mercoledì 9 marzo 2016

L'occhio della BCE sulle banche italiane (2)


Iil sensibile incremento delle visite del precedente articolo sullo stesso argomento sta a dimostrare che gli italiani sono sempre più consapevoli che con l'avvento della vigilanza europea affidata alla Banca Centrale Europea e l'arma di distruzione di massa rappresentata dal bail in con le sue conseguenze nefaste su azionisti, obbligazionisti e risparmiatori per la parte dei depositi eccedente la soglia dei 100 mila euro nulla sarà come prima, perché per la banca che dovesse non rispettare quanto previsto nelle missive provenienti da Francoforte si apre la strada dell'ingresso in un percorso che spesso si conclude con l'applicazione del bail in con le conseguenze che sono poi quelle illustrate sopra.

Come tutti, ho visto le immagini dell'assemblea degli azionisti della Banca Popolare di Vicenza, quella le cui quote sono passate da 63 a 6,3 euro che è poi il valore del diritto di recesso, diritto che la banca ha ovviamente sospeso, un'assemblea che vedeva migliaia di persone consce che il valore del loro investimento era praticamente andato in fumo, arrabbiate con i manager, ma che poi hanno approvato la trasformazione in società per azioni e l'aumento di capitale da 1,76 miliardi di euro, per dire solo i due punti più dolorosi per loro, nonché l'attivazione delle procedure per la quotazione in borsa con l'80 per cento dei voti, consapevoli che l'alternativa era perdere tutto e molti erano ex dipendenti che avevano investito nella "loro" banca risparmi e liquidazione.

Chiusa, si fa per dire, (vista l'apertura di un'istruttoria da parte dell'Antitrust che contesta alla Popolare di Vicenza l'applicazione di pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti: ti do un finanziamenti se acquisti obbligazioni della banca) una partita, se ne aprono immediatamente altre due, sarebbe meglio dire tre, che sono poi la Carige alle prese con lo squagliamento dell'azione in borsa dopo la missiva letale della BCE e il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano che dovevano andare a nozze due settimane fa ma non lo faranno se da Francoforte non verrà un ok alla fusione, ma soprattutto alle tempistiche previste per affrontare lo spinoso argomento delle sofferenze e la pletorica governance disegnata per accontentare gli appetiti di una "fusione tra pari".

A differenza di molti, io non credo che il nostro presidente del Consiglio parli a caso e non sono trascorsi molti giorni da quando ha pronunciato la frase nella quale individuava i problemi del sistema bancario italiano anche nell'eccessivo numero di banche ed è certo che l'operato congiunto della BCE e della Banca d'Italia possono produrre effetti significativi in tale senso, anche se la dimensione, il Monte dei Paschi di Siena docet, non è una garanzia del fatto che le attenzioni degli uomini e delle donne di Mario Draghi si volgano altrove!

martedì 8 marzo 2016

La BRI avvista tempesta perfetta in arrivo!


La Banca dei regolamenti internazionali con sede a Basilea in Svizzera è un organismo che ha come obiettivo quello di coordinare l'operato delle banche centrali che, a loro volta, sono azioniste della stessa in numero di 60 delle quali fanno parte le maggiori banche centrali del pianeta ed è attualmente presieduta dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, notoriamente non particolarmente amico di Mario Draghi che siede come semplice membro nell'augusto consesso.

Fondata nel 1930 su input di un piano statunitense, si macchiò di colpe accertata nel favorire la spoliazione dei paesi occupati dalla Germania nazista, colpe per le quali ne fu decretato lo scioglimento nel summit di Bretton Woods, scioglimento a cui si oppose strenuamente John Maynard Keynes che la spuntò nel 1948 quando fu annullato il percorso di scioglimento e la BRI rinacque a nuova vita seppure con vincoli statutari molto stringenti e ha come missione quella della vigilanza bancaria e assicurativa.

Ebbene, in un recente rapporto, curato dall'italiano Carlo Borio, si afferma testualmente che la fiducia dei mercati nella capacità delle banche centrali dei paesi maggiormente sviluppati sta venendo meno e, in effetti, c'è poco da dare torto agli uomini e le donne dell'importante istituzione finanziaria perché le banche centrali delle tre principali aree hanno veramente fatto tutto quanto era possibile, anzi nel caso della banca centrale giapponese sono andati oltre l'immaginabile con la recente adozione della politica dei tassi negativi nelle operazioni di rifinanziamento del sistema bancario del Sol levante, e nonostante questi sforzi le economie sono in deflazione e i rispettivi sistemi bancari vacillano per ragioni molto diverse e con picchi nelle banche più o meno globali basate al di qua e al di là dell'Atlantico e del Pacifico, ma comunque vacillano e le economie stentano a trovare la strada della ripresa, per non parlare della Cina che, ai problemi che abbiamo segnalato in precedenti articoli, segnala nell'ultimo trimestre dello scorso anno un deflusso di capitali per 175 miliardi di dollari.

