebbero stati costretti a pagare molto di più, anche se oltre ai soldi, l’oramai ex banchiere di Marino, ha ottenuto anche la presidenza della Fondazione Generali, due decisioni che hanno spinto i fondi esteri a votare contro e la Banca d’Italia ad astenersi.



lunedì 2 maggio 2011

I dispiaceri del leone di Omaha!

la festa annuale dei soci della Berkshire Hathaway è stata guastata dai rivoli dello scandalo riguardante David Sokol, un altissimo dirigente che aveva investito in una società russa che qualche giorno dopo la creatura di Warren Buffett avrebbe fatto propria, con plusvalenze di tutto rispetto per il manager che pochi giorni dopo ha lasciato precipitosamente la Berkshire.

Ma a turbare i convenuti sono state anche le perdite per 1,7 miliardi di dollari del settore assicurativo, perdite che hanno determinato un calo degli utili nel primo trimestre del 58 per cento.

Di fronte ai suoi 40 mila fan, il Leone di Omaha ha tirato fuori la faccia feroce e ha attaccato duramente il suo ex collaboratore, che ha risposto tramite una dura nota del suo legale, ma anche trovato modo di dire che le calamità che hanno determinato le perdite nel settore assicurativo del suo conglomerato non lo impensieriscono più di tanto e che i conti annuali saranno come al solito brillanti.

I suoi sostenitori hanno buone ragioni per credergli, visto che molti di loro, soprattutto i più anziani, sono diventati ricchi scommettendo somme relativamente modeste, mentre tutti non hanno ragione di pentirsi di un investimento che ha pochi paragoni nel mercato.