venerdì 12 febbraio 2016

Ma cosa sta accadendo alle banche europee?


Evito normalmente di soffermarmi sui movimenti quotidiani delle azioni delle banche, anche perché credo che la cosa più importante sia capire le cause più o meno profonde delle variazioni dei valori azionari stessi, ma quello che sta accadendo in questi giorni e in queste settimane richiede di fare conto anche delle variazioni congiunturali, sopratutto se le variazioni delle quotazioni stesse siano dell'ordine del cinquanta per cento e più nel volgere di poche settimane.

Partirò dal caso italiano, apparentemente immune dal maggiore problema della tempesta perfetta iniziata nel luglio del 2007 e che il mese successivo vide il blocco completo della liquidità interbancaria sul non marginale mercato dell'euribor, un problema che venne individuato nella proliferazione in controllata dei titoli della finanza derivata per cifre nozionali che erano un multiplo del prodotto lordo a livello planetario.

Ma il caso recente della Deutsche Bank di cui ho parlato ieri, una banca globale che ha in pancia titoli tossici per un ammontare anche difficile da immaginare, titoli non smaltiti da nessuno a differenza di quanto è accaduto negli Stati Uniti d'America, con la Federal Reserve che ha fatto da spazzino per la montagna di titoli della finanza derivata posseduti dalle banche a stelle e strisce, il caso della Deutsche, dicevo, fa capire che è difficile assolvere un intero sistema bancario, quello italiano, senza cercare di capire come è strutturato.

Ebbene, come tutti sanno, il nostro è un sistema bancario che presenta un numero molto elevato di banche, ma che è di fatto concentrato su quattro-cinque gruppi bancari che rappresentano oltre il cinquanta per cento del mercato e due dei quali, Intesa e Unicredit Group si sono lanciate in una politica di acquisizioni/salvataggi di banche europee e non solo di varia dimensioni.

Ora il problema è quello di capire cosa c'era in pancia di alcune di queste prede, in particolare in quelle tedesche e austriache, e, tanto per non fare nomi, nella controllata tedesca di Unicredit, una banca sulla quale è stato difficile per un certo tempo fare chiarezza sui conti anche per un certo tempo dopo la stessa acquisizione.

Ho proprio l'impressione che l'ostinazione del governo tedesco nel privilegiare i prodotti derivati più o meno tossici negli schemi di salvataggio europei a scapito di quelle che ieri definivo banali sofferenze abbia dei solidi e fondati motivi, peccato che a fare le spese di tutto questo la quasi totalità delle banche italiane dove si è pensato che i derivati fossero qualcosa che aveva a che fare più con l'analisi matematica che con l'attività bancaria!

giovedì 11 febbraio 2016

I guai degli altri: Deutsche Bank


Interrompo l'illustrazione delle cause profonde della nuova fase della tempesta perfetta perché è davvero preoccupante quello che è successo ieri nel colosso tedesco Deutsche Bank, una delle poche banche europee a rivaleggiare con quelle statunitensi nella produzione di titoli tossici e di certo la più multata proprio per il suo attivismo in queste spericolate attività.

Infatti, dopo aver perso il 40 per cento circa di capitalizzazione di borsa nelle prime settimane di questo orribile 2016, il neo amministratore delegato del gruppo ha annunciato di avere i soldi, un miliardo di euro, per pagare gli interessi sulle obbligazioni subordinate per il 2016 e che dovrebbe avere anche quelli necessari alla stessa bisogna per il 2017, sempre che i risultati di bilancio dell'anno in corso vadano secondo le previsioni.

Non è proprio un bel segnale quando il numero uno di una banca si vede costretto ad annunciare coram populo che è in grado di far fronte ai suoi impegni, fatto sta che il mercato gli ha creduto e ieri il titolo è volato in borsa, grazie anche all'aperto sostegno dell'arcigno ministro delle finanze teutonico, lo stesso che negli schemi europei di salvataggio delle banche ha privilegiato i titoli tossici a scapito delle banali sofferenze.

Ma la vera notizia di ieri, oltre alla provvidenziale vendita della affiliata banca cinese, è stata la decisione di chiudere/cedere le due branche dell'investment banking proprio quelle che con le loro fabbriche prodotto hanno determinato in questi anni davvero turbolenti la maggior parte degli utili della banca globale ma anche la quasi totalità delle multe miliardarie!

mercoledì 10 febbraio 2016

L'ombra della Cina sulla tempesta perfetta


Delle tre cause profonde della crisi finanziaria in corso delineate ieri, ho collocato non a caso la Cina e i suoi problemi al primo posto, anche perché in pochi luoghi della terra i problemi di questa nuova fase della tempesta perfetta si concentrano in una miscela davvero esiziale.

Comincerei dal problema della crescita di quella che è oramai diventata la locomotiva dell'economia mondiale e in quel +6,9 per cento di crescita del PIL 2015 che tanto aveva deluso analisti e osservatori. Ebbene, uno studioso cinese esule negli States, grazie ai suoi contatti nella madrepatria, ha scoperto che la crescita reale sarebbe di almeno due punti percentuali più bassa e le ferie forzate di fine anno degli operai cinesi sembrerebbero dimostrare tale assunto, per non parlare del recente arresto del numero uno dell'istituto di statistiche cinesi.

C'è poi il problema delle banche,  appesantite, si fa per dire, da sofferenze pari a quasi due volte il prodotto lordo cinese (1,6 volte); per dare un'idea, basti pensare che le sofferenze delle banche italiane, al netto  degli accantonamenti, non superano il 5 per cento del prodotto interno lordo italiano ed è più o meno così per tutti gli altri grandi paesi europei. 

