martedì 31 gennaio 2017

La BCE chiede piani sugli NPL's alle banche italiane entro febbraio


Il crollo del titolo di Unicredit di ieri in borsa (-5,5 per cento) ha due ragioni che poi sono la stessa, in quanto il gruppo creditizio globale italiano ha presentato il prospetto per l'aumento di capitale e, insieme, la perdita di esercizio per il 2016 pari a 12 miliardi di euro e interamente dovuta alla maxi operazione di pulizia del bilancio dai Non Performing Loans per svariate decine di miliardi di euro nominali che ha portato ad una perdita nel quarto trimestre per 11,8 miliardi, ma la seconda ragione è data dalla richiesta perentoria della Vigilanza BCE a tutte le banche italiane vigilate di presentare entro febbraio piani per il rientro da un livello di NPL's che la Nouy e i suoi colleghi giudicano evidentemente ancora eccessivi nonostante le numerose operazioni di alleggerimento effettuate in questi ultimi tempi (da quando è operativa la Vigilanza BCE e precisamente dal mese di giugno del 2014, momento in cui si sono fatti difficili e molto agitati i sonni di presidenti e amministratori delegati delle quindici banche vigilate direttamente dall'organismo costituito presso la BCE, fra poco ridotte a tredici per opera delle fusioni avvenute o allo studio: Banco Popolare-Banca Popolare di Milano in Banco BPM e, a breve, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca in Banca delle Venezie).

Il fatto che la missiva della Nouy sia stata indirizzata anche a banche come la Banca Popolare dell'Emilia Romagna o a Banca UBI, che presentano volumi di NPL's ben lontani, sia in valori assoluti che in termini relativi, da quelli del Monte dei Paschi, pre operazione di azzeramento effettuata in sede di aumento di capitale ora garantito dallo Stato, o di Unicredit, e analoga richiesta è stata presentata anche all'iper patrimonializzata Banca Intesa e alle altre banche sorvegliate, segno che la Nouy sta pensando ad una soluzione finale che, in un certo lasso di tempo, dovrebbe portare il livello delle sofferenze lorde, se non proprio quello dei crediti incagliati - gli NPL's appunto - al livello della media degli altri diciotto paesi dell'Eurozona, sistema Italia, ovviamente e accuratamente, escluso.

Se qualcuno nutrisse dei dubbi in tal senso, basterebbe la lettura di una delle rare interviste concesse dal mastino dei conti delle banche dell'area dell'euro, quelle ovviamente di maggiori dimensioni, Daniele Nouy appunto a Sonia Mastrobuoni de La Repubblica, un'intervista lunghissima nella quale dice tutto quello che lei e i suoi colleghi faranno non nei prossimi anni ma nei prossimi mesi e la missiva ultimativa rivolta alle quattordici banche italiane ne è un esempio altamente esplicativo.

Ho pubblicato sul mio profilo Facebook la versione integrale dell'intervista, ma tornerò a breve sull'argomento, in particolare sul diverso trattamento riservato a Deutsche Bank e all'intero sistema bancario tedesco rispetto a quello adottato sin dall'inizio alle banche italiane e ricordo che solo Unicredit e Bnaca carine hanno ammesso di aver ricevuto la letterina spedita direttamente dal venticinquesimo piano del grattacielo di Francoforte che ospita la sede centrale della Banca Centrale Europea.

3 commenti:

privote lai ha detto...

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