lunedì 21 marzo 2011

Tremonti affonda la lobby del nucleare!

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Anche i più sprovveduti tra gli italiani hanno capito benissimo che dopo quello che sta succedendo nella centrale giapponese di Fukushima le sorti del piano italiano per il nucleare, dodici impianti di terza generazione da installare nel nostro paese, erano gravemente compromesse se non del tutto annullate, ma quello che è successo ieri a Cernobbio (località dalla strana assonanza con Chernobyl) sono suonate come un de profundis per la potente ma attualmente alquanto malmessa lobby nostrana del nucleare.

E’, infatti, da quella ridente località che il per la terza volta ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti, ha discettato dei rischi connessi alla crisi finanziaria ancora in corsa, aggiungendo a quelli già noti il rischio nucleare, un rischio a suo dire molto concreto e legato non solo agli incidenti possibili ma anche ai difficilmente quantificabili costi necessari per concludere in modo sicuro la vita di un reattore eventualmente installato, per la precisione il ministro ha parlato di debito nucleare, da affiancare al debito pubblico e a quello privato.

Il molto immaginifico ministro ha lanciato anche una sua proposta che consiste nell’investire risorse adeguate per lo sviluppo delle energie alternative finanziando questi investimenti con la creatura a lui più cara rappresentata dagli eurobonds, anche se utilizzando le somme preventivate per il piano nucleare sarebbe possibile fare un bel tratto di strada nell’innalzamento della percentuale di energia tratta dal sole dal vento e da tutte le altre possibili fonti di energia diverse da quelle fossili, una strada peraltro già percorsa dall’Italia in tempi non sospetti con il massiccio ricorso all’idroelettrico.

venerdì 18 marzo 2011

Il G7 indebolisce lo yen!

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Qualcuno si è stupito del comportamento dello yen giapponese nei confronti del dollaro, ma un po’ di tutte le valute, un rafforzamento che sembrava stravagante con il terremoto, il maremoto e la catastrofe nucleare, ma che risulta del tutto normale alla luce dell’immenso rimpatrio di capitali che ha visto protagoniste le compagnie di assicurazione, ma non solo loro, spingendo lo yen al record storico di 76 nei confronti del dollaro.

La decisione dei ministri delle finanze del G7 di contrastare questo apprezzamento dello yen ha sortito effetti portando il dollaro nuovamente al di sopra della soglia psicologica degli 80 yen, ma già nei giorni precedenti le banche centrali avevano fatto fronte e il dollaro già si era portato ieri al livello di 79 yen.

I lettori del Diario della crisi finanziaria sanno bene quanto io ritenga inutili nel medio periodo le mosse concertate delle banche centrali per giungere a un livello desiderato dei rapporti tra le valute convertibili, mentre rimane inevasa la richiesta degli Stati Uniti d’America e di altri paesi occidentali volta ad ottenere una rivalutazione della valuta cinese!

giovedì 17 marzo 2011

Ma quanto è potente la lobby nucleare?

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Mentre tutto il mondo si interroga sulla catastrofe nucleare giapponese, con la centrale incriminata oramai trasformata in una sorta di pozzo di Vermicino, dove per fermare il mostro si prova veramente di tutto ma con ben scarsi risultati, ferve il dibattito in tanti paesi, compresa l’Italia, sull’opportunità di insistere con l’opzione nucleare o aumentare, invece gli investimenti sulle energie alternative, quali l’eolico e il solare, tecnologie giunte a un discreto grado di maturazione e che diverranno via via più economiche quanto più i governi decideranno di incentivarne l’adozione anche a livello dei singoli utenti.

Il caso italiano è emblematico in quanto nel nostro paese dopo un referendum sono state chiuse le poche centrali nucleari esistenti e in anni recenti si è adottata una legislazione di sostegno delle energie alternative che ha dato ottimi frutti, se non che il governo Berlusconi ha deciso di riprendere l’opzione nucleare con l’obiettivo di realizzare 12 centrali di terza generazione, attualmente allo stadio di prototipo e, con un recente colpo di mano ha posto pesanti limiti agli incentivi per chi volesse creare impianti fotovoltaici o eolici di rilevanti dimensioni.

