mercoledì 22 ottobre 2008

Draghi ed i banchieri italiani naufraghi nella tempesta perfetta!


La decisione della presidentessa argentina Cristina Kirchner di nazionalizzazionare i fondi pensione privati ha provocato un tonfo della borsa di Buenos Aires che ha perso ieri il 10 per cento rispetto alla chiusura di lunedì, un ribasso che ha amplificato le perdite subite, sempre ieri, dai tre principali listini statunitensi e dalla quasi totalità delle borse europee, con la eccezione di quella di Parigi largamente influenzata dall’iniezione di 10 miliardi di fondi statali nelle principali banche francesi.

Non pago di aver portato i tassi ufficiali di interesse statunitensi a livelli nominali infimi e largamente negativi ove espressi in termini reali (ma non quelli interbancari che sono ancora multipli di quelli ufficiali), aver aperto la più grande discarica al mondo per ospitare tonnellate di titoli tossici, aver inondato il mercato di liquidità, contribuito al salvataggio di alcune banche ed al fallimento di altre, di essere divenuto il maggiore acquirente di quelle Commercial Papers che nessuno oramai vuole più, ieri l’ineffabile presidente della Federal Reserve, Bernspan, ha reso noto urbi et orbi di aver deciso di acquistare dai traballanti fondi pensione statunitensi carta a breve per 540 miliardi di dollari, più o meno quanto è stato ritirato dai terrorizzati sottoscrittori nelle ultime settimane.

Le due decisioni sopra descritte hanno, al di là della più che evidente, per fortuna della ex first lady divenuta presidentessa, diversità dei due personaggi, un minimo comune denominatore nazionalizzatore e statalizzatore, in realtà una molto panicata risposta al panico dei risparmiatori/investitori destinatari per oltre un anno di messaggi rassicuranti da parte del trio più noto del momento, Bush-Paulson-Bernspan, e da qualche settimana letteralmente alluvionati di messaggi da fine del mondo lanciati al di qua ed al di là dell’Oceano Atlantico, messaggi amplificati da media altrettanto embedded nel compiere questa operazione di quanto lo erano in precedenza nel collaborare attivamente all’opera più massiccia di pompieraggio mai verificatasi dal secondo dopoguerra.

A questi e ad altri scherzi ci abituerà, peraltro, la tempesta perfetta che si appresta a compiere il quindicesimo mese di vita e che ha convinto oramai due terzi dei cittadini statunitensi che la recessione abita già tra di loro, cosa della quale peraltro si erano accorti molto prima degli economisti del Fondo Monetario Internazionale, attualmente più interessati alle gesta amatorie del loro numero uno, l’ex ministro francese delle finanze, Dominique Strauss Kahn, che alle vicende della crisi finanziaria, in quanto non riescono più ad ottenere credito né per acquistare un’auto, né per i normali acquisti più o meno utili, persone che spesso hanno perso la casa o il lavoro e che, in molti casi, li hanno persi entrambi!

Svegliatasi improvvisamente da un lungo sonno determinato dalla aspra guerra sulla governance che ha agitato il suo piano nobile, Mediobanca ha diffuso delle stime da cui emerge che le banche europee hanno fatto molto peggio di quelle a stelle e strisce, bruciando valore per 304 miliardi di euro contro i “soli” 276 volatilizzatisi negli Stati Uniti d’America dalle banche ivi operanti, una constatazione che assomiglia molto a quella che vede i pirati della strada cavarsela in genere molto meglio delle automobili da loro coinvolte nelle loro gesta.

Nel frattempo, anche la Germania vede una banca chiedere aiuto al proprio governo per oltre 5 miliardi di euro, ma è certo che nei prossimi giorni altre ne seguiranno l’esempio, mentre, tanto per fare un po’ di ammuina, Frau Merkel, dopo il Liechtenstein, Montecarlo ed altri paradisi fiscali, ha deciso, insieme ad altri sedici nazioni, di muovere guerra alla Confederazione elevetica, meritevole a suo giudizio di finire sulla black list, al pari di altri stati e statarelli che vedono i maggiori proventi delle loro pubbliche finanze venire da movimenti di capitale legati all’evasione fiscale, al narcotraffico, alla criminalità organizzata e chi più ne ha ne metta.

Fa sempre molto piacere ascoltare le parole del Governatore della Banca d’Italia, peraltro uno dei pochi civil servant italiani ad avere accumulato un esperienza nell’investment banking da entrambe le parti della barricata, in quanto, come direttore generale del Tesoro, ne fu prima privilegiato cliente nella più grande opera di privatizzazione di quanto era privatizzabile nel Belpaese, per poi diventare un pezzo grosso della molto potente ed ancor più preveggente Goldman Sachs, prima di essere chiamato dal per la terza volta ministro dell’Economia a prendere il posto del suo nemico giurato Antonio Fazio.

Nel corso della sua audizione alla apposita commissione del Senato, Draghi ha dovuto ammettere che stiamo per entrare in una recessione di cui è difficile prevedere la durata e che, sino a questo momento, le banche italiane hanno tenuto, il tutto mentre i senatori convenuti ascoltavano in un silenzio di tomba il discorso scritto diligentemente fornito ad ognuno di loro prima che il Governatore iniziasse a leggerlo.

Peccato che nelle stese ore, partecipando ad un convegno della Confindustria in quel di Napoli, il primo ministro, dimenticando per un attimo la querelle con l?europa in generale e Sarkozy in particolare sul pacchetto per l’ambiente, affermava candidamente che, dopo Unicredit Group, anche qualche altra banca italiana avrebbe dovuto procedere ad una ricapitalizzatone, lasciando anche intendere che il Colonnello libico Muhammar Gheddafi non poteva pensare lui a tutto, pagando a pié di lista per gli errori commessi dai banchieri nostrani di ogni ordine e grado.

Come avevo avuto modo di sottolineare nei giorni scorsi, l’ingresso dei libici nella banca con sede a piazza Cordusio, Milano, Italia, non era stato comunicato in alcun modo ai vertici di unicredit Group, anche se forse era noto dalle parti di Piazzetta Cuccia, cosa che emerge chiaramente dalla presa d’atto da parte dei consiglieri di quanto era avvenuto nelle settimane precedenti direttamente sul mercato, ma che, per dovere di ospitalità, già all’assemblea di bilancio si sarebbe provveduto a fare spazio ai consiglieri indicati dall’ingombrante nuovo socio, noto dittatore di un paese che solo da pochi mesi è stato depennato dalla infamante lista dei paesi canaglia, a conferma, se ve ne fosse bisogno, che pecunia non olet!

Ricordo che il video del mio intervento al convegno della UIL sulla crisi finanziaria è presente nella sezione video del sito dell’associazione Free Lance International Press all’indirizzo http://www.flipnews.org/ mentre gli atti del convegno sono esportabili dal sito http://www.uil.it/ nella sezione del dipartimento di politica economica.