Per quanto poi riguarda le borse cinesi, credo che in pochi casi si possa parlare di bolla speculativa come nelle due borse situate sul continente cinese, mentre quella di Hong Kong appare caratterizzata da fondamentali più solidi.

martedì 9 febbraio 2016

Le cause profonde della nuova tempesta perfetta

Procedendo per estrema sintesi, le cause della nuova tempesta perfetta sono tre: il rallentamento dell'economia cinese con il suo corollario di crediti in sofferenza delle imprese del celeste impero; lo scoppio delle bolle speculative sui mercati azionari all over the world e, the last but not the least, il crollo delle quotazioni del petrolio, dove si intravede la manina di Goldman Sachs, con le conseguenti situazioni di default dei grandi e piccoli operatori in questo vastissimo mercato.

Si tratta del concomitante scoppio di tre bolle speculative dovute a falle che sarà difficile riparare anche perché vi è un evidente effetto sinergico tra i tre fenomeni che si danno in realtà mano l'uno l'altro, ma di tutto questo parlerò più diffusamente nei prossimi giorni.

Di altro segno quello che sta accadendo nel mercato dei titoli del debito sovrano anche se la dominante in questo case è la paura innescata dallo scoppio, per ora solo all'inizio, delle summenzionate bolle, con il conseguente e ben noto fenomeno del fly to quality che vede i bund tedeschi ai minimi storici in termini di yeald, addirittura negativi in alcuni punti della curva, mentre attraggono anche i TBonds e i Gilt britannici, il tutto a scapito dei titoli dei paesi deboli, Grecia, Italia e Spagna in testa!

lunedì 8 febbraio 2016

Una nuova tempesta perfetta?

Sono settimane ormai che si avvertono sinistri scricchiolii provenienti dai mercati finanziari di tutto il mondo e quello che sembrava il migliore dei mondi possibili, con gli indici vicini ai massimi storici, negli USA ma non soltanto, sembra destinato a crollare come un castello di carte dalle fondamenta basate sul nulla.

Anche se tutto sembra iniziato nel mercato del petrolio e delle altre materie prime energetiche, con il crollo dei prezzi e le insolvenze a catena dei sottoscrittori di contratti futuri, il problema non sembra limitato a questo, anche se si tratta di un problema di non poco conto; gli scricchiolii provengono dal mondo della finanza che non sembra avere tratto grande profitto dalla durissima lezione del 2007-2008 sulla proliferazione incontrollata dei derivati prodotti senza sosta dalle fabbriche prodotto delle investment banks e delle  banche più o meno globali, per non parlare del problema dei debiti sovrani.

Il problema è che tutto quello che si poteva fare è stato fatto negli anni successivi al biennio maledetto e non si sa proprio cosa tireranno ora fuori dal cappello i banchieri centrali e i governanti dei principali paesi industrializzati!

mercoledì 3 aprile 2013

Vivere pericolosamente sull'orlo del deficit


La decisione presa d'intesa tra il governo Monti dimissionario e le aule di Camera e Senato di ripagare almeno una parte dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese ha fatto salire il rapporto deficit/pil previsto per il 2013 dal 2,4 al 2,9 per cento, livello pericolosamente vicino a quel limite del 3 per cento previsto dai trattati europei e tutto questo proprio quando si sta per concludere la procedura di infrazione nella quale siamo coinvolti da alcuni anni.

Non sfugge a nessuno che, quando il Consiglio dei ministri di oggi si sarà concluso, al futuro governo, prima o poi se ne farà uno, non resteranno margini di manovra per una qualsivoglia forma di politica economica, o meglio che ogni misura di spesa che verrà decisa dovrà essere bilanciata da corrispettive misure in entrata.

Il problema ulteriore sta nel fatto che essendo quello deficit/pil un rapporto tutto dipenderà da quanto morderà la recessione nel nostro paese nel 2013, anche perché tutte le previsioni sin qui fatte dal governo sono risultate sballate!

venerdì 22 marzo 2013

La crisi di Cipro non trova soluzione


Sono trascorsi alcuni giorni da quando è scoppiata la crisi di Cipro, o meglio, da quando è stato bocciato dal parlamento dell'isola il piano che prevedeva un prelievo forzoso sui conti correnti dei residenti e dei non residenti, in maggioranza magnati russi, e il ministro delle finane è stato spedito a Mosca per cercare aiuti finanziari.

La missione è miseramente fallita e il ministro sta tornando precipitosamente in patria dove incombe lo spettro del fallimento su una o due delle maggiori banche dell'isola e mentre la Banca Centrale Europea ha chiarito che la liquidità addizionale fornita al sistema cipriota sarà garantita solo fino a lunedì.

Mentre le agenzie di rating si dilettano a sparare sulla croce rossa, il parlamento cipriota è chiamato ad approvare un alquanto improbabile piano b che consiste nella creazione di un fondo di solidarietà con al centro beni delllo Stato e della chiesa e asset di alcuni fondi pensioni, un fondo che metterebbe bond non assimilabili a quelli statali.

Sul piano è chiamata a pronunciarsi la troika che dovrà valutare se è qualitattivamente e quantitativamente sufficiente a garantire il finanziamento da 10 miliardi di euro subordinato appunto a queste misure. E' anche prevista una ristrutturazione del sistema bancario cipriota con misure ancora alquanto oscure.