Quella che appare francamente originale è la tempistica della sortita degli uomini di Weidmanno, e cioè a tre giorni dall'infuocata riunione del consiglio direttivo della Banca centrale europea, una riunione nella quale lo stesso Weidmann insieme ad un ristretto numero di alleati cercherà di spuntare le unghie di Super Mario che vuole vengano assolutamente approvate le misure non convenzionali che ha allo studio da tempo!

lunedì 7 marzo 2016

L'occhio della BCE sulle banche italiane


Forse, quando è nata la vigilanza europea sulle banche dell'area euro, molti hanno pensato che non sarebbe cambiato nulla e che l'istituto con base a Francoforte avrebbe agito come erano use fare le banche centrali dei paesi membri, quelle che, per capirci, arrivano quando orami le frittate, di grandi o medie dimensioni, sono già state fatte, come tanto per fare un esempio, si è giunti molto tardivamente al commissariamento delle quattro medie banche italiane già tecnicamente fallite e si è applicato il bail in, con il suo bagno di sangue per azionisti, obbligazionisti e depositanti, un'eventualità che due o tre anni prima sarebbe stata probabilmente evitabile.

Dopo quanto è stato reso noto venerdì, in relazione alla banca Carige, le banche italiane a prescindere dalle dimensioni devono stare in campana, perché la vigilanza bancaria europea ha richiamato l'istituto di credito basato in quel di Genova sulle linee strategiche che stava seguendo, linee che, secondo la BCE, non vanno assolutamente e ha ordinato che venisse predisposto un nuovo piano strategico, pena sanzioni non precisate ma che dovrebbero rivelarsi tutt'altro che indolori, prescrizioni alle quali, c'è da giurarci, gli attuali e i nuovi vertici che scaturiranno dalla prossima assemblea si precipiteranno ad adeguarsi, al di là dei mugugni che si sono avvertiti da parte dei vertici aziendali terrorizzati da quel draft ricevuto dagli uomini di Mario Draghi.

D'altra parte, la reazione della borsa non si è fatta attendere e sin dalle prime battute dell'ultima seduta della scorsa settimana l'azione di Carige ha iniziato un pericoloso scivolone nell'area dei 56 centesimi, lasciando sul terreno un secco 10 per cento del valore di un titolo che, negli ultimi sei mesi, ha già lasciato sul terreno il 68 per cento, incluso lo scivolone di venerdì, da 1,75 euro ai 56 centesimi di venerdì, appunto.

Ma la notizia dell'altolà della BCE a Carige ha esercitato una forte influenza anche sui titoli delle due banche che aspirano ad andare a nozze, il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano, due banche che aspettano il via libera proprio dalla BCE che pare non volerne sapere di dare il via libera se non vi sarà un aumento di capitale volto a fronteggiare i rischi legati agli 8 miliardi di euro di sofferenze che i due istituti si portano reciprocamente in dote, ma che ha influenzato anche i corsi di Unicredit, Intesa San Paolo e Monte dei Paschi di Siena che hanno interrotto bruscamente un serie positiva che andava avanti da alcune sedute.

Peccato che analoga severità di gli uomini di Mario Draghi non stiano dimostrando  nei confronti delle banche dell'area euro più o meno globali con il loro carico di centinaia di migliaia di miliardi di euro in derivati e titoli tossici!

venerdì 4 marzo 2016

Ma l'esproprio della casa da parte delle banche esiste già!


Sta facendo molto discutere il disegno di legge delega con il quale il Governo sta cercando di dare applicazione ad una Direttiva dell'Unione Europea volta a dare certezza e maggiore celerità alla banca che ha concesso un mutuo per l'acquisto di una casa ad un mutuatario che per sette volte, anche non consecutive, non ha onorato l'impegno a pagare la rata. Attenzione, perché la previsione delle rate non pagate non fa riferimento alla cadenza delle stesse e quindi si può riferire a 7 mesi se la rata pattuita è su base mensile o a tre anni e mezzo se l'impegno del debitore è a cadenza semestrale, e via discorrendo.