Conscio che la maggioranza della popolazione, anche alla luce degli avvenimenti giapponesi e a fronte della palese impotenza delle autorità preposte a porre rimedio agli incidenti occorsi, il governo italiano si è precipitato, dopo alcune improvvide dichiarazioni di diversi ministri, a dire che le centrali verranno realizzate solo nelle regioni che si dichiareranno favorevoli, allo stato nessuna, e che comunque ci si muoverà in linea con le scelte che in materia adotterà l’Unione europea.

Ma in Italia come negli altri paesi difficilmente la potente lobby nucleare rinuncerà a premere affinché, quando sarà opportunamente passato l’effetto del caso giapponese, riprendano con vigore i programmi di costruzioni di nuove centrali, utilizzando il prevedibile argomento che le nuove centrali saranno più sicure delle vecchie, ipotesi chiaramente esclusa dal Nobel Rubbia che ha affermato ieri che è necessario fermarsi a riflettere e puntare a energie alternative e intrinsecamente sicure!

mercoledì 16 marzo 2011

Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (3)


Anche questa puntata del Diario della crisi finanziaria è un seguito delle puntate di ieri e dell’altro ieri, perché quello che sta accadendo in Giappone dopo il terremoto, elevato da 8,9 a 9 gradi della scala Richter, e il violentissimo maremoto è qualcosa di difficilmente immaginabile con tre reattori su quattro di una centrale nucleare oramai chiaramente fuori controllo e con il rischio della fusione di uno di questi, se non di tutti e tre, non esclusa più neanche dai responsabili della società che gestisce l’impianto, per non parlare degli allarmi che vengono da altre centrali nucleari della zona colpita dallo tsunami.

In questo contesto la borsa di Tokyo non poteva che fare quello che ha fatto, giungendo a perdere sino al 14 per cento, per chiudere con una perdita del 10,6 per cento che ha portato il Nikkey a 8.600 punti, mille in meno del livello raggiunto lunedì quando aveva sfondato d’impeto verso il basso la soglia dei 10.000.

Oltre che per le preoccupazioni per quanto sta avvenendo nel potente vicino, le altre borse asiatiche sono state colpite dalle vendite massicce provenienti dagli investitori istituzionali giapponesi, assicurazioni in prima fila, che hanno iniziato un rimpatrio di capitali per far fronte ai pressanti impegni risarcitori che si profilano.

Sarebbe troppo lungo l’elenco delle società che hanno registrato flessioni a due cifre, tra queste spiccano la società che gestisce la centrale che ha perso oltre il 24 per cento, dopo il 23 per cento lasciato sul terreno lunedì e la società costruttrice di impianti nucleari, la Toshiba Corp., che ha perso il 19,5 per cento.



martedì 15 marzo 2011

Terremoto, tsunami e tempesta perfetta! (2)


Questa puntata del Diario della crisi finanziaria è un seguito della puntata di ieri e sarà integralmente dedicata al Giappone, ma stavolta visto sotto il profilo degli accadimenti economici nella prima giornata di contrattazioni dal devastante sisma, ma soprattutto dal terrificante maremoto che ha spazzato via interi paesi e facendo verosimilmente decine di migliaia di vittime, per non parlare del ripetersi di esplosione nella centrale nucleare già teatro sabato della prima esplosione nel sito di un reattore.

Come era largamente prevedibile, la borsa di Tokyo ha lasciato sul terreno oltre 600 punti, chiudendo a 9.600 punti con una perdita superiore al 6 per cento, mentre la società che gestisce gli impianti nucleari fuori controllo, la Tepco, ha perso poco meno di un quarto del valore segnato venerdì con un segno rosso percentuale di oltre il 23 per cento, una pesantissima flessione che si somma allo sconcerto e alla confusione dei dirigenti che non sanno assolutamente, e noi con loro, cosa riserveranno le prossime ore e i prossimi giorni!

Penalizzati anche i titoli delle compagnie di assicurazioni che prevedono di pagare 35 miliardi di euro di danni, mentre la Bank of Japan ha iniettato 40 mila miliardi di yen di liquidità senza i quali è difficile dire cosa sarebbe accaduto sui mercati, anche se una idea la fornisce il volume delle contrattazioni giunto ad un record di 4,88 miliardi di azioni che hanno trovato comunque controparte grazie alla citata iniezione di liquidità di cui hanno beneficiato le banche e gli investitori istituzionali.

