venerdì 27 gennaio 2017

Gli USA e la terza ondata della Tempesta Perfetta


Solo l'insediamento in mondovisione del quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, e i primi atti della sua amministrazione che fanno capire che quelle pronunciate in campagna elettorale non erano assolutamente promesse da marinaio hanno consentito all'indice Dow Jones Industrial, dopo una melina durata settimane in cui l'indice non schiattava e non moriva, di superare quella soglia psicologica e record storico dei 20 mila punti e le cronache dicono che in questo balzo un ruolo determinante lo hanno avuto quelle banche a stelle e strisce, ma anche le banche globali con sede in altri paesi che negli USA operano e alla grande, forti della promessa di Donald di eliminare quella normativa vincolistica (il Dudd-franck Act) fortemente voluta da Barack Obama e che era stata ideata per evitare un ripetersi del disastro della finanza più o meno strutturata messa clamorosamente in luce, a partire dall'agosto del 2007, dalla prima e rovinosa ondata della Tempesta Perfetta.

Pur essendo imperfetto e non andando alla radice del problema, il provvedimento citato imponeva un tetto sull'utilizzo dei depositi alle ex Investment Banks per operare nella finanza, anche perché nessuno sa quanto e se sia stato abolito l'andazzo di impacchettare parti dell'attivo, in particolare mutui residenziali e non, prestiti, carte di credito revolving e prestiti personali, proprio quelle voci che giocarono, a partire dal mutui subprime, un ruolo fondamentale nelle vicende che portarono tra il 2007 e il 2010 le banche di investimento statunitensi, e quelle commerciali, sull'orlo del fallimento, dal quale vennero salvate solo grazie alla trasformazione delle sedi regionali del sistema della Riserva Federale in ampie discariche dei titoli della finanza strutturata, un giochetto che costò migliaia di miliardi di dollari dei contribuenti e che negli ultimi anni ha recuperato un centinaio di miliardi attraverso multe pagate da banche a stelle e strisce, società di rating e banche globali operanti negli USA.

Ai più distratti tra i miei lettori, vorrei ricordare come funzionava il meccanismo che ha portato al collasso e quasi alla bancarotta il sistema finanziario statunitense durante la prima fase della Tempesta Perfetta, un meccanismo che vedeva delle società finanziarie mettere insieme forsennatamente titolo rappresentativi di pacchetti di mutui spesso spazzatura e altre attività e, ottenuta la Tripla A dalle compiacenti e multate società di rating (Moody's ha accettato di pagare poco meno di un miliardo di dollari, mentre per Standard and Poor's si è ancora in attesa dell'accordo), titoli che venivano venduti alle banche con una clausola che avrebbe previsto il riacquisto da parte delle finanziarie in presenza di una percentuale di default bassissima, riacquisto che non riavente perché in una sola settimana chiesero la protezione tutte o quasi queste finanziarie, lasciando il cerino (parliamo di migliaia se non di decine di migliaia di miliardi di dollari) nelle mani di banche che erano a quel punto tecnicamente fallite!

E' questo quello che venne definito il casinò a cielo aperto della finanza e questa definizione la pastori l'allora presidente della Repubblica francese, Nicholas Sarkozy, di fronte ad una abbacchiatissima, Angela Merkel, ma non è la sede questa per parlare dei comportamenti dei leader mondiali e dei banchieri centrali dell'epoca, se non per dire che è in questa fase che Mario Draghi conquistò sul campo i galloni di Presidente della Banca Centrale Europea.

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