Il problema è che nel testo unico bancario sono già presenti norme che prevedono che, in presenza di sette pagamenti anche non consecutivi, la banca può chiedere di rivalersi sul bene ipotecato, anche se c'è la differenza, e non di poco conto, che deve rivolgersi a un giudice e che lo stesso deve autorizzarla a procedere all'esproprio e alla successiva vendita dell'immobile, vendita che non deve necessariamente avvenire mediante vendita all'asta.

Ma tra le due procedure vi è un'altra differenza, e in questo la Direttiva UE va decisamente a vantaggio del debitore, in quanto la normativa attuale prevede che la banca si soddisfi con il bene pignorato e non ristori al mutuatario l'eventuale differenza, mentre la normativa in corso di introduzione prevede esplicitamente due cose: l'affidamento ad un perito terzo del compito di stimare il reale valore dell'immobile e la restituzione, dopo la vendita, dell'eccedenza di valore rispetto al debito al proprietario di casa espropriato, ed è una differenza di non poco conto rispetto alla prassi attuale.

Avendo seguito per anni quanto è successo negli Stati Uniti d'America in materia di propri di case nella fase più calda della crisi finanziaria, mi trovo a suggerire sommessamente ai decision makers di non gettare via il bambino con l'acqua sporca e cioè di mantenere il patto marciano che ispira il testo della Direttiva e di allungare semmai il numero delle rate che danno luogo alla nuova procedura.

Il fatto che la nuova normativa non si applichi ai mutui in essere può essere, infatti, un danno per questi proprietari che, in base alle norme vigenti, possono vedersi espropriare un bene di 200-300 mila euro a fronte di un mutuo residuo non superiore a 100 mila euro e non vedersi restituire la differenza!

giovedì 3 marzo 2016

Ma cosa è in realtà la deflazione?


Nel profluvio di statistiche con le quali passiamo il tempo prima dell'arrivo sulla scena nel primo pomeriggio di giovedì prossimo di Super Mario, al secolo Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, vi è il dato sui prezzi al consumo in Italia che segnala una flessione dello 0,2 per cento su base mensile e una variazione negativa dell'indice dei prezzi al consumo italiano dello 0,3 per cento ove rapportato allo stesso mese dell'anno precedente.

Non darei molta importanza a questo dato, perché la componente petrolifera in forte calo è destinata a far registrare sensibili incrementi dopo che il prezzo al barile del WTI, dopo essersi spinto nella parte alta dell'area dei venti dollari, ha bruscamente invertito la rotta e si è portato in vista dei 35 dollari al barile, segnando un incremento del 30 per cento circa rispetto ai minimi e anche altre componenti del paniere sono destinate a segnare rialzi nei prossimi mesi per cui il CPI italiano dovrebbe uscire dall'attuale stato di letargo.

Ma cosa è in realtà la deflazione? Non è altro che la variazione negativa dell'indice dei prezzi al consumo, un'eventualità, quella che stiamo vivendo negli ultimi mesi (non tutti in verità), che dovrebbe solo fare felici i consumatori in quanto il pieno costa meno, non quanto dovrebbe ma certamente meno, la spesa al supermercato, complici anche le offerte più o meno strepitose, se non costa meno almeno non aumenta a parità di prodotti acquistati e, anche nel settore dei servizi, si nota se non una variazione negativa delle tariffe quasi raddoppiate al momento della conversione tra la lira e l'euro, quantomeno una staticità o minori variazioni dei prezzi; ma allora perché dovremmo preoccuparci di un fenomeno che, come dicevo all'inizio, rischia anche di mostrarsi alquanto effimero?

Ebbene, un problema c'è in quanto si tratta di una spia evidente di  uno stato alquanto depresso sia della domanda di beni di consumo che dei prezzi all'ingrosso, che anticipano le variazioni di quelli al consumo, ma, e forse soprattutto, della tendenza dei consumatori, in presenza di flessioni dei prezzi, a rinviare i consumi in attesa, non sempre premiata, di ulteriori variazioni al ribasso, ma gli effetti più rilevanti riguardano il settore finanziario e in particolare modo le banche che lamentano di fare scarsi profitti in uno scenario che vede contemporaneamente tassi bassi e variazioni negative dell'indice dei prezzi al consumo. Un discorso a parte riguarda la situazione dei debitori che non vedono ridursi, come solitamente accade, il carico del loro debito espresso in termini reali!

mercoledì 2 marzo 2016

Aspettando Super Mario


I mercati e gli osservatori più o meno smaliziati, tutti delusi dall'esito del G20 finanziario, aspettano con ansia quello che il 10 marzo dirà Mario Draghi nella conferenza stampa che chiude i lavori del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea in quel di Francoforte.