La chiusura delle tre più importanti raffinerie giapponesi ha invece determinato un calo del prezzo del petrolio che, sui mercati asiatici, si è portato al di sotto della soglia psicologica dei 100 dollari, chiudendo a 99,15 dollari al barile.



lunedì 14 marzo 2011

Terremoto, tsunami e tempesta perfetta!

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Chi come me si occupa da due anni e mezzo della più grave crisi finanziaria che il mondo abbia mai conosciuto, un vero e proprio terremoto che ha cambiato il mondo finanziario per come lo avevamo conosciuto nei decenni della finanziarizzazione spinta dell’economia, dovrebbe essere immune da emozione nei confronti dei fenomeni fisici, anche i più devastanti, ebbene non è affatto così e, come tutti, sono rimasto del tutto attonito e sgomento rispetto al terremoto e successivo devastante maremoto avvenuti in Giappone, per non parlare poi di quello che sta accadendo in due centrali nucleari poste a pochi chilometri di distanza tra loro con cinque reattori del tutto fuori controllo e il rivestimento esterno di uno di questi del tutto disintegrato.

Condivido con tutti, o quasi, sentimenti di umana pietà per quelle che, alla fine dei conteggi, saranno decine di migliaia di vittime, basti pensare che in una sola località vi sono diecimila dispersi e ho ancora negli occhi le immagini di centinaia di case portate via da un’ondata gigantesca ed è difficile ritenere che fossero tutte vuote, così come fa impressione pensare a quei tre treni scomparsi nel nulla con tutti i loro passeggeri, per fortuna poi ritrovati sani e salvi.

Come tutti, anche io mi auguro che quella delle due centrali nucleari giapponesi danneggiate dallo tsunami non si riveli un’altra Chernobyl se non qualcosa di peggio, ma penso anche che l’impotenza manifesta delle autorità rispetto a quanto sta avvenendo in quei due siti debba far ripensare all’utilizzo del nucleare come fonte di elettricità, perché i rischi sono troppo elevati ad onta delle statistiche che vorrebbero dimostrare come l’evento sia improbabile, ma quando accade le conseguenze possono essere davvero disastrose!

venerdì 11 marzo 2011

Le conseguenze sociali della tempesta perfetta! (2)


Per il secondo mese consecutivo sono diminuite in febbraio le nuove aperture di procedure di foreclosure negli Stati Uniti d’America, con 255.101 proprietari di case che hanno ricevuto l’avviso di quel percorso che porta spesso alla vendita all’asta dell’abitazione, un dato che è inferiore del 14 per cento rispetto a quello di gennaio e del 27 per cento nei confronti dello stesso mese dell’anno precedente e che, secondo le informazioni fornite da RealtyTrac si pone al livello più basso degli ultimi 36 mesi.

Il motivo di questo rallentamento del flusso di foreclosure è, come è noto, legato alla maggiore cautela delle banche e delle finanziare nell’avviare il processo o nel portarlo avanti, in particolare nei 28 Stati nei quali è previsto un passaggio giudiziale, in particolare i primi avvisi di avvio della procedura sono crollati del 41 per cento rispetto al febbraio del 2010, mentre le aste programmate per la vendita delle case sono calate del 21 per cento su base annua.

Banche e finanziarie sono comunque venute in possesso in febbraio di oltre 66 mila case, un dato più basso del 17 per cento rispetto a gennaio e del 18 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ma negli Stati nei quali è obbligatorio un passaggio giudiziale il calo è stato ancora più marcato portandosi al 35 per cento su base annua.

Il problema prossimo venturo è, tuttavia, rappresentato da quegli oltre 5 milioni di mutuatari che sono in ritardo di almeno due rate del mutuo, una parte dei quali non riuscirà, a causa della crisi del mercato del lavoro ed al crollo del valore degli immobili, a mettersi in pari con i pagamenti e ai quali inevitabilmente arriverà la prima notifica dell’avvio del processo di foreclosure.