Ai più distratti tra i miei lettori mi permetto di proporre una biografia non autorizzata di Draghi, un docente di economia in quel di Trieste che assurse agli onori della cronaca come Direttore Generale dell'allora ministero del Tesoro, incaricato di portare avanti un ambizioso programma di privatizzazioni che vide il suo clou nei famosi incontri a bordo del panfilo Britannia di proprietà della famiglia reale britannica. Terminata in buona sostanza l'opera di privatizzare il privatizzabile, il nostro passa a lavorare presso una delle entità che avevano funto da advisor della colossale operazione ed entra nella potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs diventandone il numero uno per l'Europa con base a Londra.

Chiamato da Berlusconi e Tremonti a risolvere il disastro lasciato da Antonio Fazio, Super Mario diventa il Governatore della Banca d'Italia, lavoro per lui alquanto noioso fino a che la crisi finanziaria del 2007 lo spinge ad assumere contemporaneamente all'incarico in Via Nazionale la guida dell'organismo sovranazionale incaricato di riscrivere le regole di quello che l'allora presidente francese, Nicholas Sarkozy, ebbe a descrivere come il casinò a cielo aperto della finanza globale, un incarico in cui profuse tutte le sue energie e che lo portò a scontrarsi a muso duro con gli allora vertici delle Investment Banks e delle banche più o meno globali, inclusi i suoi ex datori di lavoro di Goldman.

Dopo quelle battaglie epiche, si trovò proiettato al vertice della BCE, venendo sostituito alla guida della Banca d'Italia da Vincenzo Visco, un uomo che si era distinto perlopiù in un ruolo di guida dell'ufficio Studi di Via Nazionale e che non ha brillato per decisionismo e incisività nelle prove a cui è stato chiamato come Governatore, anche se le regole del gioco sono davvero farraginose come lui sostiene.

Cosa dirà Draghi domani è difficile dirlo, mentre è sicuro che proseguirà nel Quantitative Easing, forse pretendendo che le banche non trattengano come finora hanno fatto il mare di liquidità proveniente da Francoforte e ne passino qualcosa anche a imprese e famiglie e chissà che sia "la volta buona"!

martedì 1 marzo 2016

Il G20 offre una camomilla ai mercati nervosi


Come era largamente prevedibile, la riunione di due giorni del gruppo dei venti paesi più industrializzati del pianeta si è chiusa con una serie di auspici difficilmente misurabili e  tantomeno quantificabili in merito ad un sostegno della domanda nei rispettivi paesi che andrebbe ad affiancarsi slle ondate di liquidità originate dalle banche centrali più importanti del mondo sviluppato, con la differenza che le seconde sono illustrate analaiticamente nei comunicati dei banchieri centrali, mentre le prime sono del tutto nebulose e affidate alla conferma dei parlamenti e, nel caso dei paesi membri dell?unione europea, al placet della Commissione basata a Bruxelles.

Sulla cosa che conta davvero, cioé la Cina, bisogna andare a leggere tra le righe del comunicato ufficiale, perché non c'è molto che si possa fare di fronte al maxi esodo di capitali dall'un tempo impero celeste, né si può immaginare un freno efficace a quella svalutazione competitiva prossima ventura dello yuan che le autorità monetarie e, soprattutto, il governo di Pechino stanno per mettere in atto anche in risposta alle intervenute svalutazioni altrettanto competitive messe in atto dai principali concorrenti, area dell'euro in particolare.

Ma i nodi veri della economia cinese nel comuniato non vengono affrontati neanche di striscio, anche perché non si sa quanto si può fare contro il livello mostruoso dell'indebitamento delle imprese, contro il conseguente stato  disastroso dei conti delle banche, anche tenendo conto dell'incapienza dei conti pubblici rispetto alle necessarie maxi misure di stimolo dell'economia cinese necessarie per sostituire con la domanda interna il calo sempre più evidente delle esportazioni, questo ultimo mal comune ma non mezzo gaudio delle altre economie concorrenti.

E' vero che si trattava di un consesso dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei venti e non di una riunione dei capi di Stato e di Governo, ma questo non giustifica la sottovalutazione dei problemi delle banche più o meno globali, della deicatissima questione dei cambi tra le principali valute e, come si diceva sopra, di quella vera e propria bomba rappresentata dalla rallentante prima economia del pianeta in termini di crescita e seconda in termini di PIL, non considerando l'aggregato dell'Unione europea come un'unica realtà statuale!